Di Lorenzo Bianchi

Alla fine la coltellata fatale a Benjamin Netanyahu è arrivata dall’uomo che gli era più vicino e che non si era pronunciato per la sua defenestrazione. Naftali Bennet, 49 anni, ribattezzato il colono tecnologico, ha offerto al centrista Yair Lapid sei seggi decisivi per arrivare a sessantuno deputati su centoventi e ha annunciato un governo di unità nazionale “assieme al mio amico Yair Lapid (nella foto)”.  Lapid, 57 anni, già volto noto della rete televisiva Channel 2, figlio dell’ex ministro della giustizia Tommy e di una scrittrice ha telefonato al presidente Reuven Rivlin una mezz’ora prima della mezzanotte di mercoledì 2 giugno, quando si sarebbe consumato il tempo concesso al suo tentativo. Il Parlamento, la Knesset , ha votato la fiducia a Bennet, 60 voti a favore e 59 contrari. Dopo 12 anni Benjamin Netanyahu, il capo del Likud, si trova relegato all’opposizione e promette che “Abbatterà al più presto questo esecutivo pericoloso”. Bennet ha assicurato che  “rappresenterà tutti”. Anche i deputati Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir, due esponenti della destra estrema del sionismo religioso che avevano appena distribuito volantini nei quali il nuovo premier era raffigurato con un copricapo arabo e definito “bugiardo”. Solo sull’Iran Bennet ha detto parole sovrapponibili a quelle di Netanyahu. “Non permetteremo – ha garantito – che abbia arni nucleari. Far rivivere l’accordo nucleare con l’Iran è un errore che renderà legittimo uno dei regimi più violenti al mondo. Israele mantiene tutta la sua completa libertà di azione”.

Per la prima volta nella storia di Israele Lapid ha coinvolto nel governo un partito di arabi con passaporto israeliano, il “Ra’am” di Mansour Abbas. Nella variegata “Santa alleanza” contro Netanyahu, sono confluiti 17 deputati del partito di Lapid “Yesh Atid” ossia “C’è un futuro”,  8 di “Blu e Bianco”, la compagine politica del ministro della difesa ed ex capo di stato maggiore Benny Gantz, 7 di “Israel Beitenu” guidati da Avigdor Lieberman, leader carismatico degli ebrei immigrati dalla Russia, 7 laburisti, misero scampolo residuo del grande partito della sinistra, 6 di “Yamina”, la creatura di Bennet, 6 di “Nuova Speranza”, capeggiato da Gideon Sa’ar, ex ministro dell’educazione e degli interni, 6 pacifisti di “Meretz” e 4 deputati di “Ra’am”. Li guida Mansour Abbas, un dentista arabo con passaporto israeliano che ha condizionato il “sì” alla circostanza che gli alleati prendano concretamente a cuore i problemi della sua comunità.

La carica di primo ministro andrà per due anni a Naftali Bennet, dal ’90 al’96 maggiore delle unità speciali di controspionaggio “Sayeret Matkal” e poi imprenditore di successo  con la compagnia di software antifrode Cyota venduta nel 2005 per 145 milioni di dollari.  Dal 2006 al 2008 Bennet è stato capo dello staff di Netanyahu. Nel 2010 è stato nominato direttore generale della Yesha Council, l’associazione dei coloni ebraici che promuove gli insediamenti in Cisgiordania. Dopo due anni dovrebbe cedere l’incarico di primo ministro a Lapid che nel frattempo guiderà il dicastero degli esteri.

Con il meccanismo della staffetta è stato risolto anche il problema più spinoso. La numero due di “Yamina” Ayelet Shaked per due anni sarà membro del Comitato per le designazioni dei giudici al posto di Merav Michaeli, 54 anni, leader femminista del partito laburista. Michaeli le subentrerà nell’ultimo biennio della legislatura. La nomina di Shaked garantirà almeno per 24 mesi una maggioranza di destra all’interno di un organo al quale spetta anche la nomina dei magistrati della Corte Suprema. Sia la vice di Bennet sia Sa’ar hanno teorizzato una palingenesi del sistema giudiziario che non permetta più alle toghe di ribaltare le leggi varate dalla Knesset. L’altra patata bollente era la volontà di Mansour Abbas di ottenere la presidenza della Commissione Affari  interni e ambiente della Knesset. Il leader di “Ra’am” vorrebbe spazzare via la legge che consente al governo di demolire gli edifici costruiti violando i regolamenti. Secondo il sito “Ynet News” collegato al quotidiano “Yedioth Ahronoth” il settore arabo soffre di una carenza di abitazioni costruite secondo i crismi della legge. La questione non è stata risolta, ma mercoledì sera, a Kfar Kassem, il Consiglio della Shura del Movimento Islamico del Sud ha deciso di autorizzare Abbas a prendere una decisione finale sull’opportunità di entrare nella coalizione, sulla base della sua conversazione con Bennett e Lapid al Kfar Hamaccabiah Hotel di Ramat Gan,

