Di Lorenzo Bianchi

I confini della Russia sono definitivamente chiusi per il presidente del Parlamento europeo David Sassoli e per altri sette cittadini della Ue. E’ la risposta alle sanzioni europee del 22 marzo inflitte alla Federazione russa per la repressione dei dissidenti e degli esponenti del movimento “Lgbt” in Cecenia. Oltre a Sassoli ora sono viaggiatori indesiderati  Vera Jourova, vice presidente della Commissione Ue per i valori e la trasparenza, Ivars Abolins, presidente del Consiglio nazionale della Lettonia per i media elettronici, Maris Baltin, direttore del Centro statale per il linguaggio della Lettonia, Jacques Maire, membro della delegazione della Francia all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, Jorg Raupach, capo della procura di Berlino, Osa Scott, capo del laboratorio di chimica, biologia, radiazioni e sicurezza nucleare dell’istituto di ricerca di difesa della Svezia e Ilmar Tomusk, capo del dipartimento per il linguaggio dell’Estonia. Il gelo fra Mosca e Bruxelles è calato dopo l’arresto e la condanna di Aleksey Naval’ny j a due anni e 8 mesi di lavori forzati in una colonia penale. Il dissidente è riapparso il 29 aprile in teleconferenza per l’appello contro il verdetto che  il 20 febbraio lo aveva condannato a 850 mila rubli di multa (9500 euro) perché su Twitter e su Telegram aveva definito “traditore” Ignat Artyomenko, un reduce della seconda guerra mondiale. In un’intervista al canale televisivo satellitare pubblico “RT” il veterano aveva difeso gli emendamenti alla Costituzione che consentiranno a Putin di restare al vertice dello stato fino al 2036. L’udienza del 29 aprile ha aperto al dissidente una breve finestra di comunicazione:  “Mi sono guardato, sembro uno scheletro. Ieri mi hanno portato a una sauna per farmi lavare in modo che oggi potessi sembrare decente, come quando ero in terza media”. Il blogger sostiene di pesare 72 chili. La moglie Yulja, Yuljasha per il marito, ha tentato di consolarlo: “Stai meglio ora che quando ne pesavi 74”.  Naval’nyj ha raccontato il suo lento riemergere dallo sciopero della fame: “Ieri ho mangiato 4 cucchiai di kasha, oggi 5 e domani 6. Quando arriverò a 10 sarà una svolta. Da oggi dovrei aggiungere 60 grammi di carota cruda e dovrei consumare 570 calorie”. Il dissidente non si è fatto sfuggire l’occasione per una frecciata a Vladimir Putin: “Il re nudo e ladro vuole governare fino alla fine … se rimarrà, dopo un decennio perso, verrà una decade rubata”.

 

Il 29 aprile il team dei collaboratori di Naval’nyj ha deciso di sciogliere tutti gli uffici regionali del movimento. Leonid Volkov, capo dello staff del dissidente, ha spiegato che l’inserimento nell’elenco delle “organizzazioni  estremiste” farebbe scattare la responsabilità penale di chiunque lavorasse o si offrisse volontario per gli uffici di Navalny. Il giorno dopo, il 30, l’ ente per il controllo finanziario “Rosfinformonitoring” ha inserito la Fondazione anticorruzione, in sigla FBK, e il Fondo per la protezione dei diritti dei cittadini, il cui acronimo è FZPG,  nella lista delle “organizzazioni estremiste”. Secondo il giornale “Moscow Times” nello stesso elenco sono stati inclusi a suo tempo al – Qaida, i Talebani e il sedicente Califfato Islamico.  La Procura aveva chiesto al tribunale competente di equiparare le organizzazioni che fanno capo a Naval’nyj a “enti estremisti”. I dirigenti rischierebbero dieci anni di carcere, sei i dipendenti, otto i volontari e i finanziatori, anche con micro donazioni. Potrebbe finire davanti ai giudici perfino chi ha condiviso (per lo più sui social)  loghi, simboli e contenuti a meno che non li cancelli. Ai condannati e ai loro parenti le banche bloccheranno i conti correnti. I mass media che dovessero riportare le informazioni prodotte dalle organizzazioni per le quali Naval’nyj è un punto di riferimento dovranno specificare l’origine “estremista” per non essere trascinati a loro volta in tribunale.

