Lunedì 15 Aprile 2024

Strage ad Altavilla Milicia, fermata la figlia superstite: ha confessato di aver preso parte al massacro. “Mia madre e i miei fratelli posseduti”

La 17enne avrebbe raccontato nei dettagli le torture e l’agonia delle vittime. “C’erano demoni in casa”. E’ indagata dalla procura dei minori per concorso in omicidio e occultamento di cadavere. In carcere c’è il padre insieme a un’altra coppia di Palermo, secondo i pm presenti nella casa al momento del triplice delitto

Palermo, 16 febbraio 2024 - Svolta nella strage familiare ad Altavilla Milicia. L’unica figlia superstite, che Giovanni Barreca avrebbe risparmiato al massacro compiuto verso la moglie e gli altri due figli, è stata fermata per concorso in omicidio e occultamento di cadavere. “La figlia primogenita 17enne ha partecipato alle torture dei riti di purificazione. Ho trasmesso gli atti alla procura per i minorenni che ha competenza”, ha detto il procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio durante la conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli del triplice omicidio in provincia di Palermo in cui sono stati torturati e uccisi Antonella Salamone e i figli Kevin ed Emanuel, di 16 e 5 anni. 

Strage familiare a Altavilla Milicia. Nel riquadro Giovanni Barreca
Strage familiare a Altavilla Milicia. Nel riquadro Giovanni Barreca

La ragazza avrebbe confessato il suo "pieno coinvolgimento" nei fatti. Interrogata in presenza del suo avvocato, ha fornito un "resoconto agghiacciante, anche rispetto al suo contributo personale", di quanto avvenuto nella casa di Altavilla, si legge in una nota della procura. Ha raccontato delle "torture subite dalla madre e dei fratelli, delle loro atroci sofferenze e dell'agonia fino alla morte", del modo in cui è stato dato fuoco al corpo della madre e di come hanno sepolto i resti.

Per la strage sono in carcere Giovanni Barreca, padre e marito delle vittime, e una coppia di Palermo, Sabrina Fina e Massimo Carandente. La minore è stata sottoposta a fermo e oggi il gip ha convalidato il provvedimento, stabilendo la detenzione in carcere. Secondo i riscontri delle indagini, avrebbero agito spinti dal folle convincimento di liberare la casa dal demonio. Dietro a questa terribile vicenda, l’ombra di una setta

“C’erano demoni in casa, mia madre e mio fratello posseduti”

"La ragazza ha partecipato a una serie di riti di purificazione che in concreto hanno riguardato la tortura alla madre e al fratello", ha detto il procuratore che poi, a chi le domandava lo stato d'animo della ragazza, ha detto che "emotivamente il suo turbamento è profondo. E' una ragazza di non comune intelligenza e sensibilità". 

La minore avrebbe detto che già da anni c'erano dei “demoni” in casa e che per colpa dei diavoli erano accadute delle cose negative alla sua famiglia: perciò avevano avuto la necessità di scacciarli dalla madre e dal fratello 16enne molto legato alla donna e quindi posseduto dalle stesse figure demoniache.

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I due coniugi arrestati erano presenti nella casa

Sabrina Fina e Massimo Carandente “erano presenti al momento del triplice omicidio nella villetta di Altavilla Milicia", ha aggiunto Manfredi Lanza, sostituto procuratore. "Aspettiamo l'esito dell'autopsia di Antonella Salamone - ha sottolineato invece Cartosio - quindi al momento non conosciamo esattamente le cause della morte. Possiamo però dire che la morte delle tre vittime è stata causata da comportamenti messi in atto da Barreca e dai due coniugi palermitani che per giorni hanno operato nella villetta", ha concluso. 

"Vedere quei corpi uno strazio”

"E' una terribile tragedia, quando ci siamo trovati lì è stato uno strazio. Vedere i corpi in quelle condizioni è stato un dramma. Non c'è alcun motivo di enfatizzare quanto è successo. Il padre è un soggetto che da anni vive un delirio mistico dominato da una fanatica religiosità. Che pesa molto sui figli", sono ancora le parole drammatiche del procuratore.

"E' una vicenda che ha particolarmente colpito noi carabinieri dal punto di vista umano ed emotivo", ha aggiunto il comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, generale di brigata Luciano Magrini. "Abbiamo messo sul terreno le migliori risorse per una perfetta ricostruzione della vicenda e fornire all'autorità giudiziaria un quadro il più completo possibile", ha concluso.