Giovedì 30 Maggio 2024

Caso Yara, l'avvocatessa Gazzetti: "Troppe divergenze, costretta a lasciare per il bene di Bossetti"

L'intervista all'avvocato che aveva curato gli interessi del muratore di Mapello fin dal fermo del 16 giugno di Michele Andreucci e Gabriele Moroni

ROTTURA Silvia Gazzetti rimette il mandato difensivo per attriti con il collega Claudio Salvagni

ROTTURA Silvia Gazzetti rimette il mandato difensivo per attriti con il collega Claudio Salvagni

Bergamo, 6 dicembre 2014 - Rottura del fronte difensivo di Massimo Giuseppe Bossetti, in carcere per l’omicidio di Yara Gambirasio: Silvia Gazzetti, il legale bergamasco vicino a Bossetti fin dal momento del fermo, il 16 giugno, rimette il mandato difensivo dopo, annuncia uno stringatissimo comunicato, avere «preso atto delle inconcibiliabili posizioni» con il codifensore, l’avvocato comasco Claudio Salvagni.

Avvocato Gazzetti, cosa l’ha portata a questa decisione?

«Non ho molto da aggiungere al comunicato. Si era arrivati a un punto in cui erano troppe le divergenze. Divergenze insanabili. Non era più possibile proseguire, nella prospettiva di un processo di questo calibro e di quanto può rischiare la persona indagata. Una difesa non più coesa non avrebbe fatto l’interesse di Bossetti. Ho optato per la decisione migliore. Con molto dispiacere».

Quali di queste divergenze si sono rivelate più insuperabili di altre?

«Era tutto l’insieme difensivo. Niente di particolare e niente di personale. Si trattava di scelte strategiche, della impossibilità di mantenere una linea comune».

Rimane convinta dell’innocenza di Bossetti?

«Assolutamente sì. L’ho sempre difeso e sono sempre stata convinta della sua estraneità a questa orribile vicenda. Dismetto il mandato, non la mia convizione nell’innocenza di Bossetti».

Gli ha comunicato la sua decisione?

«Abbiamo parlato. Ho spiegato le mie motivazioni. Era amareggiato, l’amarezza era reciproca, ma le ragioni sono state capite».

C’è un momento particolare che ricorda di questi sei mesi?

«La prima volta che ho incontrato Bossetti in una camera di sicurezza della caserma di Bergamo. Ho visto un uomo smarrito, che non aveva contezza di quello che stava accadendo. Mi sono subito resa conto della sua estraneità».

Asciutto il commento di Salvagni: «Sono decisioni che rispetto senza aggiungere alcun commento. Personalmente la ringrazio per l’attività che ha prestato fin qui».

Si sarebbe consumato lentamente e altrettanto inesorabilmente il contrasto fra Silvia Gazzetti, indicata d’ufficio e confermata poi di fiducia dall’indagato, e Claudio Salvagni, designato dalla famiglia del muratore di Mapello. Secondo alcuni rumors, Gazzetti non avrebbe condiviso alcune recenti sortite del collega. Fino a quando i due difensori non si sono ritrovati su posizioni inconciliabili e lo hanno comunicato al loro assistito.