Di Lorenzo Bianchi 

Anche Lysychansk è caduta. La regione di Lugansk è controllata ora dai russi. Appena una settimana fa Mosca aveva conquistato anche la città gemella di Severodonetsk  sulla sponda orientale del fiume Siversky Donets. “Al fine di proteggere le vite dei difensori ucraini – ammette lo Stato Maggiore delle forze armate di Kiev – è stata presa la decisione di ritirarci”. Ma in serata il presidente Volodymyr Zelensky ha voluto rianimare i suoi connazionali. “Proteggiamo – ha proclamato – la vita dei soldati e del nostro popolo. Ricostruiremo le mura e riconquisteremo la terra e questo vale anche per Lysychansk. Torneremo grazie alle nostre tattiche aumentando la fornitura di armi moderne”. Yuriy Sak, portavoce del ministero della difesa ucraino, ha ricordato che nel Donetsk restano sotto il controllo di Kiev Sloviansk e la vicina Kramatorsk che “hanno subito negli ultimi due giorni pesanti attacchi missilistici e un martellamento di artiglieria”.  Sei persone hanno perso la vita. Mosca rivendica di aver ucciso 120 “soldati di fortuna” in una base vicina a Mykolaiv, la città del sud che sorge 133 chilometri a est di Odessa.

Anche la Federazione russa lamenta ora attacchi alla popolazione civile. “Missili balistici Tochka-U con munizioni a grappolo e droni Tu-143 Reis si sarebbero abbattuti sulle città di Kursk e di Belgorod uccidendo tre civili e danneggiando case e condominii”. Sul fronte della guerra del grano la nave russa salpata il 30 giugno dal porto occupato di Berdyansk con migliaia di tonnellate di “grano ucraino e diretto a Paesi amici di Mosca”, è ferma dal 1 luglio davanti al porto turco di Karasu, come conferma anche il sito di monitoraggio marittimo Marine Traffic.

Per la prima volta Mosca ha ammesso di aver perduto il 24 marzo la nave da sbarco Saratov alla fonda nel porto ucraino occupato di Berdyansk, sul mare di Azov. L’unità della marina era stata centrata da missili balistici Tochka-U ucraini. La Saratov è entrata a far parte della Marina sovietica nel 1964, poteva trasportare fino a 20 carri armati oltre a 400 marines per un carico fino a 1.500 tonnellate. La nave era lunga 113 metri.

 

Il 30 giugno i russi hanno dovuto abbandonare l’Isola dei serpenti, 100 abitanti, 40 chilometri a sud-ovest di Odessa, avamposto cruciale per conquistare la grande città portuale che si affaccia sul Mar Nero. Il giorno dopo è arrivata, puntuale, la vendetta sui civili ucraini. Un missile sganciato da un aereo si è abbattuto su un condominio e su un centro ricreativo a Serhiivka, ottanta chilometri a sud di Odessa. I morti sono 21. Sedici abitavano nel palazzo, 5 vittime, fra le quali un bimbo di dodici anni, hanno avuto la sventura di trovarsi nel parco giochi nel momento sbagliato. “Oggi – impreca il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – l’esercito russo ha scatenato un altro attacco missilistico brutale. Un atto di terrore”. “I missili Kh-22 – ha spiegato al premier norvegese Jonas Gahr Stoere che stava incontrando a Kiev – sono stati concepiti per colpire portaerei e grandi navi da guerra. L’esercito russo li ha usati contro un normale palazzo di nove piani abitato da civili”. L’Isola dei serpenti era diventata un avamposto da incubo. Su “Telegram” il ministero russo della difesa ha ammesso che gli attacchi dei droni Bayraktiar forniti a Kiev dalla Turchia e degli obici Bohdan ucraini si erano intensificati nelle ultime settimane. Ma ha etichettato il ritiro come “un atto di buona volontà che dimostra come la Russia non si opponga agli sforzi delle Nazioni Unite che cercano di organizzare un corridoio per esportare il grano ucraino”. Una spiegazione ridicolizzata da Andriy Yermak, capo di gabinetto di Zelensky: “ La dichiarazione di Mosca è così vera che il 30 giugno è stato bombardato un magazzino di grano nella regione di Dnipro”. Alla difesa dell’Isola dei Serpenti avrebbe dovuto partecipare anche l’incrociatore Moskva che fu centrato nella notte fra il 13 e il 14 febbraio da due missili Neptune lanciati dalle forze armate di Kiev. La controffensiva ucraina era scattata il 20 giugno. Sulla terraferma un fuoco di fila di dieci missili sparati in 25 minuti ha sparso bombe a grappolo (ndr. consentite dalle convenzioni internazionali solo contro le concentrazioni di truppe) nella città portuale di Mykolaiv, 133 chilometri a est di Odessa. Nel nord a Kharkiv, a 40 chilometri dal confine con la Russia, le bombe di Mosca hanno ucciso 4 persone. “Se il Mar Nero non viene sbloccato immediatamente – ha avvertito Zelensky in videocollegamento con un festival a Vienna – il risultato della crisi alimentare sarà uno tsunami migratorio che raggiungerà anche voi, anche se l’Austria è lontana dal mare».

La Nato si è estesa nel nord dell’Europa. Il veto del presidente turco Recep Tayyp Erdoğan all’adesione della Svezia e della Finlandia è caduto poche ore prima che prendesse il via il vertice dell’Alleanza Atlantica a Madrid. Gli Stati Uniti schiereranno più soldati e più armi pesanti in Europa in aggiunta ai 100 mila militari che sono già presenti nelle basi del Vecchio Continente. La forza di reazione rapida passerà da 40 mila a 300 mila unità. Il contributo italiano è di duemila soldati schierati in Ungheria e in Bulgaria e di altri 8000 di stanza in Italia, militari “pronti se necessario”. Le parole fra virgolette sono del primo ministro Mario Draghi. Nello “Strategic Concept 2022” la Russia è diventata “la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e a pace e stabilità nell’area euro-atlantica. Cerca di stabilire sfere di influenza e controllo diretto attraverso coercizione, sovversione, aggressione e annessione. Usa mezzi convenzionali e ibridi contro noi e nostri partner”.

