Di Lorenzo Bianchi

Dopo 86 giorni di assedio i militari ucraini che presidiavano l’acciaieria Azovstal sono stati costretti alla resa. Il ministro della difesa russo Serghej Shoigu nella serata del 20 maggio ha potuto comunicare al suo presidente Vladimir Putin che l’impianto è “totalmente sotto il controllo” dei soldati di Mosca. In meno di 100 ore 2349 combattenti si sono consegnati al nemico, obbedendo a un ordine dello stato maggiore di Kiev. Il presidente Volodymyr Zelensky ha dovuto spiegare che era “impossibile sbloccare lo stallo con mezzi militari”. “Molti piloti – ha precisato – sono morti nel tentativo di sfondare le linee dei soldati russi che circondavano l’Azovstal”. Il comandante del Reggimento Azov Denis Prokopenko, che il 16 maggio aveva acceso il semaforo verde all’uscita dei suoi uomini, in serata sarebbe stato portato via “in uno speciale veicolo blindato” diretto verso i territori controllati dalle truppe di Mosca. Il generale Igor Konashenkov, portavoce di Shoigu, ha spiegato che questo particolare trasporto è stato deciso “per escludere rappresaglie da parte dei residenti locali, per proteggerlo dall’odio dei cittadini di Mariupol e dal loro desiderio di punirlo per le numerose atrocità che ha commesso”. Un filmato mostra soldati russi che ispezionano gli oggetti personali e i tatuaggi dei militari ucraini che si stanno consegnando. E’ stato arrestato anche il fotografo Dmytro Kozatskiv, nome di battaglia “Orest”. Su twitter ha scritto:”E’ fatta. Grazie di tutto dal rifugio di Azovstal, luogo della mia vita e della mia morte”. In un altro cinguettio c’è un link di collegamento a Google che contiene tutte le immagini scattate all’interno dell’acciaieria. Dmytro chiede che siano mandate “a tutti i premi giornalistici e ai concorsi fotografici”. “Se vincerò qualcosa, – ha scritto – sarà molto bello dopo l’uscita”.

Il 20 maggio i bombardamenti di Mosca hanno martellato 54 centri abitati nelle regioni separatiste filorusse di Donetsk e di Lugansk. Venti civili hanno perso la vita, secondo Zelensky è un “tentativo deliberato e criminale di uccidere quanti più ucraini possibile”. I raid si sono concentrati sul governatorato di Chernihiv, in particolare sono segnalate molte vittime a Desna. Lugansk sarebbe ormai allo stremo. Serhiy Gaidai, governatore ucraino della città, ha denunciato che i russi hanno aperto il fuoco su una scuola nella quale si erano rifugiate più di 200 persone. Gli uccisi sono stati almeno 3. In tutto il Donbass i raid aerei e i mortai russi hanno colpito 105 edifici residenziali e altri 15 strutture civili. Fra queste hanno riportato danni un ospedale, un dormitorio, un centro sportivo, un centro commerciale, la sede di una banca e un gasdotto. Secondo Serghej Shoigu “la liberazione della Repubblica Popolare di Lugansk si sta avvicinando alla fine”. Rubizhne è stata completamente distrutta e i cortili si sono trasformati in cimiteri, come a Mariupol. Nella città diventata il  simbolo del martirio ucraino i russi hanno completato la rimozione delle macerie del Teatro d’arte drammatica distrutto in marzo. Centinaia di corpi sono finiti nella fossa comune di Mangush. “Ora – constata Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco della città portuale, sarà impossibile appurare quanti cittadini di Mariupol siano stati effettivamente uccisi”. Dopo l’inferno sulla terra , ossia proiettili incendiari “9m 22c” coperti da strati di termite in grado di sprigionare combustioni di calore compreso fra duemila e duemilacinquecento gradi, si era aperta una vera trattativa e il 16 maggio 264 militari del Reggimento Azov sono stati trasferiti in autobus a Novoazovsk, una città della provincia di Donetsk controllata dai russi . Secondo Kiev 53 erano feriti. Il ministro della difesa ucraino Oleksy Resnikov sostiene che hanno eseguito un suo “ordine”. L’agenzia di stampa russa “Ria Novosti” ha pubblicato la notizia che un’altra colonna di autobus scortata da mezzi blindati di Mosca ha lasciato la struttura industriale assediata passando per l’uscita più vicina a Mariupol. Kiev però non ha confermato. Due minuti dopo l’anticipazione della “Ria Novosti” le agenzie hanno rilanciato dispacci secondo i quali il ministero della giustizia russo ha inviato alla Corte Suprema la richiesta che il Reggimento Azov sia riconosciuto come organizzazione terrorista. Per questa imputazione in Russia  è ancora legalmente in vigore la pena di morte, pur non essendo applicata dal 1996.  La Corte dovrebbe decidere il 26 maggio.  Il sindaco di Mariupol ha denunciato che oltre 40 mila suoi concittadini sono stati “trasferiti con la forza”  e che l’esercito russo ha sterminato il doppio delle persone che furono massacrate da nazisti, ventimila contro i diecimila caduti nei due anni della seconda guerra mondiale.

