Benjamin Netanyahu non è riuscito a centrare il suo obiettivo, la maggioranza della Knesset, il Parlamento. L’afflusso alle urne alle 20, il 63,7, 2,6 in più rispetto al 19 aprile scorso, era cresciuto. Il 98 delle schede scrutinate, fotografa un lieve vantaggio del Partito Blu e Bianco, i colori della bandiera nazionale, guidato dall’ex capo di stato maggiore Benny Gantz, 60 anni, che avrebbe ottenuto 33 seggi contro i 31 conquistati dal Likud del primo ministro, 69 anni, da dieci alla testa del paese (più del padre della Patria Ben Gurion). In ogni caso i due blocchi, la destra e il centro-sinistra non arrivano ai fatidici 61 seggi su 120 necessari per garantirsi la maggioranza Knesset, il Parlamento eletto con un sistema proporzionale debolmente temperato da una soglia minima del 3,25 per cento. Il Likud e il Partito Blu e Bianco sono arretrati rispetto ai 35 deputati eletti cinque mesi fa.

La consultazione è una fotocopia di quella del 19 aprile che, il 30 maggio, ha costretto Netanyahu a lanciare la spugna e a indire una nuova elezione anche per evitare che il capo dello stato Reuven Rivlin esplorasse vie alternative. l’ex ministro della difesa Avigdor Lieberman, 61 anni, originario della Moldavia e alfiere degli immigrati russi e della destra laica, fondatore del partito “Israel Beitenu” e forte ora di 8 deputati (ne aveva 4), potrebbe diventare l’ago della bilancia. Netanyahu lo aveva definito “serial killer dei governi di destra” dopo che, in novembre, si era dimesso dal dicastero della difesa. Il vero nodo del contendere era una legge del luglio 2018 che l’ex responsabile politico delle forze armate aveva fatto approvare dalla Knesset (con l’aiuto dell’opposizione) per costringere anche i religiosi, stretti alleati del primo ministro in carica, a fare il servizio militare, tre anni per gli uomini e due per le donne, un obbligo dal quale sono tuttora esentati. La norma infatti si è arenata nei cassetti del Parlamento. Nel calore della polemica Lieberman, che vive a Nokdim, una colonia in Cisgiordania, accusò Netanyahu di “azioni di sinistra” e di concedersi lussi sfrenati.

Ora sembra essersi convertito alla necessità di “un ampio governo di unità nazionale che comprenda “Likud”, partito “Blu e Bianco” e “Israel Beitenu”, e invita Netnyahu ad astenersi “dai soliti trucchetti”. Un altro gruppo politico in ascesa è  la lista comune dei 4 partiti arabi capeggiata dai deputati Ayman Odeh e Ahmad Tibi, 13 seggi (avvantaggiata da un’affluenza alle urne molto superiore al 49 per cento del 19 aprile). Sedici parlamentari sono stati conquistati dai religiosi,  sette dallo “Shas” e nove da “Giudaismo Unito per la Torah”. Cinque seggi sono il magro bottino del Labor, i laburisti superstiti eredi del partito che ha fondato il Paese, e 6 quelli del “Campo Democratico”, la compagine dell’ex premier laburista Ehud Barak. Si attesta su otto mandati “Yamina”, un cartello delle destre capeggiato dall’ex responsabile della giustizia Ayelet Shaked. “Otzma Yehudit”, i nazionalisti di estrema destra che hanno raccolto l’eredità del rabbino Meir Kahane, il religioso che teorizzava l’espulsione di tutti i palestinesi e la nascita di uno stato teocratico, non ha superato la soglia di sbarramento.

Netanyahu ha votato a Gerusalemme, accompagnato dalla moglie Sarah, che in giugno ha patteggiato una multa di 13 mila euro per evitare un processo per frode e abuso di potere. Secondo l’accusa aveva speso oltre 80 mila euro dello stato per un catering abusivo nella residenza ufficiale del primo ministro. L’appello al voto del marito è stato l’ultimo atto di una campagna dai toni forti del premier più longevo nella storia del Paese.

Il procuratore generale d’Israele, Avichai Mandelblit, ha annunciato la clamorosa decisione di accogliere le richieste della polizia e di incriminare il primo ministro uscente per corruzione, frode e abuso di ufficio. L’udienza preliminare del processo è in calendario per il 2 e il 3 ottobre. Netanyahu sperava di far approvare dalla Knesset una legge che gli garantisse l’immunità.

Per fare il pieno di voti conservatori nelle settimane scorse ha annunciato l’annessione della Valle dei Giordano e della parte settentrionale del Mar Morto, ha fatto balenare la prospettiva di una nuova guerra contro la Striscia di Gaza controllata da Hamas e di un trattato di mutua difesa con gli Stati Uniti. A tre ore dalla chiusura dei seggi sulla sua pagina Facebook appena risorta, dopo un oscuramento di 24 ore, aveva esortato gli elettori a non sprecare consensi. “Otzma Yehudit  – aveva sostenuto il premier – è ben al di sotto della soglia di sbarramento”. Sempre su Facebook aveva postato un grido di allarme “di emergenza” sull’alta affluenza degli arabi e dell’elettorato di sinistra.

“Non è un trucco” si leggeva nell’annuncio con il quale il primo ministro sosteneva che l’Autorità Nazionale Palestinese aveva invitato a votare contro di lui. Hussein al Sheikh, presidente del Comitato Centrale di Al Fatah ha smentito immediatamente. ”La differenza fra Bibi e Benny (ndr. Gantz) è come quella fra la Pepsi Cola e la Coca Cola”, ha ironizzato il premier palestinese Mohammad Sthayeh in un discorso a Betlemme.