Di Lorenzo Bianchi

Il nuovo governo israeliano ha messo in campo un timido tentativo di allentare la tensione nella Striscia di Gaza. La zona di pesca è stata allargata da 9 a 12 miglia nautiche, in linea con il diritto marittimo internazionale. L’esecutivo ha  acceso il semaforo verde alla fornitura di attrezzature mediche, di apparecchi per i pescherecci e di materie prime per l’industria tessile attraverso il valico di Kerem Shalom. I palestinesi della Striscia potranno esportare prodotti agricoli e filati. A Gaza è arrivato l’inviato del Qatar Mohammad Amadi intenzionato a distribuire aiuti a 160 mila cittadini della Striscia e a versare dieci milioni di dollari per far funzionare la centrale elettrica della città. Omer Bar Lev, ministro di Gerusalemme per la sicurezza pubblica, ha detto alla radio dell’esercito che gli aiuti debbono essere voucher per l’acquisto di cibo. Il denaro del Qatar dovrà essere versato alle Nazioni Unite e non portato in valigie piene di dollari consegnate direttamente ad Hamas. Gerusalemme affronterà un fine settimana di fuoco. Torneranno in campo sulla spianata delle moschee di Gerusalemme gli stessi ingredienti che in maggio hanno provocato undici giorni di guerra fra Israele e Hamas. Sabato e domenica sera i nazionalisti ebrei di “Im Tirzu” hanno anticipato che hanno intenzione di marciare attorno alla Città Vecchia per ricordare Tisha Be’av , ossia la giornata nella quale furono distrutti, a distanza di 656 anni, il primo e il secondo Tempio di Gerusalemme. Domenica sera per i musulmani comincerà l’Aid al Adha, la Festa del Sacrificio’ che si  celebra ogni anno nel mese lunare di Dhu l-Hijja, in pratica il dodicesimo e ultimo del calendario islamico. In questi 30 giorni i seguaci di Maometto sono chiamati a compiere il loro pellegrinaggio, chiamato ḥajj, al ‘Masjid al-Ḥarām’ cioè la Grande Moschea della Mecca. Secondo il “Jerusalem Post” Hamas ha già avvertito che Israele sta giocando con il fuoco e ha denunciato di nuovo le demolizioni e le espulsioni dei palestinesi nei quartieri di Silwan e Sheik Jarrah a Gerusalemme est. Gli abitanti di Gaza sono stati invitati a tenere il dito sul grilletto per difendere la Città Santa.

Il 15 giugno la marcia delle bandiere israeliane, pur essendo stata costretta a tenersi a distanza di sicurezza dalla Spianata del moschee, aveva riacceso le ostilità fra Gaza e Israele. I militanti della bandiera nazionale avevano gridato slogan truculenti come “il musulmano buono è il musulmano morto”. Mercoledì 16 giugno Hamas aveva lanciato palloni incendiari ed esplosivi che avevano acceso  26 roghi nel sud di Israele provocando danni cospicui alle coltivazioni. La risposta israeliana era stata decisamente morbida. Il nuovo primo ministro Naftali Bennet aveva ordinato di colpire due strutture di addestramento di Hamas a Gaza (nella foto le esplosioni) che in realtà erano vuote. Subito dopo gli integralisti della Striscia avevano fatto decollare altri quattro palloni incendiari che avevano devastato i campi di alcuni kibbutz vicini alla frontiera. Secondo il sito “Ynet News” collegato al diffuso quotidiano “Yedioth Ahronoth” la moderazione dello stato ebraico era dovuta alla volontà di non ostacolare gli sforzi egiziani per arrivare a un accordo a lungo termine. Le bandiere verdi di Hamas sono comparse di nuovo a Gerusalemme e in Cisgiordania.  I fedeli hanno espulso con la forza il mufti di Gerusalemme Mohammed Hussein dalla moschea di al-Aqsa, accusandolo di essere troppo vicino al presidente dell’Associazione Nazionale Palestinese Abu Mazen.