La procuratrice generale di Kiev Iryna Venediktova ha identificato un altro ufficiale.  russo accusato di atrocità nel governatorato della capitale ucraina. Sarebbe Vasyl Lytvynenko, 30 anni, comandante della sessantaquattresima brigata di fucilieri motorizzati. Avrebbe ordinato di uccidere sistematicamente i civili nel villaggio di Lypivka, 40 chilometri a ovest di Bucha. Un missile russo ha raso al suolo una casa della cultura appena ricostruita a Lozova, nell’area di Kharkiv. Le vittime sono sette. Ha perso la vita anche un bimbo.

La Nato si sta rafforzando. Finlandia e Svezia hanno chiesto di aderire. Il presidente finlandese Sauli Niinisto e la premier Sanna Marin hanno deciso di proporre al Parlamento di Helsinki di aderire all’Alleanza Atlantica. “Tutto è cambiato – ha spiegato la primo ministro – da quando Mosca ha attaccato l’Ucraina e personalmente penso che non possiamo più fidarci del fatto che ci sarà un futuro pacifico vicino alla Russia da soli. Ci stiamo preparando da questa primavera”. Il passo formale è stato fatto dai due Paesi il 18 maggio.  Le domande devono ora essere valutate dai 30 Stati membri. Questo processo dovrebbe durare circa due settimane. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha espresso riserve. Se le sue obiezioni saranno superate e i colloqui andranno come previsto, i due Paesi potrebbero diventare membri nel giro di pochi mesi. Il processo richiede solitamente dagli otto ai 12 mesi, ma la NATO vuole muoversi rapidamente vista la minaccia della Russia che incombe sui paesi nordici.

Il 16 maggio, durante il vertice dell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza collettiva (gli Stati aderenti sono l’Armenia, la Bielorussia, il Kazakistan, il Kirghizistan, il  Tagikistan e la Federazione Russa) Vladimir Putin ha detto che “in Ucraina sono state ottenute prove documentali che dimostrano che, in violazione delle convenzioni che vietano le armi batteriologiche e tossiche, sono state effettivamente create componenti di armi di questo tipo nelle immediate vicinanze dei nostri confini e sono stati testati i modi per destabilizzare la situazione epidemiologica nelle ex repubbliche sovietiche”. Il 15 maggio era ripartita l’offensiva dei militari di Mosca, diretti ora dal loro controspionaggio, in sigla Gru, in direzione di Barvinkove, nel governatorato di Kharkiv a nord, di Sloviansk, di Lyman, Sievierodonetsk, Avdiivka e Kurakhove, nella Provincia di Donetsk. Pavlo Kirilenko, il governatore ucraino della regione, ha scritto su “Telegram” che due civili sono stati uccisi a Bohorodychne e uno a Keramik.

Anche l’ovest dell’Ucraina resta nel mirino di Mosca. Alle 4 e 30 del 13 maggio missili lanciati con ogni probabilità da sottomarini hanno colpito un’infrastruttura militare del distretto di Yavoriv, nella regione di Leopoli che confina con la Polonia. Due sono stati abbattuti dalla contraerea ucraina. Secondo il governatore russo di Belgorod Vyacheslav Gladkov Kiev ha risposto al fuoco. Una persona è stata ferita nel villaggio di Sereda, nel distretto urbano di Shebekinsky. Il presidente Volodymyr Zelensky ha firmato una legge che vieta i partiti politici che sostengano o difendano l’invasione russa del suo Paese. Nello stesso giorno il complesso ucraino  “Kalush” ha vinto l’Eurovision a Torino. “Domani – hanno detto – dobbiamo essere di ritorno e come ogni ucraino siamo pronti a combattere, come possiamo e fino a quando possiamo”.

