Di Lorenzo Bianchi

Putin usa l’inverno come un’arma, una cortina di buio e una coltre di freddo calati sugli ucraini che non vogliono piegarsi alla sua volontà. Nel consueto appello serale ai connazionali il presidente Volodymyr Zelensky ha ammesso che sei milioni di utenze famigliari non possono più contare sulla corrente elettrica nella Regione di Kiev, nella capitale (nella foto) e nelle prefetture di Vinnytsia, Leopoli, Odessa, Khmelnytskyi e Cherkasy. Il 23 novembre erano il doppio. Le truppe russe stanno avanzando a sudovest di Bakhmut, epicentro di una feroce battaglia nella Prefettura di Donetsk, e cercano di ritrovare lo slancio in quella di Lugansk, nella quale l’esercito ucraino ha liberato 13 citta’. Secondo Zelensky i “problemi” principali di approvvigionamento energetico, al di fuori dell’oblast di Donetsk e Lugansk, sono nelle regioni di Kharkiv, Zaporizhzhia, a Kherson e in Crimea. “Abbiamo preso in considerazione – ha spiegato – la questione dell’approvvigionamento militare e la fornitura di nuove attrezzature e munizioni”. “Stiamo anche preparando nuove soluzioni per impedire in via preventiva alla Russia ogni possibilità di manipolare la vita interna dell’Ucraina. Forniremo dettagli a tempo debito”, ha aggiunto Zelensky, riferendosi ai problemi di alimentazione energetica causati dagli attacchi russi alle infrastrutture. I lavoratori delle utility continuano a fare “tutto il possibile” per stabilizzare il sistema elettrico e per “dare alle persone piu’ energia e piu’ a lungo”, ha assicurato.

La Russia dovrebbe essere trascinata davanti a una corte penale internazionale, una nuova Norimberga nel ventunesimo secolo. La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha lanciato l’idea di prima mattina affidandola a un breve video. Vuole sferzare il fronte pro Kiev che da qualche settimana si lascia sfuggire segni di affaticamento. Spera che Vladimir Putin prima o poi possa essere perseguito per i crimini di guerra commessi in Ucraina e intende confiscare i beni di Mosca per ora solo congelati, 300 miliardi di riserve della Banca Centrale e 19 degli oligarchi. Ma i tecnici della Commissione europea ancora non sanno in quale percentuale siano liquidi. Nello stesso video von der Leyen aveva anche accennato a centomila caduti militari ucraini, ma il frame è stato rimosso. Il dato, ha spiegato Dana Spinant, una sua portavoce, era “inesatto”.

A Kherson “15 residenti sono stati uccisi e 35 feriti, tra i quali un bambino, a causa dei bombardamenti nemici”, ha dichiarato Galyna Lugova, esponente del municipio della città. Diverse “case private e grattacieli” sono state danneggiate, ha proseguito. “Gli invasori russi hanno aperto il fuoco su una zona residenziale con i lanciarazzi. Un grande edificio ha preso fuoco”, ha aggiunto Yarovslav Yanushovich, capo dell’amministrazione militare di Kherson. In questa situazione da inferno biblico si aprono le prime crepe. Zelensky ha criticato il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, per la cattiva gestione dei rifugi. “Purtroppo, le autorita’ locali non si sono comportate bene in tutte le citta’. In particolare, ci sono molte lamentele a Kiev… Per dirla in parole povere, e’ necessario piu’ lavoro”, ha tuonato, sostenendo che il livello dei servizi disponibili in molti quartieri di Kiev non e’ buono. “Si prega di prestare attenzione: la gente della capitale – ha infierito – ha bisogno di piu’ sostegno, molti abitanti sono rimasti senza elettricita’ per 20 o anche 30 ore. Ci aspettiamo un lavoro di qualita’ dall’ufficio del sindaco”.