Nella guerra Israele ha usato per la prima volta un’arma segreta al laser che ha integrato il costoso sistema di difesa antimissile Iron Dome. La notizia è stata confermata da Ely Karmon, Senior Research Scholar dell’Istituto di lotta al terrorismo di Herzliya durante un incontro con la stampa. Con un notevole risparmio sui costi una linea installabile in container è in grado di integrarsi alla perfezione con Iron Dome per l’individuazione e per la distruzione di colpi di mortaio e di razzi sparati a distanza molto ravvicinata.

Il 18 maggio Hamas aveva invocato l’aiuto del suo nume tutelare, l’Iran. Il leader politico Ismail Haniyeh aveva inviato una lettera alla Guida Suprema della teocrazia Ali Khamenei. Questo il testo riportato dall’agenzia “Mehr”:”Facciamo appello all’immediata mobilitazione delle comunità musulmana, araba e internazionale ad assumere posizioni determinate e a costringere il nemico sionista a porre fine ai suoi crimini”. Lo stesso Haniyeh un anno fa disse esplicitamente che “la Repubblica Islamica dell’Iran non ha esitato a sostenere la resistenza finanziariamente, militarmente e tecnicamente, un chiaro esempio della strategia stabilita dall’imam Khomeini”. Secondo Meir Litvak, presidente del dipartimento di storia dell’Africa e del Medio Oriente dell’Università di Tel Aviv, Teheran versa a Hamas 100 milioni di dollari all’anno. Uzi Rubin e Tal Inbar, due esperti di missili, hanno dichiarato al “Jerusalem Post” che e la maggior parte delle armi della Striscia viene dalle forze speciali al-Quds dei Pasdaran iraniani. I razzi Qassam costano dai 500 agli 800 dollari l’uno. Quelli più sofisticati, come gli R-160, gli M 302D, gli M-302B, i J-80, gli M-75 e i Fajr 3 e 5 di seconda generazione hanno un prezzo di diverse migliaia di dollari. Secondo Rubin e Inbar all’inizio delle ostilità Hamas ne aveva 14 mila. Da Gaza sono stati lanciati anche droni esplosivi (4  nella direzione dei soldati che stavano prendendo posizione ai confini della Striscia). Gli israeliani sono stati sorpresi dai missili “Ayash 250” in grado di trasportare una testata da 250 grammi di esplosivo a 250 chilometri di distanza. Un vettore di questo tipo è caduto vicino all’aeroporto “Ramon” di Eilat, la città israeliana che si affaccia sul Mar Rosso.

Dal 10 al 21 maggio i radicali islamici di Gaza avrebbero lanciato 4070 missili. Le forze israeliane di difesa (in sigla Idf) hanno scritto su twitter che dall’inizio delle ostilità almeno 20 persone sono state fulminate dai primi 439 razzi di Hamas (su un totale di 610) che hanno fatto cilecca e sono precipitati all’interno della Striscia. Dieci israeliani hanno perso la vita. Due erano minorenni,l’ebreo Ido Avigal di 5 anni e l’araba Nadin Awad di 16. Un colpo di mortaio ha falciato anche due thailandesi che lavoravano in un centro di imballaggio della comunità di Eshkol. Il ministero  della salute di Gaza ha denunciato 230 caduti. Sessantacinque avevano meno di 18 anni. L’Unicef calcola che gli abitanti della Striscia fuggiti dalle loro case siano stati 72 mila. I militari israeliani sostengono di aver distrutto 120 chilometri di tunnel nonché un mortaio piazzato all’interno di una scuola di Gaza e di aver ucciso “120 terroristi di Hamas e 25 della Jihad Islamica”. La vittima palestinese più conosciuta è Hussam Abu Harbid, capo della Jhad islamica nel nord della Striscia e grande stratega dei lanci di missili. I jet di Gerusalemme hanno centrato le case del capo politico di Hamas Yahya Sinwar, quella del fratello Muhammad, responsabile del dipartimento logistico dell’organizzazione, l’abitazione del numero due del movimento islamico Halil al-Aya e quella del capo della polizia Abu Naim. Dopo il cessate il fuoco  Sinwar, seguito da una scorta di decine di miliziani rigorosamente vestiti di nero, si è presentato ai funerali di Bassam Hussa, capo di una unità di lancio dei missili. Un gesto di sfida aperta agli eterni nemici israeliani. Sono invece andati a vuoto due tentativi di eliminare Mohammed Deif, comandante delle Brigate Ezzeddin al Qassam, il braccio militare di Hamas. Deif è un obiettivo di lunghissimo corso. Le Forze Israeliane di Difesa hanno cercato di ucciderlo per la prima volta nel 2001. La seconda risale all’anno successivo. Il capo militare di Hamas perse un occhio. Il terzo tentativo di toglierlo di mezzo gli è costato entrambe le gambe e un braccio. Nella prima guerra di Gaza, quella del 2014, una bomba israeliana ha ucciso sua moglie, un suo pargolo appena nato e la figlia di 3 anni.