Un’accurata inchiesta del network televisivo statunitense “Cnn” ha appurato che il 27 e il 28 febbraio a Belgorod, capoluogo della regione russa che confina con quella di Kharkiv, le operazioni belliche erano dirette dal generale Alexander Zhuravlyov, l’ufficiale che guidò le truppe russe nella Siria di Bashar al Assad ad Aleppo est e che poi fu promosso al vertice della 79a brigata di artiglieria missilistica russa. In quei giorni la seconda città dell’Ucraina fu investita da 11 missili Smerch da 300 mm vietati dalla Convenzione sulle munizioni a grappolo del 2010 per obiettivi civili, ognuno dei quali fu in grado di spargere 72 ordigni esplosivi su un’area delle dimensioni di un campo da calcio. L’alto ufficiale, 57 anni, insignito del titolo di ‘Eroe della Federazione russa”, la più alta onorificenza del Paese, nel 2022 è stato nominato comandante del distretto militare occidentale incaricato tra l’altro, di “ripulire” Kharkiv.   Per l’alto commissario per gli affari esteri della Ue Josip Borrell Mariupol è “la Aleppo d’Europa”.  All’Ucraina arriveranno dalla Ue altri 500 milioni di euro che porteranno il totale del contributo europeo a oltre 2 miliardi. Il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko ha riferito che i russi avrebbero costretto gli uomini a contribuire alla rimozione delle macerie e a scavare fosse comuni in cambio di cibo. Testimoni citati dalla ong “Human Rights Watch” descrivono la città come “un gelido paesaggio infernale ricoperto di cadaveri e di edifici distrutti”. Esperti di strategia militare paragonano l’assalto alla città portuale sul Mar Nero alle tecniche già applicate da Mosca in Cecenia nel 1999 e in Siria nel 2016, in pratica raid a tappeto senza nessuna distinzione fra obiettivi civili e obiettivi militari. Il nuovo comandante delle truppe russe in Ucraina è il generale Alexander Dvornikov che sette anni fa in Siria era noto come il “macellaio”. La sua strategia era mettere nel mirino centri abitati, strade e ospedali. Lo scopo era demoralizzare la società civile nella quale tentavano di annidarsi unità nemiche.

Kirill Stremousov, numero due dell’amministrazione russa di Kherson, ha assicurato che il suo primo passo sarà l’offerta di un passaporto russo a tutti i cittadini. Il documento non sarà obbligatorio. In precedenza non aveva nascosto la sua intenzione di sollecitare l’annessione a Mosca. Le forze d’occupazione russe starebbero preparando un referendum per sancire l’annessione di Mariupol alla Russia. Lo ha dichiarato al quotidiano britannico ”Observer” Petro Andryushchenko, un collaboratore di Vadim Boychenko, sindaco in esilio della città sul Mare d’Azov, dopo l’annuncio di una consultazione analoga nell’Ossezia del Sud, il territorio separatista georgiano.

In Russia sarebbe in corso una mobilitazione “segreta”, ma reale, che ha innescato una serie di attentati. Il sei maggio a Nizhnevartovsk, nella Siberia Occidentale due uomini hanno lanciato sette molotov contro  le vetrate dell’ufficio della leva. Altri cinque uffici militari erano stati incendiati in Mordovia, a Voronezh, a Sverdlovsk, a Ivanovo e a Lukhovitsy.

Decine di cadaveri di soldati russi sono stati abbandonati nelle strade, nelle case delle regioni di Kharkiv e di Kiev e perfino ammassati nel vagone frigorifero di un treno non lontano dalla capitale. La notizia era stata anticipata dagli ucraini. I militari di Kiev avevano sostenuto di aver tentato inutilmente di stabilire un contatto con il Ministero della difesa di Mosca per riconsegnarli. All’epoca però i generali russi preferivano rispondere ai familiari che i loro cari erano “dispersi”. A Izyum, una cittadina dell’area di Kharkiv, le salme di 44 civili sono state trovate sotto le macerie di un palazzo di cinque piani. Secondo il capo dell’amministrazione militare di Kharkiv i cadaveri dei militari russi deceduti sono stati abbandonati anche nelle discariche.

Nel Donbass, in una scuola di Bilohorivka, bombardata dai russi il 7 maggio nell’area di Lugansk, sono morte sessanta persone. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la notizia in collegamento con i leader del G 7. Nella struttura si erano rifugiati in 90. Alle 22 e 30 del 9 maggio tre missili ipersonici russi “Kinzhal” sono stati sganciati da un aereo di Mosca su un hotel di Zatoka, nell’area di Odessa e altri sette hanno ridotto in macerie un centro commerciale. Una persona avrebbe perso la vita.