Serghey Ryabkov, numero due del ministero degli esteri di Mosca considera l’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia “una mossa destabilizzante che non porterà maggiore sicurezza agli stessi membri dell’alleanza”. La Cina critica il G 7. Lo accusa di “interferire gravemente” negli affari interni di Pechino “attaccando la Cina ed incitando a sentimenti conflittuali” con una strategia che secondo il portavoce del ministero degli esteri Zhao Lijian ”aderisce alla mentalità della guerra fredda, al pregiudizio ideologico  e si impegna in politiche sugli interessi dei piccoli circoli”. Leggi Taiwan. “La Nato, denuncia Lijian, “ha continuato ad entrare nella regione Asia-Pacifico: alcuni Stati membri hanno inviato aerei e navi da guerra nelle acque circostanti la Cina per condurre manovre militari, creando tensioni”.

Erdoğan invece canta vittoria. Bekir Bozdag, il suo ministro della giustizia, ha annunciato che saranno rispedite a Stoccolma e ad Helsinki 33 richieste di estradizione. Diciassette riguardano membri del Pkk curdo e 16 sono a carico di affiliati di FETÖ, l’organizzazione capeggiata da Fethullah Gülen,  studioso dell’Islam e capo dell’organizzazione Hizmet che avrebbe partecipato al golpe fallito del 2016 contro il presidente turco. Il memorandum di accordo con Svezia e Finlandia prevede anche la modifica delle leggi dei due Paesi sul terrorismo e la revoca dell’embargo sulle tecnologie militari deciso da Helsinki e da Stoccolma nel 2019. L’intesa prevederebbe anche la fine degli aiuti alle formazioni armate curde dello Ypg che Ankara considera propaggini del Pkk in Siria.

Un missile russo è piombato poco prima delle 16 locali del 27 giugno su un centro commerciale fra vetrine illuminate e famiglie che affollavano i negozi. E’ successo a Kremenchuk, Ucraina centrale a sud di Kiev. I morti sono 19, i dispersi 28. Le cifre del tributo di sangue le ha diffuse il procuratore capo della regione di Poltava Anton Stoletnii. Secondo l’esercito di Kiev due vettori a lungo raggio Kh-22 sono stati lanciati da bombardieri Tu-22M3 che sorvolavano la città russa di Kursk dopo aver decollato dalla base di Shaykovka. Mille persone erano all’interno del grande magazzino Amstor, che si trova a 300 metri dalla stazione ferroviaria. Altrettanti vigili del fuoco hanno cercato di spegnere l’enorme incendio che lo ha inghiottito.

L’edificio – non sa darsi pace il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – non aveva alcun valore strategico e ha preso deliberatamente di mira il tentativo delle persone di vivere una vita normale che tanto fa arrabbiare gli occupanti. Insomma è stato un crimine contro l’umanità. Un chiaro, cinico e spudorato gesto di terrore contro la popolazione civile. Solo terroristi pazzi, che non dovrebbero avere un posto sulla terra, possono lanciare missili contro obiettivi civili. La Russia deve essere riconosciuta come uno stato sponsor del terrorismo”. Nelle stesse ore a Schloss Elmau, in Alta Baviera, si stava tenendo un summit del G 7 (Canada, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Unione Europea). Di fianco allo Amstor c’è la grande fabbrica Kredmash che produce cemento e macchine speciali. “Operazione Z: corrispondenti militari della Primavera russa” attivi “in Siria e nel Donbass” sul suo canale Telegram l’aveva indicata come obiettivo, ma poi l’aveva rimossa. Il ministero della difesa russo ribatte che un “missile di precisione” ha colpito un deposito nel quale erano custodite armi inviate dagli Stati Uniti e dall’Europa provocando un incendio che poi si è propagato al vicino centro commerciale “ieri chiuso”. La mattina del 26 giugno a Kiev è morta una persona che aveva la sventura di abitare in un condominio vicino alla fabbrica Artem e che era stato colpito per errore già due volte.

Mosca manda in prima linea a morire soprattutto gli asiatici dello sterminato territorio della Federazione russa. I buriati (buddisti tibetani) sono appena lo 0,3 per cento della popolazione ma sono stati il 4,5 per cento dei deceduti nelle prime 3 settimane di guerra in Ucraina. I kazaki che hanno perso la vita sono sette volte la loro percentuale nella popolazione. La stessa proporzione si registra per i Tuva, che vivono in una regione ai confini con la Mongolia.

L’idea politica che anima Vladimir Putin è emersa nei 74 minuti del suo discorso al Forum economico di San Pietroburgo del 17 giugno. “Tutti gli obiettivi – ha scandito – dell’operazione militare speciale (in Ucraina ndr.) saranno senza dubbio portati a termine. La sovranità nel XXI secolo non può essere parziale, frammentaria. E’ importante per noi non solo difendere la nostra sovranità politica e la nostra identità nazionale, ma anche rafforzare tutto ciò che determina l’indipendenza economica del Paese”. “Gli Stati Uniti – aveva premesso, dichiarando la vittoria nella guerra fredda si sono detti ambasciatori di Dio sulla terra, senza obblighi, ma solo con interessi e questi interessi sono dichiarati sacri. E’ come se non si accorgessero che negli ultimi decenni sono emerse sul pianeta nuove potenze che stanno diventando sempre più rumorose”. Per il presidente russo i “politici europei hanno già inferto (con le sanzioni alla Russia ndr.) un duro colpo alla loro economia con perdite dirette e calcolate che potrebbero superare i 400 miliardi di dollari nel prossimo anno”. “Solo gli Stati forti – ha concluso Putin – e sovrani hanno voce in capitolo in questo ordine mondiale che sta riemergendo o sono destinati a diventare o a rimanere una colonia impotente”.

