Di Lorenzo Bianchi

Due anni e sei mesi di lavori forzati in una colonia penale, una condanna che rievoca i tempi dell’ Unione Sovietica. “Hanno accorciato la condanna di un mese e mezzo. Bene!” ha commentato sarcasticamente Aleksey Naval’nji. “La Bibbia dice: beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché Saranno saziati. Non rimpiango di essere tornato”, ha aggiunto, prima di paragonare il presidente russo Vladimir Putin a un Lord Voldemort, il nemico irriducibile di Harry Potter, che vuole “che mi senta tagliato fuori”. Secondo l’agenzia “Tass” il 27 febbraio il dissidente è stato trasferito nella struttura carceraria numero 2 di Pokrov, nella regione di Vladimir, un centinaio di chilometri a nordest di Mosca. Lì passerà un periodo di quarantena. Il giorno prima Amnesty International gli aveva revocato la qualifica di “prigioniero di coscienza”. Lo status, ha fatto argomentato Riccardo Noury , portavoce dell’organizzazione per l’Italia, è in insanabile contrasto con un  video del 2007  nel quale il blogger aveva definito “scarafaggi” gli immigrati musulmani dal Caucaso e suggeriva di affrontarli con la pistola. Negli stessi giorni Zhanna Nemtsov, figlia del vicepremier di Boris Eltsin Boris ucciso  a Mosca il 27 febbraio 2015 con quattro colpi di pistola, ha assegnato a Naval’nji  “per il suo coraggio”. il premio della Fondazione che porta il nome del padre.

Il primo passo del processo che si è concluso con la condanna del dissidente a due anni e mezzo di lavori forzati risale al 28 dicembre del 2020. Vadim Kobzev, il legale del blogger, ha ricevuto per sms dal Servizio penitenziario federale l’ingiunzione al suo cliente di presentarsi entro le nove di mattina del giorno dopo al giudice di sorveglianza che seguiva la sua libertà vigilata per il caso “Yves Rocher”. Secondo l’accusa Aleksej e il fratello Oleg dal 2008 al 2013 avrebbero intascato fondi aziendali di “Yves Rocher Vostok” per oltre 26,7 milioni di rubli (383 mila euro) e della “LLC Multifunctional Processing Company” per più di 4,4 milioni di rubli (63 mila euro). Il 30 dicembre del 2014 Aleksej Naval’nyj era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere per appropriazione indebita con la sospensione della pena e con la concessione della libertà vigilata per 5 anni prorogati di uno. La Corte europea per i diritti dell’uomo nel 2017 ha bollato il verdetto definendolo “arbitrario e irragionevole”. Il 2 febbraio i magistrati russi hanno giudicato Naval’nji colpevole di non aver rispettato le prescrizioni stabilite dalla libertà condizionale. Dalla pena sono stati tolti 8 mesi già scontati agli arresti domiciliari.

Il 20 febbraio, poche ore dopo il primo verdetto Naval’nji  è stato condannato a 850 mila rubli di multa (9500 euro) per aver definito “traditore” su Twitter e su Telegram Ignat Artyomenko, un reduce della seconda guerra mondiale. Sul canale televisivo satellitare pubblico “RT” il veterano aveva difeso gli emendamenti alla Costituzione che consentono a Putin di restare al vertice dello stato fino al 2036. Domenica 14 febbraio i cortili delle case e dei palazzi erano stati illuminati dai cellulari delle flash mob. Il braccio destro di Naval’nji Leonid Volkov aveva invitato i seguaci del blogger a mettere in atto una protesta di questo genere anche per sottrarli ad arresti a strascico e a cariche violente della polizia. Il tema della giornata, in perfetta sintonia con la ricorrenza di San Valentino, era “l’amore è più forte della paura”.  Molti fan dell’oppositore più inviso a Vladimir Putin hanno immortalato l’azione scattando selfie e postandoli sui social. A Mosca, nella elegante Ulitsa Arbat, centinaia di donne hanno dato vita a una grande catena di solidarietà (nella foto) con Yulia Naval’naja attirando diversi contestatori.

Il sei febbraio, mentre era in corso la conferenza stampa congiunta fra il rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera Josep Borrel e  Sergej Lavrov, il ministro degli esteri russo ha fatto consegnare una nota di protesta a tre diplomatici europei, un tedesco, un polacco e uno svedese, decretandone l’espulsione in tempi ravvicinati. Ai tre è stato contestato di aver partecipato il 23 gennaio alle manifestazioni per il rilascio di Aleksey Naval’nji. Svezia, Polonia e Germania hanno reagito espellendo personale diplomatico russo. Borrel si era presentato indossando i panni del fautore del dialogo, nonostante la richiesta perentoria di liberare il dissidente. “Noi – aveva detto – rispettiamo al massimo la sovranità della Russia, però i diritti umani e lo stato di diritto sono centrali per il futuro comune, le nostre relazioni hanno toccato il punto più basso”. L’Alto rappresentante  della Ue  ha indorato la pillola precisando che gli europei non avevano ancora un punto di vista comune sulle sanzioni a Mosca. La sua ispiratrice è Angela Merkel. La cancelliera tedesca non vuole che venga bloccato il gasdotto NorthStream 2, che dovrebbe convogliare la materia prima dalla Russia alla Germania, e ha ribadito che “è necessario rimanere in dialogo con Mosca su tanti temi strategici, a cominciare dalla Bielorussia, anche per porre domande”.  Il 22 febbraio i ministri degli esteri dell’Unione Europea hanno raggiunto un accordo di massima sulle sanzioni a carico dei responsabili dell’arresto e della condanna di Naval’nji. Il provvedimento  sarà formalizzato in marzo. La Russia ha annunciato “una risposta asimmetrica”.