 

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Gli Usa hanno deciso nuove sanzioni. Sono finiti nel mirino degli Stati Uniti stazioni tv russe e dirigenti di Gazprombank. I cittadini americani non potranno più fornire servizi alle imprese di Mosca. In totale sono 27 le persone colpite dalle nuove misure restrittive. L’elenco comprende otto dirigenti di Sberbank, la  banca più importante della Federazione russa. Le tv finite nella lista nera di Washington sono “Channel One Russia”, “Television Station Russia-1” e “Ntv”, legate direttamente o indirettamente al Cremlino. Sanzionate anche Promtekhnologiya, un’impresa che produce armi, e otto compagnie marittime. La commissione statunitense competente sospenderà le licenze per esportare materiale nucleare speciale in Russia.

 

Il Programma alimentare Mondiale delle Nazioni Unite ha chiesto che venga riaperto il porto di Odessa per evitare che “la crisi mondiale della fame sfugga al controllo”. Milioni di tonnellate di grano, segnala il Pam, sono intrappolati nei silos a terra o su navi che non possono muoversi.

Nell’enclave di Kaliningrad, il territorio russo fra la Polonia e la Lituania,  le forze di Mosca hanno simulato test missilistici nucleari con lanci elettronici singoli e multipli di missili balistici mobili “Iskander” scagliati contro sistemi antiaerei, aeroporti, infrastrutture protette e posti di comando nemici.

Nel sesto pacchetto delle sanzioni dell’Unione Europea dovrebbe rientrare il Patriarca ortodosso di Mosca Kirill. L’alto prelato ha sostenuto pubblicamente che il suo Paese “non ha mai attaccato nessuno, ma ha sempre protetto i suoi confini”. Nato come Putin a San Pietroburgo  nel 1946, Kirill, al secolo Vladimir Gundjaev, ha sempre sostenuto che Mosca è la terza Roma, il pilastro dell’ortodossia cristiana contro la decadenza dell’Occidente. Il rapporto “Forbes” del 2006 gli ha attribuito un patrimonio di 4 miliardi di dollari, che secondo “Novaja Gazeta” potrebbe arrivare a 8, accumulato anche grazie alle esenzioni fiscali concesse dalle autorità alla Chiesa sulla produzione di birra e di tabacco. E’ il rampollo di una famiglia di religiosi che per decenni è stata vittima della repressione voluta dall’ “ateismo militante comunista”. Dieci anni fa fu fotografato mentre partecipava ad un incontro ufficiale esibendo al polso un orologio Breguet da trentamila dollari (poi maldestramente cancellato con Photo shop senza però eliminare il suo riflesso su un tavolino). Aleksei Mordashov, destinatario di sanzioni dell’Unione Europea e presidente del gruppo siderurgico “Severstal”, è uscito dal capitale di “National Media Group”, proprietario delle emittenti televisive “Channel One”, “Ren-Tv”, “Channel Five”, “Sts” e dei giornali “Izvestia” e “Sport Express”.

Delle prime 127 persone arrivate a Zaporizhzhia, in territorio controllato dagli ucraini,  sessantanove erano fantasmi reduci dai due mesi passati nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal. Donne, bambini e anziani. Altri 58 fuggivano da aree vicine a Mariupol. Un’odissea di più di 48 ore per passare ventisei posti di blocco russi. I soldati di Mosca li sfruttano per far avanzare i loro cari armati verso il fonte nello stesso momento e sulla stessa strada percorsa in senso inverso da chi fugge. La tappa più dura, racconta Nadezda, una rediviva dell’Azovstal, è stata il “campo di filtrazione” russo a Bezymenne. I profughi sono stati fatti scendere dai bus. I soldati di Mosca li hanno interrogati uno per uno, li hanno filmati con una telecamera e li hanno accompagnati perfino nel bagno con le pistole puntate contro i disgraziati che avevano un’esigenza fisiologica. Una donna è stata arrestata. I russi sospettavano che fosse una combattente. “Mariupol – racconta Nadezda – era una città luminosa, ora è ridotta in cenere. Abbiamo visto le nostre case accartocciate su se stesse: è tutto spaventoso”.

A Odessa missili russi “Oniks” lanciati da droni hanno distrutto un hangar nel quale erano depositate armi inviate da Paesi europei e dagli Usa. Nell’ovest Leopoli è finita di nuovo sotto il fuoco di Mosca, quattro esplosioni. Tre sottostazioni della rete elettrica sono danneggiate. Una parte dell’agglomerato urbano è piombato nell’oscurità. Il traffico ferroviario della regione è ridotto all’87 per cento della sua capacità per i danni provocati dal bombardamento di sei stazioni.