La Nato si estende nel nord dell’Europa. Il veto del presidente turco Recep Tayyp Erdoğan all’adesione della Svezia  e della Finlandia è caduto poche ore prima che prendesse il via il vertice dell’Alleanza Atlantica a Madrid. Gli Stati Uniti schiereranno più soldati e più armi pesanti in Europa in aggiunta ai 100 mila militari che sono già presenti nelle basi del Vecchio Continente. La forza di reazione rapida passerà da 40 mila a 300 mila unità. Il contributo italiano è di duemila soldati schierati in Ungheria e in Bulgaria e di altri 8000 di stanza in Italia, militari “pronti se necessario”. Le parole fra virgolette sono del primo ministro Mario Draghi. Nello “Strategic Concept 2022” la Russia diventa “la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e a pace e stabilità nell’area euro-atlantica. Cerca di stabilire sfere di influenza e controllo diretto attraverso coercizione, sovversione, aggressione e annessione. Usa mezzi convenzionali e ibridi contro noi e nostri partner”.

Serghey Ryabkov, numero due del ministero degli esteri di Mosca considera l’allargamento della Nato a Svezia e Finlandia “una mossa destabilizzante che non porterà maggiore sicurezza agli stessi membri dell’alleanza”. La Cina crtica il G 7. Lo accusa di “interferire gravemente” negli affari interni di Pechino “attaccando la Cina ed incitando a sentimenti conflittuali” con una strategia che secondo il portavoce del ministero degli esteri Zhao Lijian ”aderisce alla mentalità della guerra fredda, al pregiudizio ideologico  e si impegna in politiche sugli interessi dei piccoli circoli”. Leggi Taiwan. “La Nato, denuncia Lijian, “ha continuato ad entrare nella regione Asia-Pacifico: alcuni Stati membri hanno inviato aerei e navi da guerra nelle acque circostanti la Cina per condurre manovre militari, creando tensioni”. Erdoğan canta vittoria. Bekir Bozdag, il suo ministro della giustizia, ha annunciato che saranno rispedite a Stoccolma e ad Helsinki 33 richieste di estradizione. Diciassette riguardano membri del Pkk curdo e 16 sono a carico di affiliati di FETÖ, l’organizzazione capeggiata da Fethullah Gülen,  studioso dell’Islam e capo dell’organizzazione Hizmet che avrebbe partecipato al golpe fallito del 2016 contro il presidente turco. Il memorandum con Svezia e Finlandia prevede anche la modifica delle leggi dei due Paesi sul terrorismo e la revoca dell’embargo sulle tecnologie militari imposto dai due Paesi nordici nel 2019. L’intesa prevederebbe anche la fine degli aiuti alle formazioni armate curde dello Ypg che Ankara considera propaggini del Pkk in Siria.

Un missile russo è piombato poco prima delle 16 locali del 27 giugno su un centro commerciale fra vetrine illuminate e famiglie che affollavano i negozi. E’ successo a Kremenchuk, Ucraina centrale a sud di Kiev. I morti sono 19, i dispersi 28. Le cifre del tributo di sangue le ha diffuse il procuratore capo della regione di Poltava Anton Stoletnii. Secondo l’esercito di Kiev due vettori a lungo raggio Kh-22 sono stati lanciati da bombardieri Tu-22M3 che sorvolavano la città russa di Kursk dopo aver decollato dalla base di Shaykovka. Mille persone erano all’interno del grande magazzino Amstor, che si trova a 300 metri dalla stazione ferroviaria. Altrettanti vigili del fuoco hanno cercato di spegnere l’enorme incendio che lo ha inghiottito.

L’edificio – non sa darsi pace il presidente ucraino Volodymyr Zelensky – non aveva alcun valore strategico e ha preso deliberatamente di mira il tentativo delle persone di vivere una vita normale che tanto fa arrabbiare gli occupanti. Insomma è stato un crimine contro l’umanità. Un chiaro, cinico e spudorato gesto di terrore contro la popolazione civile. Solo terroristi pazzi, che non dovrebbero avere un posto sulla terra, possono lanciare missili contro obiettivi civili. La Russia deve essere riconosciuta come uno stato sponsor del terrorismo”. Nelle stesse ore a Schloss Elmau, in Alta Baviera, si stava tenendo un summit del G 7 (Canada, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Giappone e Unione Europea). Di fianco allo Amstor c’è la grande fabbrica Kredmash che produce cemento e macchine speciali. “Operazione Z: corrispondenti militari della Primavera russa” attivi “in Siria e nel Donbass” sul suo canale Telegram l’aveva indicata come obiettivo, ma poi l’aveva rimossa. Il ministero della difesa russo ribatte che un “missile di precisione” ha colpito un deposito nel quale erano custodite armi inviate dagli Stati Uniti e dall’Europa provocando un incendio che poi si è propagato al vicino centro commerciale “ieri chiuso”.

Mosca manda in prima linea a morire soprattutto gli asiatici dello sterminato territorio della Federazione russa. I buriati (buddisti tibetani) sono appena lo 0,3 per cento della popolazione ma sono stati il 4,5 per cento dei deceduti nelle prime 3 settimane di guerra in Ucraina. I kazaki che hanno perso la vita sono sette volte la loro percentuale di cittadini della Russia. La stessa proporzione si registra per i Tuva, che vivono in una regione ai confini con la Mongolia.