Il 25 aprile Aleksej Naval’nyj dopo 24 giorni di astensione dal cibo aveva ascoltato le implorazioni dei suoi medici. “Il 20 aprile – hanno scritto  – il nostro paziente è stato trasferito nell’ospedale civile di Vladimir e ha avuto accesso a qualcosa che assomiglia a una valutazione indipendente”. Yaroslav Ashkhimin, un cardiologo che controlla le condizioni di salute dell’avversario più popolare di Vladimir Putin  è convinto che il dissidente possa “morire in qualsiasi momento per una aritmia”. “Il fine settimana (17 e 18 aprile ndr.) – ha ammesso Naval’nyj – è stato piuttosto brutto,mi hanno trasferito al reparto ospedaliero di un’altra colonia penale, ma per cinque minuti ho potuto parlare con il mio avvocato”. Olga Mikhailova, la legale, racconta su Twitter che il suo assistito è molto debole: “Gli è difficile parlare e stare seduto”. Naval’nyj ora è solo in una stanza dell’ospedale specializzato nella cura della tubercolosi all’interno della colonia penale Ik-3 di Vladimir. Ashkhimin analizza i dati: “Avere livelli di potassio nel sangue superiori a a 6,0 millimole per litro richiede un trattamento immediato”. Quelli di Naval’nyj sono a 7,1. “Questo significa sia una funzione renale compromessa, sia che gravi problemi  di ritmo cardiaco possono accadere in qualsiasi momento”,  chiosa su Twitter il medico personale del blogger Anastasia Vasilyeva”. Juilia Navalnaja ha visitato il marito il 13 aprile. “Fa fatica a parlare – ha raccontato in un post su “Instagram” – a volte attacca il ricevitore che ci permette di comunicare attraverso un vetro e si sdraia su un tavolo per riposare. E’ molto dimagrito. E’ alto un metro e novanta e pesa 76 chili (erano 93 quando fu arrestato e 85 il 31 marzo ndr). Non ho mai visto la pelle così tirata sul cranio, ma so che non si arrenderà”.

Il 21 aprile l’ondata delle proteste per la liberazione di Aleksej Naval’nyj aveva imboccato una fase calante. Rispetto a gennaio tutte le cifre erano più modeste, sia quelle di chi era sceso in piazza nelle città russe, sia, in proporzione quasi matematica, quelle degli arresti, 412 in 61 località secondo le stime dell’organizzazione non governativa “Ovd-info”. Per il ministero dell’interno mercoledì 21 aprile a Mosca hanno sfilato 6000 persone (nella foto) e 4500 a San Pietroburgo. Gli organizzatori sostengono invece che nella capitale i dimostranti sarebbero stati decine di migliaia. A Ekaterinburg, la quarta città del Paese, la polizia sostiene che i partecipanti ai cortei sono stati 5000,  mentre gli uffici locali di Naval’nji stimano che fossero 13.500.   Aleksej Lipster uno degli avvocati che hanno potuto visitare Naval’nji in carcere,  ha confermato che il Servizio Penitenziario Federale, lo Fsin, continua a impedire la visita di un medico di fiducia. La reputazione dell’ospedale interno della colonia Ik-3 è da incubo. Al sito “Meduza”, vicino all’opposizione e inserito venerdì 23 aprile nella lista degli “agenti stranieri”,  un ex detenuto ha raccontato che i pazienti che protestano per le condizioni della loro prigionia vengono picchiati e legati ai letti per molti giorni. Dmitry Mudrichenko , già ospite della struttura, ha rivelato al canale televisivo “Vot.tak.” che i degenti vengono pestati “per il minimo misfatto o errore involontario” e che in ogni cella sono ammassati da cinque a otto detenuti ai quali durante il giorno è vietato appoggiarsi ai letti e andare in bagno da soli. A volte vengono fatte eccezioni per circa un’ora e mezza. I carcerati l’hanno ribattezzata <ora tranquilla>. Il sito  “Giornaliera tempesta” nel 2018 ha pubblicato la notizia che i reclusi che collaborano con l’amministrazione torturano i loro compagni di sventura con scosse elettriche per rieducarli o per convincerli a fornire notizie utili a indagini in corso.