La sera del 28 aprile, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres stava incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, cinque missili russi “Kalibr” hanno colpito il centro di Kiev. Uno ha centrato l’ingresso della fabbrica Artem, nel quartiere Schevchenkivsky, che produce elettrodomestici. Un secondo vettore si è schiantato contro i primi due piani di un palazzo civile di 25, in zona Tatarka. I razzi di lunga gittata hanno sfiorato il ministero degli esteri ucraino e l’ambasciata britannica. Di recente Guterres ha cambiato le regole sul regime dei veti, limitando il potere di Mosca.

I missili da crociera piombati sulla capitale ucraina sarebbero stati lanciati per la prima volta da un sottomarino russo schierato nel Mar Nero. La commissaria del Parlamento ucraino per i diritti umani Lyudmyla Denisova ha denunciato che circa 700 studenti universitari del Donbass sono stati forzati a donare il loro sangue per permettere le cure di soldati di Mosca feriti.

Tornato nella sua San Pietroburgo Vladimir Putin ha sfoderato l’annuncio più grave: “Se la Russia sarà minacciata, la nostra risposta sarà fulminea. Abbiamo strumenti che nessuno ha e li utilizzeremo, se necessario. Voglio che tutti lo sappiano”. Due missili da crociera hanno volato a bassa quota sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, provocando almeno un morto. “L’azione – ha avvertito l’amministratore delegato di Energoatom Petro Kotin – è una minaccia di catastrofe nucleare radioattiva per tutto il mondo”. A Tiraspol, la capitale della Transnistria filorussa, è stata colpita la sede del ministero per la sicurezza statale con un lanciagranate, il Tavolga Rpg 27 in uso esclusivo all’esercito russo.

Gazprom ha chiuso i rubinetti del gas alla Polonia e alla Bulgaria che non vogliono pagarlo in rubli. L’azienda ha costruito oltre il 93% della sezione Kovyktinskoye-Chayandinskoye del “Power of Siberia”, una struttura lunga 4 mila chilometri che porta il gas russo dai giacimenti siberiani fino a Blagoveshchensk, la città sul fiume Amur che segna il confine fra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese. L’opera inaugurata nel 2019 è ancora in parte da completare.  I dati sono stati comunicati dal numero uno di Gazprom Alexey Miller al Governatore della regione di Irkutsk Igor Kobzev.