Il 22 novembre il cancelliere tedesco Olaf Scholz aveva annunciato una nuova escalation in Ucraina e lo svanire delle speranze di una soluzione negoziata. La sua previsione è arrivata il nel giorno nel quale gli agenti dell’intelligence ucraina, lo Sbu, a caccia di spie e di sovversivi perquisivano il monastero ortodosso delle Grotte di Kiev, icona e simbolo dei seguaci della chiesa ortodossa fedele a Mosca dopo che è stato intonato un canto in onore della Federazione russa. Un improvviso e tempestivo vuoto di memoria consente al Cremlino di stracciarsi le vesti per “l’atto di guerra” e di “dimenticare” che è stata la Russia a invadere l’Ucraina. Gazprom minaccia il taglio del metano destinato alla Moldavia dal 28 novembre. Kiev è accusata di essersi impossessata di 52,52 milioni di metri cubi di gas. I russi diminuiranno il flusso intervenendo sulla stazione di compressione di Sudzha.

Nel Donbass il fronte sembra immobilizzato. Gli ucraini segnalano pesanti scontri a sud di Mykolaiv, ad ovest della penisola di Crimea, dove le truppe di Kiev stanno cercando di riconquistare tre cittadine per estromettere completamente le forze di Mosca dalla regione. Nella serata del 22 novembre i russi hanno comunicato che in Crimea sono stati abbattuti due droni che cercavano di attaccare Sebastopoli, sede del quartier generale della flotta russa del Mar Nero. Più a est, nella provincia di Zaporizhzhia, le autorità locali ucraine affermano che un assistente sociale è morto e altre due persone sono rimaste ferite in seguito ad un attacco di Mosca contro cittadini in fila per il pane in una scuola di Orikhiv. Secondo la protezione civile a Kherson tre persone hanno perso la vita in nuovi bombardamenti delle truppe di Mosca. I russi hanno denunciato l’uccisione di una donna in un raid ucraino sulla cittadina russa di Shebekino. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha annunciato che altri 2,5 miliardi di euro sono stati erogati per l’Ucraina, e che 18 miliardi sono in programma per il 2023 per “una ricostruzione di successo”.

Un missile della contraerea ucraina si è abbattuto sul villaggio polacco di Przewodow nel comune di Dołhobyczów, a dieci chilometri dal confine, uccidendo due persone. Le vittime erano in un capannone per l’essiccazione dei cereali. La prima notizia l’ha data Radio “Zet”, un emittente polacca. Mariusz Gierszewski, un giornalista della stazione radiofonica, spiega che secondo le sue fonti dei servizi segreti sarebbero caduti a terra i resti di un razzo di lunga gittata abbattuto dalle forze armate di Kiev. La Polonia è un Paese della Nato. La versione russa, affidata all’agenzia “Ria Novosti” è che la notizia è una “provocazione” il cui intento sarebbe quello di promuovere “un’escalation” del conflitto. Il Ministero della difesa di Mosca ha precisato che i rottami inquadrati dai mass media polacchi “non hanno nulla a che fare con gli armamenti della Federazione russa”. I testimoni citati dal giornale locale “Kurier Lubelski” hanno riferito di aver sentito due esplosioni. La zona è stata isolata. Il premier polacco Mateusz Morawiecki ha convocato una riunione urgente del Comitato per la sicurezza nazionale e per la difesa alla quale ha partecipato anche il presidente Andrzej Duda. Subito dopo si è riunito il consiglio dei ministri. Il portavoce del Pentagono, il generale Pat Ryder, ha riferito che la sua amministrazione “sta indagando”.