Come al solito in vista del 21 aprile il potere ha usato ogni mezzo di dissuasione. A Mosca è stata fermata sulla soglia della sua  nella sua abitazione Kira Yarmish, la portavoce di Naval’nyj.  Stava andando in un negozio nell’ora nella quale, di mattina, le è consentito uscire di casa. E’ stata accusata di aver promosso una manifestazione non autorizzata, benché sia già agli arresti domiciliari e  abbia internet bloccata. Le manette sono scattate anche ai polsi di Ljubov Sobol, l’avvocata della Fondazione anticorruzione “Fbk”.   Tutte le manifestazioni del 21 aprile per il rilascio di Naval’nyj sono state dichiarate “illegali”. Il Roskomnadzor, l’autorita’ russa per le comunicazioni, ha chiesto ai social network di rimuovere i contenuti che invitavano a partecipare ai cortei di sostegno al dissidente.

 

Poche ore prima che i fan di Naval’nyj scendessero in nelle strade Vladimir Putin aveva sparato ad alzo zero sull’Occidente che si è permesso di criticarlo e di imporgli una raffica di sanzioni. Nel suo discorso annuale alla Duma, la camera bassa, e al Consiglio della Federazione russa riuniti in seduta congiunta ha rispolverato toni da guerra fredda. “Chiunque minacci gli interessi della nostra sicurezza – ha garantito – se ne pentirà  come non ha mai fatto prima. La risposta, sarà <asimmetrica>”. Passando rapidamente dalle dichiarazioni ai fatti, Mosca  ha deciso l’espulsione di altri dieci diplomatici statunitensi. Secondo Putin in Bielorussia  si è verificato un tentativo di “golpe” che prevedeva  un attacco informatico su larga scala e l’uccisione del presidente Aleksander  Lukashenko, “un passo francamente eccessivo” sul quale l’Occidente preferisce “far finta di  nulla”.

Il 15 aprile il fondo anticorruzione “Fbk” ha pubblicato una nuova inchiesta sulla dacia ufficiale più segreta di Putin. La residenza “Dolgiye Borody” si affaccia su un lago vicino alla città di Valdai, nella regione di Novgorod. La circondano 250 ettari di terreno, 150 dei quali sono in uso permanente al servizio federale di protezione “Fso”. Su questo appezzamento sono disseminate piccole case per ospiti, magazzini, garage, hangar. Il resto della proprietà, formalmente registrato a nome della società Praym LLC, secondo “Fbk” appartiene in realtà a Yuri Kovalchuk, primo azionista della banca Rossiya e amico di lunga data del presidente russo. In questa parte della tenuta si trova un complesso termale di 7000 metri quadrati dotato di una criosauna per i trattamenti contro l’invecchiamento. La struttura è in affitto all’amministrazione della Presidenza russa ossia il Cremlino.

Le autorità hanno fatto terra bruciata attorno a Naval’nji. La banca dati allestita per coloro che intendevano partecipare alla grande manifestazione del 21 aprile per sollecitare la sua libertà è stata violata e ora è visibile su internet. Per due tweet il 16 aprile il cameraman di “Fbk” Pavel Zelenski è stato condannato in primo grado a due anni di reclusione dal Tribunale Tushinsky per “incitamento all’estremismo” . Su Twitter il blogger ha descritto così la situazione del suo Paese “Al potere ci sono Stalin e Beria. E’ già tanto se non hanno ancora cominciato le fucilazioni”. Il 24 marzo Olga Mikhailova dopo aver incontrato il suo cliente aveva fatto sapere che da quattro settimane aveva “forti dolori alla schiena”, che “non sentiva più lo stinco della gamba destra”. Il 7 aprile gli avvocati di Naval’nji hanno dichiarato che i medici della colonia per il lavoro forzato gli hanno diagnosticato due ernie del disco. “Aleksej ci ha proibito di parlarne per  non far sembrare che si lamenta” aveva scritto su “Instagram” Yulja Navalnaja, la moglie.