Due generali russi sono stati uccisi vicino a Kherson e un  terzo è in condizioni critiche. Gli alti ufficiali di Mosca caduti salgono così a 17, se sono esatte le cifre fornite dal ministero ucraino della Difesa e riportate dal quotidiano britannico “Guardian”. Un’altra cattiva notizia per la Federazione russa è arrivata dalla Turchia. Secondo l’agenzia “Tass” Ankara infatti ha annunciato la chiusura del suo spazio aereo ai voli civili e militari di Mosca diretti in Siria. La Russia nei giorni scorsi aveva anticipato l’intenzione di reclutare combattenti fra le truppe fedeli al presidente Bashar Assad. A Mosca continua ad ingrossarsi la schiera degli oligarchi dissenzienti. Si è dimesso Vagit Alekperov, di origini azere, già vice ministro dell’energia dell’Urss nel 1990, fondatore e presidente da 30 anni della compagnia Lukoil, centomila dipendenti, un colosso industriale che produce il 2 per cento del petrolio del pianeta. Alekperov non ha dato nessuna spiegazione pubblica del suo passo. Qualcuno pensa che il vero motivo sia il desiderio di proteggere le operazioni all’ estero, visto che è sottoposto a sanzioni sia nel Regno Unito sia in Australia. Agli inizi di marzo il consiglio di amministrazione della sua Lukoil aveva manifestato contrarietà al conflitto in Ucraina, aveva espresso “solidarietà per tutte le vittime” e aveva chiesto “un cessate il fuoco”. Oleg Tinkov, 54 anni, si era costruito un patrimonio di oltre 9 miliardi di dollari nel settore energetico e minerario e aveva fondato nel 2006 la “Banca Tinkoff” che poi era diventata uno degli istituti di credito più importanti del Paese. In aprile aveva pubblicato su “Instagram” un post critico sul conflitto in Ucraina. Alla fine del mese è stato costretto a vendere il suo 35 per cento della banca a un miliardario del settore minerario. “Una svendita disperata” ha commentato. Nei dintorni di Kiev 900 corpi di civili sono stati trovati in fosse comuni o abbandonati lungo le strade e nelle campagne. Trecentocinquanta, fra i quali numerosi bambini, abitavano a Bucha e sono stati sotterrati dai russi vicino alla chiesa di Sant’Andrea. La fonte dell’informazione è il capo della polizia nella regione di Kiev Andriy Nebytov. Molti avevano un’inutile fascia bianca attorno al braccio. Durante l’occupazione russa era il segno che erano già stati sottoposti a controlli dagli invasori. A suo giudizio la “presenza di ferite di armi da fuoco indica che un gran numero di caduti è stato giustiziato in strada”. L’incrociatore lanciamissili russo Moskva “ha perso stabilità ed è affondato mentre veniva rimorchiato durante una tempesta”,  ha ammesso il Ministero della Difesa russo. Kiev aveva rivendicato di averlo colpito. Mosca attribuisce il naufragio all’incendio divampato dopo che erano esplose le munizioni. Si teme ora che sia finita negli abissi del Mar Nero anche una testata nucleare. A Kherson, denuncia il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko, i militari di Mosca hanno organizzato diversi posti di blocco e “non esitano a uccidere i civili per strada per poi scattare foto, vantandosi della vittoria. La popolazione continua a scendere in piazza contro gli occupanti. L’ex capo dell’amministrazione regionale Andrei Putilov è sparito. La controffensiva di Kiev ha portato alla riconquista di Bucha, di Hostomel, l’aeroporto della capitale, di Verzel, di Ivankiv, di Borodjanka e di Brovary. I russi avrebbero minato l’area. Il bilancio dell’attacco missilistico russo contro l’edificio del governatorato di Mykolaiv è salito a 35 vittime, ha comunicato il governatore Vitaly Kim scampato per caso al bombardamento (stava arrivando in ritardo nel suo ufficio). A Pavlograd un missile russo è atterrato a circa 800 metri dalla fabbrica che costruiva missili intercontinentali a testata nucleare. Leonid Shyman, responsabile dello stabilimento, ritiene che se avesse centrato un magazzino dei missili ”si sarebbe dovuto dire addio a tutto nel raggio di 150 chilometri”. A Kharkiv sono stati distrutti 1.100 edifici. Sulla città sono cadute anche bombe a grappolo, piccoli contenitori che lanciano schegge a 360 gradi, un’arma che in teoria potrebbe essere lanciata in guerra solo su grandi concentramenti di truppe. A Kiev i missili russi Kalibr hanno distrutto il più grande deposito di carburante dell’esercito. (nella foto gli effetti di un bombardamento).

 

A Mosca ci si interroga sul misterioso basso profilo mediatico di due uomini di primo piano della cerchia ristretta di Putin. Il ministro della difesa Serghej Shojgu è riapparso il 24 marzo. Dall’11 era sparito dagli schermi sui quali era diventato una sorta di star dal giugno del 2019 allo stesso mese del 2021. Dall’11 di marzo non si registrano apparizioni pubbliche anche del capo di stato maggiore Valerij Gerasimov, il grande teorico della modernizzazione delle forze armate di Mosca. E’ forte il sospetto che entrambi scontino un dissenso interno sulle scelte militari e strategiche del presidente Vladimir Putin. Gerasimov sarebbe stato ferito in una visita al fronte. Secondo il sindaco Oleksandr Markushin “le forze russe hanno preso di mira le città satellite di Kiev Hostomel,  sede dell’aeroporto, e Irpin con bombe al fosforo la notte del 22 marzo. Markushin ricorda che l’uso di quelle armi contro i civili è vietato dalla Convenzione di Ginevra perché provocano ustioni gravissime. Il vicecapo della polizia di Kiev ha diffuso un video nel quale le truppe di Mosca vengono accusate di aver fatto ricorso a quel tipo di armi anche a Kramatorsk, a nord di Donetsk. Mosca ha reagito alle sanzioni decretando che il pagamento delle sue forniture di gas sia saldato in rubli. Il prezzo del gas è schizzato alle stelle. La banca centrale di Mosca aveva tentato di contenere l’impatto delle sanzioni occidentali sull’economia russa aumentando i tassi di interesse e vietando ai broker di vendere titoli detenuti da stranieri Il 28 febbraio il rublo era crollato del 30% nelle ore di apertura del mercato, spingendo la Russia a raddoppiare il tasso di interesse dal 9,5% al ​​20%.