Una terza scintilla di dissenso era scoccata fra Benny Gantz e Avigdor Lieberman. Li divideva la volontà del leader di “Blu e Bianco” di insediare uno dei suoi deputati nella poltrona di ministro dell’agricoltura che in realtà era stata già promessa al grande capo di “Israel Beitenu”. Lieberman ha immediatamente rinfacciato a Gantz di esser appena uscito dall’alleanza con Netanyahu con il quale aveva concordato una staffetta che avrebbe dovuto garantirgli la poltrona di premier nel prossimo novembre. Il capo di “Blu e Bianco” è su tutte le furie anche perché gli sarebbe stata assegnata una sola posizione ministeriale nel “Gabinetto ristretto della sicurezza” mentre gli altri partiti ne hanno due. Yair Lapid e Gideon Sa’ar sarebbero invece ai ferri corti, secondo “Ynet News”, per il posto di “Relatore della Knesset” e per il Ministero delle Comunicazioni. Il clima nel quale si era trattato fino a notte fonda il 2 giugno era tutt’altro che sereno. Lapid, Bennet e Shaked sono stati minacciati dai fan di Netanyahu accampati vicino alle loro case che li accusavano di tradimento. Alla fine della convulsa giornata è stato anche  eletto il successore di Rivlin. La Knesset ha designato nuovo capo dello Stato Isaac Herzog. Alla prima votazione ha ottenuto 87  preferenze. Era alla testa dell’Agenzia ebraica ed è figlio di Chaim, il sesto presidente del Paese. E’ considerato un rampollo della aristocrazia askenazita sionista dell’Europa centro orientale che ha fondato Israele.

Netanyahu ha evocato, come al solito quando è in difficoltà,  lo spettro dei programmi nucleari dell’Iran. Partecipando alla cerimonia di insediamento del nuovo capo del Mossad David Barnea, che è subentrato a Yossi Cohen, ha dichiarato ai giornalisti: “L’ ho detto al mio amico da 40 anni, Joe Biden: con o senza un accordo (sul programma nucleare iraniano, ndr), continueremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per impedire che l’Iran si doti di armi atomiche”. “Se dobbiamo scegliere – spero che questo non accadrà – tra le frizioni con il nostro grande amico statunitense e la rimozione della minaccia esistenziale, la rimozione della minaccia esistenziale vince”, ha aggiunto. Gantz ha rettificato immediatamente: “ Gli Stati Uniti sono stati e continueranno ad essere il più importante alleato di Israele per mantenere la propria sicurezza e la propria superiorità nella regione, Israele non ha e non avrà un partner migliore”.

Benjamin Netanyahu non vuole e non può farsi da parte. Rivka Friedman-Feldman, giudice del tribunale distrettuale di Gerusalemme, ha deciso che il primo dei tre processi che pendono sul suo capo avanzerà dall’inizio dell’anno al ritmo serrato di tre udienze a settimana. Il 5 aprile l’ex direttore del sito di informazione “Walla” Ilan Yeshuà ha confermato di aver ricevuto sistematicamente dall’entourage di Netanyahu indicazioni sulla divulgazione delle notizie. Secondo il giornale liberal “Haaretz” nella stessa udienza Yeshuà ha denunciato di aver ricevuto “un messaggio di minacce da sconosciuti”. Il primo dossier esaminato è contrassegnato dal numero 4000. Riguarda i rapporti fra il primo ministro e il magnate delle telecomunicazioni Shaul Elovitch, titolare della compagnia telefonica “Bezeq” e del sito di informazioni “Walla”. Il premier risponde di “corruzione” e di “violazione della fiducia”. Avrebbe favorito Elovitch in cambio del sostegno di “Walla”.

Gli altri due procedimenti sono contraddistinti dai numeri 1000 e 2000. Netanyahu è stato incriminato in entrambi per “frode” e per “violazione della fiducia”. L’asse portante dell’accusa sono i favori al magnate di Hollywood Arnon Milchan e un patto con  Arnon Mozes, l’editore di “Yedioth Ahronoth”. Il premier avrebbe ottenuto l’appoggio del giornale in cambio di provvedimenti contro Sheldon Adelson, un concorrente di Mozes. Secondo la polizia i regali di Milchan e del miliardario australiano James Packer valgono 276 mila dollari. Rientra in questo elenco un gioiello donato da Milchan alla moglie del capo del governo Sara per il suo compleanno. Se Netanyahu restasse in minoranza alla Knesset, dovrebbe affrontare i processi come un normale cittadino privo dell’immunità. Secondo il “Jerusalem Post”in caso di condanna rischierebbe addirittura il carcere.