Il 15 maggio la guerra fra Israele e i fondamentalisti di Hamas che controllano Gaza ha toccato direttamente i mass media e ha immolato 8 bambini palestinesi e due donne nel campo profughi di al-Shaati. A Gaza l’aviazione di Gerusalemme, dopo aver dato un preavviso diverse ore e dopo aver fatto esplodere un piccolo missile sul tetto, uno dei cosiddetti “bussa soffitto” nell’imminenza dell’attacco, ha bombardato la torre dei mass media di al-Jalaa. Gli ultimi piani dell’edificio ospitano gli uffici della tv del Qatar al-Jazeera e dell’agenzia Associated Press. Secondo il portavoce delle Forze israeliane di difesa Hudai Zilberman nei due palazzi si lavorava al perfezionamento delle armi di Hamas “per renderle più letali” e alla raccolta “di dati di intelligence sui civili e sui militari israeliani”. I missili di Hamas hanno fatto risuonare di nuovo le sirene a Tel Aviv i cui abitanti hanno dovuto lasciare precipitosamente le spiagge  per correre nei rifugi. La pioggia di vettori  contro la metropoli è stata rivendicata come la risposta alla strage della famiglia Abu Hatab nella quale hanno perso la vita 8 bambini e 2 donne. Dalle macerie è stato estratto vivo solo un neonato di pochi mesi, il figlio di Muhammad al-Hadidi. Israele ha spiegato che l’obiettivo erano alcuni importanti esponenti di Hamas e che il movimento islamico vicino ai Fratelli Musulmani usa spesso i civili come scudi umani.

Le rivolte nelle città di Israele nelle quali vive una significativa minoranza araba si sono estese al punto che a Jaffa, che negli ultimi anni non si era mai segnalata per azioni eclatanti, un infermiere di “Magen David Adon”, la Croce rossa locale, ha trovato un giovane militare israeliano, 19 anni, seduto su un marciapiede, sanguinante per le ferite alla testa e cosciente. Ha raccontato di essere stato preso di mira da arabi tumultuanti che lo avevano intontito con uno spray al peperoncino e che poi lo gli avevano scagliato addosso una gragnuola di pietre. All’ospedale Ichilov una radiografia ha rivelato che aveva fratture al cranio e un’emorragia interna, Lod, 15 chilometri a sud est di Tel Aviv, è sprofondata nella guerra civile. Gli arabi israeliani sono il 30 per centro della popolazione. Il sindaco Yair Revivo ha parlato di “notte dei cristalli” rievocando il pogrom nazista del 1938. “Una sinagoga– denuncia –  è stata bruciata, centinaia di auto sono state date alle fiamme, decine di teppisti arabi vagano per le strade. Gli islamisti li incitano ad attaccare le proprietà ebraiche”. “Non vi abbiamo fatto niente – protesta il primo cittadino – settanta anni di convivenza potrebbero essere distrutti da ciò che sta accadendo. E’ un fatto gigantesco, un’Intifada (ndr. rivolta) degli arabi israeliani. La polizia sta scortando via dalle loro case residenti ebrei terrorizzati”. Due dimostranti arabi sono stati colpiti da armi da fuoco. Uno è deceduto. Secondo i mass media i proiettili sono partiti dall’arma di un ebreo che temeva di essere linciato dopo che la torma dei rivoltosi aveva già aggredito un commissariato di polizia, un museo e un collegio rabbinico. Il 12 maggio una squadra di coloni armati ha incrociato una manifestazione araba. Moussa Hassouna, un palestinese, è stato colpito a morte. La vendetta araba è arrivata subito. E’ stata fermata l’auto sulla quale si trovava Yigal Yehoshua, un elettricista molto conosciuto che girava per le case di ebrei e di palestinesi. Dopo essere stato costretto a uscire dal veicolo è stato lapidato. E’ morto all’ospedale 4 giorni dopo.