 

Il 19 marzo il primo missile ipersonico Kh-47M2 Kinzhal (in russo pugnale) lanciato da un caccia intercettore Mig 31 K ha centrato un sotterraneo nei sobborghi di Ivano – Frankvisk, a 130 chilometri da Leopoli. Il vettore è caduto a Delyatin. Il Kinzhal viaggia a 12.000 chilometri all’ora, dieci volte la velocità del suono, e ha un raggio di 2000 chilometri. Nei sobborghi di Kiev invece è entrata in azione un’arma ancestrale, lo stupro delle donne del nemico. Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, un centro a oriente della capitale ucraina, non ha dubbi: “I soldati russi violentano le donne ucraine. Lo raccontano tanti che scappano dalle zone occupate e siamo a conoscenza di casi specifici. Alcuni comandanti russi aizzano i loro soldati ad aggredire le mogli e le figlie dei nostri militari o dei volontari civili che trovano nelle stanze. Più di una fonte ci ha detto che almeno in una circostanza hanno violato le nostre soldatesse catturate nella battaglia dell’aeroporto di Hostomel e poi le hanno uccise”. Oleksiy Danilov, segretario del Consiglio di sicurezza ucraino, ha rivelato che otto generali russi sono stati licenziati da Putin “perché non hanno fatto il loro lavoro”. Un’accusa analoga, scrive il sito “Meduza” ha investito il generale Beseda e il suo vice che sono a capo della quinta divisione dello Fsb, il servizio federale di spionaggio. Entrambi sarebbero finiti agli arresti domiciliari, perché non avrebbero fornito indicazioni giuste su quello che attendeva le truppe di Mosca in Ucraina. Beseda però è riapparso alle esequie di Nikolay Leonov, un veterano del Kgb che fu amico di Fidel Castro e di Che Guevara, e ha pronunciato il discorso ufficiale di commiato. Per l’Ucraina Vladimir Putin era arrivato a ordinare un’allerta preventiva delle forze nucleari, un ulteriore sintomo del fatto che sul terreno l’esercito russo sta incontrando una resistenza imprevista. Decine di foto mostrano blindati distrutti e soldati di Mosca catturati. I missili controcarro “Javelin” e “Nlaw” degli ucraini hanno spezzato molti convogli logistici. Diversi militari di leva russi avrebbero volontariamente svuotato i serbatoi dei loro carri armati bucandoli. Un video pubblicato dal tabloid britannico “Sun” riprende un soldato russo in lacrime, probabilmente un prigioniero, circondato da ucraini che gli danno da mangiare e gli offrono una tazza di tè. Una donna lo aiuta a parlare al telefono con la madre. Una voce fuori campo spiega: “Hanno mappe vecchie, si sono persi”. Il “Daily Telegraph” cita registrazioni ottenute dalla compagnia di intelligence britannica “ShadowBreak” nelle quali si sentono militari russi che piangono o si lamentano per i mancati rifornimenti di cibo e di carburanti dalle retrovie. Affiorano dissensi nel “cerchio magico di Putin”. Si è dimesso Anatoly Chubais, il suo inviato speciale per il clima. “La guerra costerà vite e danneggerà due nazioni che sono state sorelle per centinaia di anni”, ha scritto Mikhail Fridman, uno degli uomini più ricchi della Russia in una lettera ai dipendenti della sua società di fondi di investimento che ha sede a Londra. Lo ha seguito a ruota Oleg Deripaska con un post su Telegram. Il magnate dei metalli, il cui nome figura nella lista nera degli Usa, ha scritto: “La pace è importante. I negoziati debbono cominciare subito”.