A Kherson, una città occupata dalle truppe di Mosca, una bomba piazzata nella sua auto è costata la vita a Dmytro Savluchenko, membro dell’amministrazione filorussa e responsabile del Dipartimento famiglia, gioventù e sport. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha immediatamente definito l’episodio un “atto di terrorismo” e ha denunciato un attacco sventato nella stessa città contro un albergo gremito di rifugiati.

Per la responsabile del ministero degli esteri tedesco Annalena Baerbock “la Russia usa la fame consapevolmente come un’arma di guerra”. Il vicecapo del Consiglio di sicurezza ed ex presidente della Federazione russa Dmitrij Medvedev ribatte che “è sorprendente sentire questo da funzionari di un Paese che ha tenuto Leningrado sotto assedio per 900 giorni facendo morire di fame quasi 700 mila persone”. Per il ministro degli esteri Serghej Lavrov, in missione a Baku, la Nato e l’Unione Europea stanno mettendo insieme una coalizione per fare la guerra alla Russia, proprio come Hitler allo scoppio della seconda guerra mondiale “riunì un numero significativo di Paesi europei sotto le sue insegne per una guerra contro l’Unione sovietica”.

L’idea politica che anima Vladimir Putin è emersa nei 74 minuti del suo discorso al Forum economico di San Pietroburgo del 17 giugno. “Tutti gli obiettivi – ha scandito – dell’operazione militare speciale (in Ucraina ndr.) saranno senza dubbio portati a termine. La sovranità nel XXI secolo non può essere parziale, frammentaria. E’ importante per noi non solo difendere la nostra sovranità politica e la nostra identità nazionale, ma anche rafforzare tutto ciò che determina l’indipendenza economica del Paese”. “Gli Stati Uniti – aveva premesso, dichiarando la vittoria nella guerra fredda si sono detti ambasciatori di Dio sulla terra, senza obblighi, ma solo con interessi e questi interessi sono dichiarati sacri. E’ come se non si accorgessero che negli ultimi decenni sono emerse sul pianeta nuove potenze che stanno diventando sempre più rumorose”. Per il presidente russo i “politici europei hanno già inferto (con le sanzioni alla Russia ndr.) un duro colpo alla loro economia con perdite dirette e calcolate che potrebbero superare i 400 miliardi di dollari nel prossimo anno”. “Solo gli Stati forti – ha concluso Putin – e sovrani hanno voce in capitolo in questo ordine mondiale che sta riemergendo o sono destinati a diventare o a rimanere una colonia impotente”.

Secondo il ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba la prossima controffensiva di Kiev dovrebbe puntare su Kherson, conquistata dai russi ma teatro di atti di sabotaggio. Mychailo Podolyak, autorevole consigliere di Zelensky, descrive la situazione con questi numeri: “I russi sparano 50 mila cannonate al giorno, gli ucraini meno di cinquemila. Abbiamo bisogno di 1000 cannoni, di 500 carri armati e di 1000 droni”. La portavoce del ministero degli esteri di Mosca Maria Zakharova non si nasconde dietro le parole: “L’Ucraina come la conoscevamo, all’interno di quei confini, non esiste più. E non ci sarà più”. La visita del premier italiano Mario Draghi, del cancelliere tedesco Olaf Scholz e del presidente francese Emmanuel Macron a Kiev ha ispirato l’ennesimo commento irriverente a Dmitry Medvedev, ex presidente della Federazione russa e attuale numero due del Consiglio di sicurezza di Mosca: “I fan europei di rane, salsicce di fegato e spaghetti” amano visitare Kiev “con zero utilità”. Prometteranno all’Ucraina “l’adesione all’Ue e vecchi obici, si leccheranno i baffi con l’horilka” (una vodka ucraina, ndr) e torneranno a casa in treno, “come 100 anni fa”. “Tutto va bene. Ma non avvicinerà l’Ucraina alla pace. Il tempo scorre”, è la sua sintesi.

A Zaporizhzhia e a Kherson, le prime città occupate del governatorato di Lugansk, è già cominciata la distribuzione di passaporti russi ai cittadini, benché l’esercito di Kiev abbia lanciato una controffensiva lungo tre direttrici di attacco. A Mariupol, stando alle autorità ucraine deposte dai russi, sono stati demoliti 1300 edifici residenziali senza rimuovere i cadaveri rimasti sotto le macerie. I morti nei primi tre mesi di guerra sarebbero ventiduemila. Piazza libertà è stata ribattezzata piazza Lenin. Mancano acqua potabile e farmaci e incombe il rischio del colera. La città sta per tornare al suo toponimo sovietico. Dal 1948 al 1989 si chiamava Zdanov, l’uomo che fu capo della cultura sotto Stalin e che perseguitò Prokofev e Shostakovic. Gli abitanti rimasti non possono spostarsi dalle loro case distrutte senza essere in possesso di un certificato. I russi, denuncia il sindaco Vadym Bojchenko, arrestano  o uccidono i volontari e i funzionari ucraini che non collaborano con le autorità dell’occupazione. Il capo di un villaggio dell’area della città è stato condannato a dieci anni di carcere.

“In base alle nostre informazioni – denuncia Tamila Tacheva, rappresentante permanente della presidenza ucraina in Crimea, – circa 600 persone vengono trattenute in condizioni disumane in cantine e sono vittime di torture nella regione di Kherson”. Per la maggior parte, ha spiegato, si tratta di “giornalisti e militanti che hanno organizzato manifestazioni pro-Ucraina” nel centro controllato dai russi, dove le proteste e le iniziative di resistenza popolare non sono mai cessate. In città, denuncia il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko, i militari di Mosca hanno organizzato diversi posti di blocco e “non esitano a uccidere i civili per strada per poi scattare foto, vantandosi della vittoria. L’ex capo dell’amministrazione regionale Andrei Putilov è sparito.

