Quotidiano Nazionale logo
quotidiano nazionale
12 ott 2021
ludovica passeri
Cronaca
12 ott 2021

Accoglienza afghani: 3mila posti in più, ma il sistema è da riformare

Il Governo amplia la rete di accoglienza degli enti locali. Per Anci è un importante passo avanti, ma Filippo Miraglia (Arci) denuncia: "Bisogna fare di più e superare il regime emergenziale"

 

12 ott 2021
ludovica passeri
Cronaca
featured image
Profughe afghane
featured image
Profughe afghane

Alla vigilia della riunione straordinaria del G20 sull’ Afghanistan , fortemente voluta dal Presidente del Consiglio Mario Draghi , l'Italia ha rafforzato la rete d’accoglienza gestita dagli enti locali (SAI) con un ampliamento da 3mila posti . Un solo obiettivo: garantire ai profughi afghani un efficace percorso di integrazione.
Il decreto , che ha messo in moto la macchina, è stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale. «È arrivato con un po’ di ritardo, ma le nostre richieste sono state ascoltate» , confessa Matteo Biffoni , delegato dell’Anci all’immigrazione e primo cittadino di Prato. Ora che i soldi ci sono, la palla passa agli amministratori locali. In molti casi, gli appartamenti sono già stati individuati: con l’aggiornamento dei progetti esistenti e la realizzazione di nuovi, l'Anci assicura che si potrà procedere rapidamente senza impaludarsi nella burocrazia. Biffoni è ottimista . «Se lo sono», spiega, «è perché ho potuto constatare che c’è la volontà di collaborare da parte dei sindaci delle più diverse sensibilità politiche».
La necessità di operare qualche aggiustamento è emersa a settembre, quando, terminato l'isolamento cautelativo, i profughi hanno cominciato ad abbandonare i Covid hotel e a muovere i primi passi. Delle 4900 persone evacuate solo 600 hanno trovato posto negli alloggi messi a disposizione dai Comuni, riconosciuti come la soluzione più idonea per fare buona integrazione.  La rete SAI, del resto, si fonda sull’idea di portare piccoli gruppi nel cuore delle comunità , in armonia con i servizi del territorio . Un modello rodato di sinergia tra terzo settore ed enti locali , che, se ben ingranato, consente di raggiungere l’obiettivo dell’autonomia in tempi relativamente brevi.


Per rimediare alla mancanza di posti nel SAI, è stato fatto largamente ricorso ai Centri di accoglienza straordinaria , i cosiddetti CAS che, però, non garantiscono lo stesso accompagnamento. Anche per questo, all'indomani della pubblicazione del testo, si sono levate alcune voci critiche. Per molti, non è solo questione di tamponare le situazioni di difficoltà. La crisi attuale rappresenta, anche a livello più strutturale,  «un’occasione per riequilibrare il sistema, che, al momento, è troppo sbilanciato sulla gestione in emergenza» . A sottolinearlo è il responsabile immigrazione di Arci e portavoce del Tavolo Asilo, Filippo Miraglia , che non esita a definire  “deludente” il decreto. Le aspettative di un incremento sostanziale – erano attese 8mila unità –  si sono scontrate, secondo Miraglia, con la scelta di utilizzare "risorse risparmiate" e di non fare uno sforzo ulteriore: "il numero di posti previsto non basta neanche per gli afghani, così si perpetua quella che è una anomalia. I CAS, coordinati dalle Prefetture, dovevano sparire, ma, senza investimenti significativi sui SAI, continueranno ad essere prevalenti" , aggiunge.
È vero, quello dei 3mila posti va inteso come un primo passaggio , a cui seguiranno nuovi interventi, ma l'accoglienza dei profughi afghani ha mobilitato la società civile, toccando corde profonde. I tempi sembrano maturi per una riflessione più ampia su come correggere i difetti del sistema e andare oltre il regime straordinario.

 

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?