Il 17 marzo, sempre su “Instagram”, il blogger  faceva sfoggio di ironia. “Bisogna riconoscere che il sistema carcerario russo è riuscito a sorprendermi. Non pensavo che si potesse costruire un campo di concentramento a cento chilometri da Mosca”.Il lager è il settore di controllo rafforzato A del carcere IK – 2 di Pokrov, regione di Vladimir, a nord della capitale russa. L’8 marzo Naval’nji riusciva ancora a sorridere della sua detenzione: “Qualcuno ai piani alti ha letto 1984 di Orwell e ha detto, “bello, facciamolo”. Educazione attraverso la disumanizzazione. Ma se prendi tutto con ironia, riesci a sopportarlo”. Appena arrivato lo avevano rasato a zero. Nel “settore speciale A” dovrebbe passare i due anni e 8 mesi di lavori forzati ai quali è stato condannato il 2 febbraio. “Ci sono telecamere dappertutto. Tutti sono monitorati – ha raccontato Navaln’nyj – e alla minima infrazione vengono denunciati. Di notte mi sveglio ogni ora e trovo un uomo accanto al mio letto che dice: sono le due e 30 e il detenuto Naval’nji è al suo posto”. Il 26 febbraio Amnesty International gli aveva revocato la qualifica di “prigioniero di coscienza”. Lo status, ha argomentato Riccardo Noury , portavoce dell’organizzazione per l’Italia, è in contrasto insanabile con un  video del 2007  nel quale il blogger aveva definito “scarafaggi” gli immigrati musulmani dal Caucaso e suggeriva di affrontarli con la pistola.

La procedura giudiziaria era cominciata il 28 dicembre del 2020. Vadim Kobzev aveva ricevuto per sms dal Servizio penitenziario federale l’ingiunzione al suo cliente  di presentarsi entro le nove di mattina del giorno dopo al giudice di sorveglianza che seguiva la sua libertà vigilata per il caso “Yves Rocher”. Secondo l’accusa Aleksej e il fratello Oleg dal 2008 al 2013 avrebbero intascato fondi aziendali di “Yves Rocher Vostok” per oltre 26,7 milioni di rubli (383 mila euro) e della “LLC Multifunctional Processing Company” per più di 4,4 milioni di rubli (63 mila euro). Il 30 dicembre del 2014 Naval’nyj era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per appropriazione indebita con la sospensione della pena e con la concessione della libertà vigilata per 5 anni prorogati di uno. Tre anni dopo la Corte europea per i diritti dell’uomo aveva definito la sentenza “arbitraria e irragionevole”.

Il 2 febbraio il tribunale Simonovski di Mosca ha inflitto  a Aleksey Naval’nyj una condanna a due anni e otto mesi di colonia penale calcolando che aveva già scontato dieci mesi agli arresti domiciliari. Il rappresentante dello “Fsin”, il Servizio federale penitenziario russo,  gli ha contestato la violazione dell’obbligo di presentarsi al giudice di sorveglianza due volte al mese prima e dopo il 20 agosto dell’anno scorso, il giorno nel quale agenti del servizio di intelligence Fsb cosparsero le sue mutande di agente nervino Novichock. “Dopo il 20 agosto ero in coma”, ha ribattuto  Naval’nyj.

Il sei febbraio, mentre era in corso la conferenza stampa congiunta fra il rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera Josep Borrel e  Sergej Lavrov, il ministro degli esteri russo ha fatto consegnare una nota di protesta a tre diplomatici europei, un tedesco, un polacco e uno svedese, decretandone l’espulsione in tempi ravvicinati. Ai tre è stato contestato di aver partecipato il 23 gennaio alle manifestazioni per il rilascio di Aleksey Naval’nyj. Svezia, Polonia e Germania hanno reagito espellendo personale diplomatico russo. Ma l’Unione ha un punto debolissimo. La cancelliera tedesca Angela Merkel non vuole che venga bloccato il gasdotto NorthStream 2, che dovrebbe convogliare la materia prima dalla Russia alla Germania, e ha ribadito che “è necessario rimanere in dialogo con Mosca su tanti temi strategici, a cominciare dalla Bielorussia, anche per porre domande”.  il 2 Marzo il Consiglio dell’Unione europea aveva deciso misure restrittive (divieto di accedere ai Paesi della Ue e congelamento dei  beni) a carico di quattro cittadini russi “responsabili di gravi violazioni dei diritti umani”: Sono Alexander Bastrykin, capo del Comitato investigativo russo, Igor Krasnov, procuratore generale, Viktor Zolotov, numero uno della Guardia nazionale, e Alexander Kalashnikov, direttore del Sistema penitenziario federale.