 ll 13 maggio tre razzi stati sparati i dal sud del Libano sono finiti in mare. Sarebbero partiti dai bananeti di Qleila, a dieci chilometri dalla base di Shamaa che ospita i militari italiani che partecipano alla missione dell’Onu Unifil 2 schierata sul confine fra il Libano e Israele. Qleila è vicina al campo profughi palestinese di Rashidiya. Venerdì 14 maggio alcune decine di giovani libanesi che agitavano bandiere degli Hezbollah e della Palestina si sono radunati a ridosso dei reticolati che segnano il confine con Israele di fronte all’insediamento di Metulla. Secondo l’agenzia “Nna” un carro armato israeliano ha esploso un colpo che ha dilaniato Muhammad Tahhhan, 21 anni. Il 19 maggio altri 4 razzi hanno fatto scattare le sirene di allarme ad Haifa e nei dintorni della città.  Uno è stato intercettato dal sistema di difesa Iron Dome, gli altri tre sono caduti in aperta campagna. Erano stati lanciati  da un sito a sud di Tiro come quelli del 13 maggio. Le forze armate del Paese dei cedri escludono che l’azione debba essere attribuita agli Hezbollah. L’esercito israeliano ha reagito sparando colpi di artiglieria. lI 17 altri razzi erano decollati da Habbariya.

Un campanello di allarme sul nuovo picco di violenza era squillato venerdì 7 maggio. Tre palestinesi armati di mitra e di coltelli hanno aperto il fuoco sul cancello della base di Salem, vicino a Jenin, una città della Cisgiordania settentrionale. Due sono stati uccisi dalla Polizia di Frontiera ebraica. Il terzo membro del commando è stato ricoverato nell’ospedale di Afula. Nella stessa giornata sulla Spianata delle Moschee le pallottole di gomma e le granate stordenti della polizia israeliana  avevano colpito 205 palestinesi.  Secondo le autorità musulmane i fedeli radunati per la preghiera notturna del mese sacro di Ramadan erano novantamila. Gli arabi con cittadinanza  israeliana erano stati costretti a scendere dai pulman e a proseguire a piedi per festeggiare Laylat al-Qadr, la notte nella quale il Corano fu consegnato a Maometto. Dal mondo arabo e musulmano sono piovute reazioni di fuoco. Il ministero degli esteri della Giordania ha definito “animalesco” l’ingresso delle forze dell’ordine israeliane nella spianata. Benjamin Netanayahu ha replicato che il suo Paese “respingerà con forza ogni pressione volta ad impedire nuove costruzioni a Gerusalemme che è la nostra capitale”.L’esercito israeliano ha distaccato tre battaglioni in aggiunta ai quattro già di stanza nell’area.

Nella mattinata di domenica 9 maggio migliaia di arabi asserragliati sulla spianata delle Moschee hanno lanciato sassi e altri oggetti contro la polizia israeliana in assetto antisommossa. Trecento manifestanti sono stati feriti. Circa duecento sono stati ricoverati in ospedale. Gli agenti colpiti sono stati 21. La polizia ha sventato il linciaggio di un israeliano la cui auto era stata l’obiettivo di un fitto lancio di pietre ai piedi della città vecchia. Da lunedì 10 maggio Hamas ha tenuto fede al suo ultimatum. Aveva intimato alle forze dell’ordine israeliane di abbandonare la spianata delle moschee, il terzo luogo santo dell’Islam, e il quartiere Sheikh Jarrah.