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Alle 4 del mattino del 24 febbraio era cominciata “l’operazione militare speciale” annunciata da Vladimir Putin in un discorso televisivo nel quale aveva dichiarato che il suo obiettivo è “demilitarizzare l’Ucraina” e “denazificarla”. L’estrema destra e i neonazisti furono in prima fila nella rivoluzione antirussa del 2014, una falange compatta di giovani che ostentava le svastiche sugli elmetti e che però non ha una rappresentanza significativa in Parlamento, la “Rada”. Sono i militanti irriducibili di “Settore di destra”, dei “Battaglioni di difesa territoriale” e dei “Patrioti dell’Ucraina”. Nel 1993 il gruppo “Una Unso” intervenne a sostegno dei georgiani contro i ribelli russofoni dell’Abkhazia. Di recente sono stati inquadrati nel reggimento Azov e inseriti nell’esercito di Kiev. Il 21 febbraio Putin aveva comunicato sempre con un’esternazione sugli schermi delle tv che riconosceva come indipendenti le sedicenti Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk e che aveva firmato il relativo decreto avendo al suo fianco i capi delle due entità che vogliono staccarsi da Kiev. Nella serata del 23 febbraio il Cremlino aveva annunciato di aver ricevuto la richiesta di aiuto militare dalle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk. L’Ucraina ha proclamato lo stato di emergenza, ha mobilitato i riservisti e ha richiamato in servizio con urgenza i militari in congedo di età compresa fra i 18 e i 60 anni, circa duecentomila. Il riconoscimento delle repubbliche popolari di Lugansk e di Donetsk da parte della Russia riguarda tutto il loro territorio e non solo le terre controllate dai miliziani fedeli a Mosca. Nella capitale ucraina sono arrivati missili antiaerei Stinger dalla Lituania e due aerei che hanno trasferito 180 tonnellate di munizioni dagli Usa, l’ultimo tassello di una spedizione di 1500 tonnellate di armamenti. Il Canada ha inviato fucili, mitra con visori ottici, strumenti per la vigilanza notturna e altro equipaggiamento militare. L’Italia invierà missili Stinger, mortai anticarro, mitra leggeri e grosse quantità di proiettili. L’Australia ha promesso i suoi “Bushmasters”, blindati armati di mitragliere. Berlino ha deciso di fornire all’Ucraina 58 veicoli corazzati modello PbV-501 del vecchio arsenale della Germania Est e ha acceso il semaforo verde alla fornitura di 1000 missili anticarro e di 500 missili terra – aria Stinger. Il Belgio ha dato il via libera all’invio a Kiev di 2000 mitra e di 3800 tonnellate di carburante. I ministri degli esteri europei si sono incontrati il 27 febbraio per valutare l’attivazione dello “European Peace Facility, la piattaforma che dovrebbe finanziare gli acquisti di armi. La Germania ha annunciato lo stop immediato al gasdotto “Northstream 2” costato 11 miliardi di dollari, una struttura che avrebbe potuto raddoppiare le importazioni di gas dalla Russia. Il 20 febbraio Vladimir Putin, assieme al fedelissimo presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka, aveva voluto supervisionare personalmente una colossale esercitazione in tutto l’immenso territorio russo. Fra i missili dispiegati c’erano anche gli ipersonici Tsirkon in grado di colpire obiettivi a mille chilometri di distanza e di portare testate atomiche. La Russia ha approvato una legge che imbavaglia i mass media. Per la diffusione di “notizie false” sulle forze armate si rischia una pena massima di 15 anni di carcere.Facebook” e “Twitter” sono stati bloccati per 26 casi di presunta discriminazione contro i media russi. In precedenza era stata chiusa, dopo 32 anni, “Radio Eco di Mosca“, l’ultima emittente radiofonica libera. Il canale You Tube della Tv indipendente “Dozhd”  è oscurato, Il direttore Tikhon Dzyadko ha lasciato il Paese. Anche “Novaya Gazeta”, il giornale di Anna Politkovskaja, uccisa per sue rivelazioni sugli orrori del conflitto in Cecenia, ha gettato la spugna. Le pubblicazioni sono state sospese fino alla fine della guerra. Nell’edizione serale del primo canale televisivo russo, il più seguito, c’è stato un clamoroso fuori programma. Alle spalle della conduttrice Yekaterina Andreeva, intervistatrice seriale di Putin, è apparsa una ragazza che esibiva un cartello sul quale aveva scritto “No alla guerra”, in inglese,  e in caratteri cirillici “Fermate la guerra, non credete alla propaganda, qui vi stanno mentendo”. Così Maria Ovsyannikova, redattrice delle cronache locali, ha fatto irruzione nel telegiornale più ortodosso ed è stata subito arrestata. Sul suo account Facebook sono arrivati messaggi di ringraziamento immediatamente obliterati. Il giorno dopo è stata liberata. Dovrà  pagare una salata ammenda. Il suo direttore la accusa di essere una spia del Regno Unito. Alla Tv italiana ha detto di temere per i suoi due figli.

Perfino il fedelissimo presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka ha dichiarato che la “guerra si trascina”. Un segnale preciso al Cremlino. Jens Psaki, portavoce della Casa Bianca, citando le valutazioni dell’intelligence del suo Paese prevede che il conflitto in Ucraina “sarà lungo”. “Crediamo – ha commentato – che Putin abbia ancora ambizioni”.