A Omsk, in Siberia, è morto Sergej Maksimishin il vice primario di anestesiologia e rianimazione dell’Ospedale numero 1, la struttura sanitaria nella quale fu ricoverato Naval’nji il 20 agosto, subito dopo essere stato avvelenato con l’agente nervino Novichok cosparso nelle sue mutande da agenti del Servizio Federale di Intelligence, lo Fsb. Il medico aveva 55 anni. Secondo le fonti ufficiali lo ha stroncato un infarto. Nell’ultimo anno aveva perso entrambi i genitori. In novembre era stato nominato ministro della salute della regione di Omsk. Aleksandr Murakhovsky, il suo primario, aveva attribuito il malore di Naval’nji a una non meglio precisata “patologia metabolica”. Maksimishin non aveva mai parlato in pubblico delle cure prestate al blogger. Leonid Volkov non esclude “un gioco sporco”. “Il direttore del reparto di rianimazione di Omsk – ricorda- era il sanitario che più di ogni altro conosceva lo stato di salute di Naval’nji al momento del ricovero”.

Il 2 febbraio il tribunale Simonovski di Mosca aveva inflitto Aleksey Naval’nji una proma condanna a due anni e otto mesi di colonia penale. Il rappresentante dello “Fsin”, il Servizio federale penitenziario russo, ha contestato a Naval’nji la violazione dell’obbligo di presentarsi al giudice di sorveglianza due volte al mese prima e dopo il 20 agosto dell’anno scorso, il giorno nel quale l’avversario più determinato di Putin ha subito un tentativo di avvelenamento “Dopo il 20 agosto ero in coma”, ha replicato il blogger.

Il processo era cominciato poco dopo le 9 locali. In aula c’erano funzionari di Repubblica ceca, Austria, Lituania, Norvegia, Svezia, Paesi Bassi, Stati Uniti, Canada, Germania, Svizzera, Regno Unito, Lettonia, Polonia, dell’Unione Europea e 80 giornalisti. L’avversario irriducibile di Vladimir Putin ha evocato di nuovo il suo filmato sul favoloso palazzo che sarebbe stato costruito per il capo dello stato a Gelendzick, una cittadina sul Mar Nero,. La sua video-inchiesta ha superato i cento milioni di visualizzazioni. Sul resort da 1 miliardo e 320 milioni di euro si è accesa una tempesta mediatica. Il canale “Mash” di Telegram ha pubblicato immagini della tv di stato “Rossija-1” che mostrano lavori in corso. L’intento delle riprese era dimostrare che non esiste il lusso denunciato dal blogger più popolare del Paese.

Per Maria Pevchikh, responsabile investigativa della fondazione anticorruzione “Fbk di Naval’nji, le immagini confermano il contenuto delle rivelazioni. Il blogger aveva sostenuto infatti che le riprese satellitari di sei anni fa  mostravano il palazzo finito e pronto e che però, per un difetto dell’impianto di aerazione e per trascuratezza, era stato colpito da “un disastro chiamato muffa”. Si è quindi deciso di smontare i muri, di togliere i marmi e tutti gli oggetti di valore e di ricominciare i lavori. A questo punto, sempre sul canale “Mash”, Arkadi Rotenberg, un membro della cerchia ristretta degli oligarchi amici di Putin, si è ricordato di essere “il beneficiario” della villa sul Mar nero e ha dichiarato che nella struttura si sta “realizzando un albergo che aprirà fra due o tre anni”.

 L’ufficio del Procuratore generale della Federazione russa aveva chiesto a “Roskommdazor”, il Servizio federale russo per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa, di bloccare l’accesso ai siti internet che contengono appelli a manifestazioni non autorizzate per la liberazione di Naval’nji in calendario per il 23 e per il 24 gennaio. Secondo l’agenzia di stampa non governativa “Interfax” l’invito è stato diramato a Facebook, a Google, a Twitter e al sito cinese di video brevi Tik Tok. Chi ha partecipato a cortei rischia un’incriminazione per “disordini di massa” e per violazione delle norme per contenere la pandemia di Covid-19.

Il 23 gennaio nel centro di Mosca per il rilascio dell’avversario più popolare di Putin avevano sfilato in quarantamila, secondo una stima dell’agenzia “Reuters”, L’organizzazione non governativa Ovd-Info calcola che nei giorni successivi siano state fermate 3521 persone in tutto il Paese, 1388 nella sola capitale dove è stato strattonato e caricato su una camionetta della polizia anche un ragazzino di 14 anni.