 

Nel governatorato di Donetsk secondo lo Stato maggiore ucraino è stata respinta l’offensiva dei militari di Mosca su Sloviansk e Bakhmut. I raid di Mosca hanno provocato l’interruzione dell’energia elettrica a Kramatorsk e a Sloviansk, le due città più importanti ancora controllate dagli ucraini nella prefettura di Donetsk. Nella battaglia del Donbass secondo l’intelligence militare ucraina ha un peso determinante l’artiglieria. Il centro studi statunitense “Atlantic Council” condivide in pieno questa analisi. Il fattore decisivo potrebbero essere i lanciarazzi americani Himars. Kiev ne ha chiesti 60. Il presidente Joe Biden ha autorizzato l’invio di 4 sistemi d’arma di questo tipo muniti di proiettili la cui gittata massima è di 80 chilometri e ne ha promessi altri 4. Una mossa “puramente simbolica” secondo gli esperti dell’”Atlantic Council”.

Secondo Kiev (nella foto un palazzo distrutto nella capitale) la quantità di armi delle truppe di Mosca è dieci volte quella a disposizione dell’esercito ucraino. Nonostante questo squilibrio, nel Donetsk i militari ucraini controllano ancora la metà del territorio, ma il consigliere di Zelensky Mykhailo Podolyak ha ammesso che il suo Paese sta perdendo in battaglia tra 100 e 200 soldati al giorno.

Parlando ai giovani imprenditori russi nel trecentocinquantesimo anniversario della nascita di Pietro il Grande il presidente russo Vladimir Putin ha rievocato la guerra del nord affrontata dallo zar. “E’ ovvio – ha scandito – che dobbiamo difenderci, combattere. Pietro il Grande lo ha fatto per 21 anni. Quando gettò le fondamenta della nuova capitale del nord (San Pietroburgo) nessuno dei Paesi europei riconobbe quel territorio come russo. Tutti ritenevano che fosse della Svezia. Ma gli slavi vi avevano vissuto per secoli, insieme ai popoli ugro-finnici”. La Federazione russa, ha aggiunto, non cadrà nella stessa trappola dell’Unione Sovietica, la sua economia resterà “aperta”.

Un bombardamento russo che aggrava la crisi del grano ha preso di mira il secondo terminal ucraino per l’esportazione dell’ormai prezioso cereale. Non contenta di aver colpito le strade e i binari che collegano il Paese con l’Europa, il 4 giugno Mosca ha lanciato un missile “Urgan” a lungo raggio e due proiettili di artiglieria da 152 e da 203 millimetri sul terminal Nika-Tera del porto di Mykolaiv. Il proprietario dello scalo è l’oligarca Dmytro Firtash. Le fiamme sono divampate i due diversi depositi che contenevano prodotti cerealicoli e farina di grano destinati all’esportazione. I pompieri hanno lavorato per due giorni per spegnere le fiamme che hanno investito un’area di diecimila metri quadrati. Anche un’azienda agricola del Donetsk è finita sotto le bombe.

Secondo Kiev, Mosca ha sottratto 500 mila tonnellate di grano, per un valore di 100 milioni di dollari, e lo ha trasferito nei porti in Crimea e per poi caricarlo sui suoi cargo. Gli Stati Uniti hanno segnalato a 14 Paesi, in gran parte in Africa, che navi russe piene di quello che un cablogramma del dipartimento di Stato americano definisce «grano ucraino rubato» potrebbero essere dirette nei loro porti. I destinatari del messaggio sono stati invitati a non accettare le lusinghe di prodotti a buon mercato che li renderebbero complici di un crimine di guerra.

In risposta alle sanzioni americane il ministero degli Esteri russo ha pubblicato una lista nera di 61 cittadini statunitensi. L’elenco include il segretario all’Energia degli Stati Uniti Jennifer Granholm, il segretario al Tesoro Janet Yellen, il direttore del Consiglio economico nazionale Brian Deese e il consigliere senior del presidente degli Stati Uniti Mike Donilon. A questi Mosca ha aggiunto la moglie e la figlia del presidente americano Joe Biden.

Nei giorni scorsi si è consumato l’ennesimo passaggio del testimone alla testa dei militari russi che hanno invaso l’Ucraina. Gennady Zhidko sarebbe subentrato al generale Alexander Dvornikov, l’alto ufficiale che nell’assedio di Aleppo in Siria si era segnalato per la sua tenacia nel bombardare anche gli obiettivi civili per demoralizzare i combattenti nemici (questa strategia gli aveva procurato il soprannome di “macellaio siriano). L’avvicendamento è stato deciso appena due mesi dopo la nomina di Dvornikov. Ex comandante del distretto militare orientale e attuale viceministro della Difesa per gli affari politici, Zhidko di origini uzbeke, 56 anni è considerato un uomo di fiducia del presidente Vladimir Putin e un importante organizzatore militare. Insignito della prestigiosa Stella d’oro di “Eroe della Russia”, per il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov spicca tra i «gli alti gradi militari per il suo pensiero creativo», che si è tradotto nella conduzione di iniziative «non convenzionali». L’importante passaggio di consegne sarebbe avvenuto proprio nel giro di boa dei cento giorni di guerra.

