Se l’appetito vien mangiando, l’antipasto umbro ha mosso l’acquolina di Matteo Salvini. Il boccone è l’Emilia-Romagna. Che è contendibile, come ha ammesso a più riprese il governatore uscente, Stefano Bonaccini, per dare la sveglia ai suoi. Umbria ed Emilia-Romagna sono due territori molto diversi, diversa è la situazione politica ed economica: di là un’economia sofferente, di qua la seconda manifattura d’Italia, tra le prime in Europa. Di là un’amministrazione Pd colpita dagli scandali e molti Comuni già passati negli anni al centrodestra, di qua la presa di Ferrara e Forlì e l’ottimo risultato della Lega alle europee, ma compensato, per il Pd, dai risultati delle amministrative.

Di là sondaggi che davano la vittoria alla Lega con grande distacco, di qua, sondaggi per entrambi sul filo di lana. Il voto umbro, però, qualcosa insegna per diversi motivi. Il primo: molti elettori grillini hanno votato Lega o sono rimasti a casa perché indisposti verso un alleato che fino al giorno prima, sul territorio, era l’opposizione da battere. Varrà anche in Emilia-Romagna? Anche se i grillini andranno da soli non è detto sia sufficiente a serrare i voti potenzialmente in libera uscita. Di certo non è un bell’esempio la deflagrazione della giunta 5 Stelle di Imola con le dimissioni della sindaca e il contorno di accuse e controaccuse tra (ormai) ex amici.

La seconda lezione riguarda i flussi elettorali: l’Umbria ha confermato che più il voto viene interpretato come un voto politico, più Lega e centrodestra godono. Non c’è dubbio che sia così anche in Emilia: lo dimostrano le strategie elettorali. Bonaccini, per esempio, è consapevole del credito che gode, da sinistra a destra, nel mondo dell’impresa e del lavoro e dei risultati brillanti dell’economia emiliana e romagnola. La guastafeste si chiama legge di stabilità: in Emilia-Romagna si vota il 26 gennaio, a manovra approvata. Il menu sarebbe un boccone amaro e indigesto.

La terza lezione riguarda peso e potenza dei candidati. Lucia Borgonzoni è sostenuta dalla forza di Salvini, perduta al Papeete e ritrovata con il voto popolare in Umbria. Bonaccini, al contrario, sembra poter contare solo sulla propria leadership, tanto il Pd appare avviluppato su stesso. Salvini ha già fissato il PalaDozza di Bologna per un grande evento, il 14 novembre, che segnerà il via alla campagna d’Emilia. Bonaccini sta battendo la regione in lungo e in largo, ma appare solo. Vista la malinconica foto di Narni, forse per il governatore è meglio così.