13 mag 2022

A giugno il secondo round, guida ai referendum

I promotori un po’ ci sperano: grazie all’election day il traguardo del quorum appare un po’ meno distante. Anche se, secondo gli ultimi sondaggi, solo il 30 % degli italiani – e forse anche meno – saprebbe dell’esistenza dei referendum. "Lottiamo a mani nude", ha ammesso Matteo Salvini (nella foto) che la scorsa estate mobilitò la Lega per supportare i radicali nella raccolta delle firme. Ma su cosa siamo chiamati ad esprimerci il 12 giugno, sempre che l’approvazione della riforma sull’ordinamento giudiziario non arrivi prima di questa data e faccia (forse) decadere due dei cinque quesiti?

Prima di tutto sulla separazione delle carriere. Si cancella il passaggio nel corso dell’attività lavorativa dalla funzione di giudice a quella di pm. Oggi si può fare per quattro volte, ma già con la riforma Cartabia diventa possibile solo una. Il secondo, punta a cancellare il decreto Severino sull’incandidabilità e decadenza di chi ha una condanna che supera i due anni. La regola vale anche per gli amministratori locali. Il terzo, invece, riguarda la custodia cautelare: i presupposti della carcerazione preventiva vengono ristretti al solo pericolo di fuga. La custodia cautelare non sarà confermata neanche per il reato di finanziamento pubblico dei partiti.

Il quarto si occupa del sistema di elezione del Csm: viene cancellato l’obbligo, per chi decide di candidarsi, di essere sostenuto da un elenco di "presentatori" che possono andare da un minimo di 25 a un massimo di 50. L’ultimo riguarda le pagelle alle toghe: la consultazione introduce il diritto di voto degli avvocati nei consigli giudiziari.

Nel caso fosse approvata la riforma al Senato, potrebbe cadere il quesito sull’elezione del Csm (la nuova legge non prevede più la raccolta di firme) mentre meno scontato appare il destino del quesito sulla separazione delle carriere: l’articolo 12 del ddl riduce i passaggi ad uno, con alcune eccezioni. E si tratta di una norma immediatamente precettiva, esclusa dalla delega al Governo.

Spetta alla Cassazione, dunque, decidere se sul punto la consultazione si terrà o no. A sentire gli esperti, è probabile che la Suprema corte, visti i suoi orientamenti degli ultimi anni, confermi "comunque" lo svolgimento dei referendum, con grande gioia di Salvini. Schierati con la Lega per il sì Forza Italia e Italia viva, netti sul no i Cinquestelle. Diviso il Pd: ne parlerà martedì in direzione. La Meloni ne appoggia 3 (dice no a quello sulla Severino e a quello sulla custodia cautelare).

Antonella Coppari

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?