L’Unione Europea ha varato il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca. Le importazioni di petrolio russo via mare sono sotto embargo. La maggiore banca russa, la Sberbank, è stata esclusa dal sistema internazionale di pagamenti “swift”. Il veto ungherese ha salvato il Patriarca Kirill, grande protetto di Putin. Nell’elenco di 65 nuovi nomi figurano gli ufficiali che comandavano i battaglioni responsabili dei massacri di Bucha, primo fra tutti il colonnello Azatbek Omurbekov. Sotto sanzioni anche il colonnello Mikhail Mizintsev, responsabile dell’assedio di Mariupol. Nella lista spicca il nome di Alina Kabaeva, campionessa olimpica di ginnastica ritmica ai giochi di Atene del 2004. Alina sarebbe ora la compagna di Putin, dal quale avrebbe avuto almeno due figli maschi (ma secondo diverse fonti ai due fratelli si sarebbero aggiunti due gemelli). Dal 2007 al 2014 Kabaeva è stata deputata alla Camera bassa, la Duma, per il partito di Putin “Russia Unita”. Nel 2014 è diventata presidente del “National Media Group” che detiene grossi pacchetti azionari in tutti i media russi. Tra i nuovi sanzionati dall’Ue figurano anche la moglie e i figli di Dmitry Peskov, il portavoce di Vladimir Putin, nonché Arkady Volozh, fondatore e amministratore delegato di Yandex, il colosso informatico russo.

Le sanzioni americane ed europee spaventano la Cina. Mosca ha chiesto in almeno due occasioni a Pechino nuove forme di sostegno economico, finanziario e tecnologico. Il presidente Xi Jinping ha incaricato i suoi collaboratori di esplorare strade per aiutare Mosca, ma senza violare le misure restrittive dell’Occidente.

Il presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka ha chiesto a Putin durante un incontro a San Pietroburgo di “adattare” i suoi dispositivi perché possano trasportare armi nucleari. Il presidente russo ha promesso che “nei prossimi mesi” verranno trasferiti a Minsk sistemi missilistici tattici Iskander-M in grado di trasportare testate atomiche a 500 chilometri di distanza.

Il Parlamento russo ha approvato una legge che innalza il limite di età per l’arruolamento nelle forze armate di Mosca da 40 a 50 anni. I reclutati saranno volontari e verranno retribuiti. Gli 007 occidentali calcolano che dei 150 mila militari lanciati nella guerra all’Ucraina almeno un terzo manchino all’appello fra morti, feriti e prigionieri. Su questi ultimi sono stati avviati scambi a dir poco dubbi. Nei territori occupati da Mosca vengono arrestati anche molti civili che poi vengono spacciati per militari quando si procede alla loro liberazione in cambio di soldati catturati dagli ucraini.

Il 26 maggio i russi hanno bombardato diversi quartieri di Kharkhiv. La seconda città del Paese è ad appena 40 chilometri dal confine con la Russia. Almeno sette persone (ma secondo fonti locali nove) hanno perso la vita. Fra le vittime un bambino di 9 anni. Il servizio di intelligence di Kiev, in sigla Sbu, ha pubblicato su “Telegram” un’intercettazione di un soldato russo. Il militare racconta alla moglie che il suo reparto ha “ripulito” la città lanciando granate negli scantinati. “Abbiamo – si compiace – un distaccamento chiamato squadra suicida, squadra di teppisti”.

A Mariupol le scuole rimarranno aperte fino al primo settembre, riferisce Petro Andriushchenko, consigliere del sindaco ucraino, per preparare gli studenti ucraini al curriculum russo. Dodici grandi schermi televisivi sono stati installati nei luoghi più frequentati o vicino agli accessi all’acqua. Sono i megafoni della propaganda degli occupanti. I russi hanno trasformato il supermercato Schyryi Kum sul viale Svobody in una discarica di corpi di caduti riemersi dalle tombe quando hanno cercato di aggiustare le condotte dell’acqua. “Li stanno accumulando come se fossero immondizia”, è l’amaro commento di Andriushchenko”.

 

I russi hanno completato la rimozione delle macerie del Teatro d’arte drammatica distrutto in marzo. Centinaia di corpi sono finiti nella fossa comune di Mangush. Il sindaco ha denunciato che oltre 40 mila suoi concittadini sono stati “trasferiti con la forza” e che l’esercito di Mosca ha sterminato il doppio delle persone che furono massacrate da nazisti, ventimila contro i diecimila caduti nei due anni della seconda guerra mondiale.

Sullo sfondo Putin continua a sbandierare le capacità nucleari delle sue forze armate. il ministero della Difesa ha annunciato che i militari dei reparti dotati di armi atomiche sono impegnati in esercitazioni nella provincia di Ivanovo, a nordest di Mosca. L’ammiraglio Alexander Moiseev ha sciorinato un’altra novità. La fregata Ammiraglio Golovko equipaggiata con armi ipersoniche entrerà in servizio nella Flotta settentrionale russa entro la fine di quest’anno.

Il 16 maggio, durante il vertice dell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza collettiva (gli Stati aderenti sono l’Armenia, la Bielorussia, il Kazakistan, il Kirghizistan, il  Tagikistan e la Federazione Russa) Vladimir Putin ha detto che “in Ucraina sono state ottenute prove documentali che dimostrano che, in violazione delle convenzioni che vietano le armi batteriologiche e tossiche, sono state effettivamente create componenti di armi di questo tipo nelle immediate vicinanze dei nostri confini e sono stati testati i modi per destabilizzare la situazione epidemiologica nelle ex repubbliche sovietiche”.  Kirill Stremousov, numero due dell’amministrazione russa di Kherson, ha assicurato che il suo primo passo sarà l’offerta di un passaporto russo a tutti i cittadini. Il documento non sarà obbligatorio. In precedenza non aveva nascosto la sua intenzione di sollecitare l’annessione a Mosca e l’installazione di una base militare russa. Le forze d’occupazione di Mosca starebbero preparando un referendum per sancire l’annessione di Mariupol alla Russia. Lo ha dichiarato al quotidiano britannico ”Observer” Petro Andryushchenko, dopo l’annuncio di una consultazione analoga nell’Ossezia del Sud, il territorio separatista georgiano.

In Russia è in corso una mobilitazione “segreta”, ma reale, che ha innescato una serie di attentati. Il sei maggio a Nizhnevartovsk, nella Siberia Occidentale due uomini hanno lanciato sette molotov contro  le vetrate dell’ufficio della leva. Altri cinque uffici militari erano stati incendiati in Mordovia, a Voronezh, a Sverdlovsk, a Ivanovo e a Lukhovitsy.

Decine di cadaveri di soldati russi sono stati abbandonati nelle strade, nelle case delle regioni di Kharkiv e di Kiev e perfino ammassati nel vagone frigorifero di un treno non lontano dalla capitale. La notizia era stata anticipata dagli ucraini. I militari di Kiev avevano sostenuto di aver tentato inutilmente di stabilire un contatto con il Ministero della difesa di Mosca per riconsegnarli. All’epoca però i generali russi preferivano rispondere ai familiari che i loro cari erano “dispersi”.

A Izyum, una cittadina dell’area di Kharkiv, le salme di 44 civili sono state trovate sotto le macerie di un palazzo di cinque piani. Secondo il capo dell’amministrazione militare di Kharkiv i cadaveri dei militari russi deceduti sono stati abbandonati anche nelle discariche. Nel Donbass, in una scuola di Bilohorivka, bombardata dai russi il 7 maggio nell’area di Lugansk, sono morte sessanta persone. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la notizia in collegamento con i leader del G 7. Nella struttura si erano rifugiati in 90.

Gli Stati Uniti hanno deciso nuove sanzioni. Sono finiti nel mirino stazioni tv russe e dirigenti di Gazprombank. I cittadini americani non potranno più fornire servizi alle imprese di Mosca. In totale sono 27 le persone colpite dalle nuove misure restrittive. L’elenco comprende otto dirigenti di Sberbank, la  banca più importante della Federazione russa. Le tv finite nella lista nera di Washington sono “Channel One Russia”, “Television Station Russia-1” e “Ntv”, legate direttamente o indirettamente al Cremlino. Sanzionate anche Promtekhnologiya, un’impresa che produce armi, e otto compagnie marittime. La commissione statunitense competente sospenderà le licenze per esportare materiale nucleare speciale in Russia.

La sera del 28 aprile, mentre il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres stava incontrando il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, cinque missili russi “Kalibr” hanno colpito il centro di Kiev. Uno ha centrato l’ingresso della fabbrica Artem, nel quartiere Schevchenkivsky, che produce elettrodomestici. Un secondo vettore si è schiantato contro i primi due piani di un palazzo civile di 25, in zona Tatarka. I razzi di lunga gittata hanno sfiorato il ministero degli esteri ucraino e l’ambasciata britannica. Di recente Guterres ha cambiato le regole sul regime dei veti nel Consiglio di sicurezza. Russia, Cina, Stati Uniti, Francia e Regno Unito dovranno spiegare pubblicamente i motivi dei loro “no”.

Tornato nella sua San Pietroburgo Vladimir Putin ha sfoderato l’annuncio più grave: “Se la Russia sarà minacciata, la nostra risposta sarà fulminea. Abbiamo strumenti che nessuno ha e li utilizzeremo, se necessario. Voglio che tutti lo sappiano”. Due missili da crociera hanno volato a bassa quota sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, provocando almeno un morto. “L’azione – ha avvertito l’amministratore delegato di Energoatom Petro Kotin – è una minaccia di catastrofe nucleare radioattiva per tutto il mondo”.

Gazprom ha chiuso i rubinetti del gas alla Polonia e alla Bulgaria che non vogliono pagarlo in rubli. L’azienda ha costruito oltre il 93% della sezione Kovyktinskoye-Chayandinskoye del “Power of Siberia”, una struttura lunga 4 mila chilometri che porta il gas russo dai giacimenti siberiani fino a Blagoveshchensk, la città sul fiume Amur che segna il confine fra Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese. L’opera inaugurata nel 2019 è ancora in parte da completare.  I dati sono stati comunicati dal numero uno di Gazprom Alexey Miller al Governatore della regione di Irkutsk Igor Kobzev.

A Mosca continua ad ingrossarsi la schiera degli oligarchi dissenzienti. Si è dimesso Vagit Alekperov, di origini azere, già vice ministro dell’energia dell’Urss nel 1990, fondatore e presidente da 30 anni della compagnia Lukoil, centomila dipendenti, un colosso industriale che produce il 2 per cento del petrolio del pianeta. Alekperov non ha dato nessuna spiegazione pubblica del suo passo. Qualcuno pensa che il vero motivo sia il desiderio di proteggere le operazioni all’ estero, visto che è sottoposto a sanzioni sia nel Regno Unito sia in Australia. Agli inizi di marzo il consiglio di amministrazione della sua Lukoil aveva manifestato contrarietà al conflitto in Ucraina, aveva espresso “solidarietà per tutte le vittime” e aveva chiesto “un cessate il fuoco”. Oleg Tinkov, 54 anni, si era costruito un patrimonio di oltre 9 miliardi di dollari nel settore energetico e minerario e aveva fondato nel 2006 la “Banca Tinkoff” che poi era diventata uno degli istituti di credito più importanti del Paese. In aprile aveva pubblicato su “Instagram” un post critico sul conflitto in Ucraina. Alla fine del mese è stato costretto a vendere il suo 35 per cento della banca a un miliardario del settore minerario. “Una svendita disperata” ha commentato. Nei dintorni di Kiev 900 corpi di civili sono stati trovati in fosse comuni o abbandonati lungo le strade e nelle campagne. Trecentocinquanta, fra i quali numerosi bambini, abitavano a Bucha e sono stati sotterrati dai russi vicino alla chiesa di Sant’Andrea. Molti avevano un’inutile fascia bianca attorno al braccio. Durante l’occupazione russa era il segno che erano già stati sottoposti a controlli dagli invasori. La controffensiva di Kiev ha portato alla riconquista di Bucha, di Hostomel, l’aeroporto della capitale, di Verzel, di Ivankiv, di Borodjanka e di Brovary. I russi avrebbero minato l’area. Il bilancio dell’attacco missilistico russo contro l’edificio del governatorato di Mykolaiv è salito a 35 vittime, ha comunicato il governatore Vitaly Kim scampato per caso al bombardamento (stava arrivando in ritardo nel suo ufficio). A Pavlograd un vettore russo è atterrato a circa 800 metri dalla fabbrica che costruiva missili intercontinentali a testata nucleare. Leonid Shyman, responsabile dello stabilimento, ritiene che se avesse centrato un magazzino dei missili ”si sarebbe dovuto dire addio a tutto nel raggio di 150 chilometri”. Secondo il sindaco di Irpin Oleksandr Markushin “le forze russe hanno preso di mira le città satellite di Kiev Hostomel, sede dell’aeroporto, e Irpin con bombe al fosforo la notte del 22 marzo. Markushin ricorda che l’uso di quelle armi contro i civili è vietato dalla Convenzione di Ginevra perché provocano ustioni gravissime. Il vicecapo della polizia di Kiev ha diffuso un video nel quale le truppe di Mosca vengono accusate di aver fatto ricorso a quel tipo di armi anche a Kramatorsk, a nord di Donetsk. Mosca ha reagito alle sanzioni decretando che il pagamento delle sue forniture di gas sia saldato in rubli. Il 24 maggio la Banca Centrale  ha ridotto i tassi di interesse dal 14 all’11 per cento e la moneta russa ha toccato il tetto di 55 rubli per un dollaro, recuperando oltre il 100 per cento del valore rispetto ai minimi ai quali era precipitata alla fine di febbraio. Il 19 marzo il primo missile ipersonico Kh-47M2 Kinzhal (in russo pugnale) lanciato da un caccia intercettore Mig 31 K ha centrato un sotterraneo nei sobborghi di Ivano – Frankvisk, a 130 chilometri da Leopoli. Il vettore è caduto a Delyatin. Il Kinzhal viaggia a 12.000 chilometri all’ora, dieci volte la velocità del suono, e ha un raggio di 2000 chilometri. Nei sobborghi di Kiev invece è entrata in azione un’arma ancestrale, lo stupro delle donne del nemico. Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, un centro a oriente della capitale ucraina, non ha dubbi: “I soldati russi violentano le donne ucraine. Lo raccontano tanti che scappano dalle zone occupate e siamo a conoscenza di casi specifici. Alcuni comandanti russi aizzano i loro soldati ad aggredire le mogli e le figlie dei nostri militari o dei volontari civili che trovano nelle stanze. Più di una fonte ci ha detto che almeno in una circostanza hanno violato le nostre soldatesse catturate nella battaglia dell’aeroporto di Hostomel e poi le hanno uccise”. Affiorano dissensi nel “cerchio magico di Putin”. Si è dimesso Anatoly Chubais, il inviato speciale del presidente per il clima. “La guerra costerà vite e danneggerà due nazioni che sono state sorelle per centinaia di anni”, ha scritto Mikhail Fridman, uno degli uomini più ricchi della Russia in una lettera ai dipendenti della sua società di fondi di investimento che ha sede a Londra. Lo ha seguito a ruota Oleg Deripaska con un post su Telegram. Il magnate dei metalli, il cui nome figura nella lista nera degli Usa, ha scritto: “La pace è importante. I negoziati debbono cominciare subito” e di recente ha ribadito il concetto. Sul fronte opposto Dmitrij Medvedev  ha sostenuto che un attacco alla Crimea potrebbe scatenare la terza guerra mondiale. Alle 4 del mattino del 24 febbraio era cominciata “l’operazione militare speciale” annunciata da Vladimir Putin in un discorso televisivo nel quale aveva dichiarato che il suo obiettivo è “demilitarizzare l’Ucraina” e “denazificarla”. L’Ucraina ha proclamato lo stato di emergenza, ha mobilitato i riservisti e ha richiamato in servizio con urgenza i militari in congedo di età compresa fra i 18 e i 60 anni, circa duecentomila. Il riconoscimento delle repubbliche popolari di Lugansk e di Donetsk da parte della Russia riguarda tutto il loro territorio e non solo le terre controllate dai miliziani fedeli a Mosca. Il 20 febbraio Vladimir Putin, assieme al fedelissimo presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka, aveva voluto supervisionare personalmente una colossale esercitazione in tutto l’immenso territorio russo. Fra i missili dispiegati c’erano anche gli ipersonici Tsirkon in grado di colpire obiettivi a mille chilometri di distanza e di portare testate atomiche. Il 25 giugno durante un incontro a San Pietroburgo Lukašėnka ha chiesto a Putin di” adattare i suoi dispositivi” in modo che possano trasportare testate nucleari. Il presidente russo ha promesso che “nei prossimi mesi” trasferirà a Minsk missili tattici Iskander-M in grado di sganciare cariche atomiche anche a 500 chilometri di distanza. La Russia ha approvato una legge che imbavaglia i mass media. Per la diffusione di “notizie false” sulle forze armate si rischia una pena massima di 15 anni di carcere.Facebook” e “Twitter” sono stati bloccati per 26 casi di presunta discriminazione contro i media russi. In precedenza era stata chiusa, dopo 32 anni, “Radio Eco di Mosca“, l’ultima emittente radiofonica libera. Il canale You Tube della Tv indipendente “Dozhd”  è oscurato, Il direttore Tikhon Dzyadko ha lasciato il Paese. Anche “Novaya Gazeta”, il giornale di Anna Politkovskaja, uccisa per le sue rivelazioni sugli orrori del conflitto in Cecenia, ha gettato la spugna. Le pubblicazioni sono sospese fino alla fine della guerra.