La reazione russa al ritiro delle truppe di Mosca da Kherson è, come al solito, violenta. Secondo il vice capo dell’ufficio presidenziale ucraino Kyrylo Tymoshenko”più di sette milioni di utenti ucraini sono rimasti senza elettricità a causa della raffica di attacchi missilistici del 15 novembre”. Tymoshenko ha affermato che “quindici impianti energetici sono stati danneggiati durante gli attacchi russi”.  Il portavoce del comando dell’Aeronautica Militare delle Forze Armate ucraine Yuriy Ignat ha riferito che “gli invasori russi hanno lanciato un centinaio di missili contro l’Ucraina, superando così il massiccio attacco missilistico del 10 ottobre, quando ne scagliarono 84”. Sono state colpite soprattutto le regioni di Chernihiv e di Mikolaiv. A Kiev è stato centrato un edificio di diversi piani. Secondo il sindaco Vitaliy Klitschko una persona ha perso la vita. Josep Borrel, alto rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, al termine del Consiglio di difesa ha reso noto che l’Ucraina ha già recuperato il 50 per cento dei territori occupati dalla Russia. Nel suo intervento al G 20 di Bali Zelensky ha escluso che la guerra possa finire con un terzo accordo di Minsk. Per il ministro degli esteri russo Serghej Lavrov, che è rimasto nella sua stanza durante l’intervento di Zelensky, le proposte di Kiev sono “non realistiche e non adeguate”. Il Cremlino considera “formalizzazione di un furto” la risoluzione approvata il 14 novembre dall’assemblea generale delle Nazioni Unite che ha chiesto alla Russia di risarcire all’Ucraina i danni provocati dall’invasione. Non solo. Il blocco delle riserve di Mosca all’estero è “assolutamente illegale”.

“Svobody”, “libertà. E’ il nome della piazza principale di Kherson, punteggiata da centinaia di bandiere gialle blu, i colori dell’Ucraina il 12 novembre. Era la prima città occupata il 3 marzo anche grazie alla circostanza che il governatore filorusso Vladimir Saldo non fece distruggere i ponti sul fiume Dnipro come gli era stato ordinato. Gli incursori perlustrano le strade per evitare imboscate. I clacson delle auto sono un’orchestra incessante e tambureggiante. Si brinda a prosecco, vino bianco e “sangue degli orchi”. Il Ministero della difesa di Mosca annuncia che dalle 3 della mattina dell’11 novembre “Le nostre forze armate hanno completato il ripiegamento” attraversando il fiume Dnipro e attestandosi sulla riva sinistra del grande corso d’acqua che davanti alla città è largo 1200 metri. I russi se ne sono andati senza subire perdite. Dopo il loro ripiegamento il ponte Antonovsky e il suo gemello di chiatte sono saltati in aria.  I russi erano arrivati a Kherson il 3 marzo senza sparare un colpo. Il 30 settembre Putin aveva disposto l’annessione del territorio di Kherson alla “madrepatria russa”.

Il suo portavoce Dmitrj Peskov ribadisce che la regione di Kherson e la sua capitale “sono soggetti della Federazione russa”. “La guerra continua” garantisce il ministro degli esteri ucraino Dmitro Kuleba. E aggiunge:” Finché vedremo la Russia mobilitare coscritti e portare più armi, ovviamente continueremo a combattere”. “Non lasceremo indietro nessuno”, promette il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Pensa al Donbass e alla Crimea.  In città si cercano mine nascoste. Le autorità hanno imposto un coprifuoco notturno e “misure di stabilizzazione” con sminamenti, limitazioni all’ingresso e la caccia ai soldati russi che tentano di nascondersi fra i civili.  Banksy ha decorato alcuni edifici bombardati a Borodyanka, un villaggio vicino a Kiev, dipingendo una giovane ginnasta in equilibrio sulle rovine. A Mikolaiv è stato colpito un palazzo di 5 piani. Le vittime sono almeno sei.

Mosca ha designato la città di Genichesk come “capitale amministrativa temporanea” della regione di Kherson. L’ex presidente e attuale numero due del Consiglio della sicurezza Dmitrj Medvedev rilascia, come al solito, un commento di fuoco. “Continueremo a riprenderci i territori russi – garantisce – per ovvie ragioni, non abbiamo ancora utilizzato tutto il nostro arsenale di possibili armi di distruzione”, ma “tutto ha il suo tempo”. In una telefonata con il presidente iraniano Ebrahim Raisi Putin avrebbe concordato un “ulteriore rafforzamento della cooperazione con Teheran”. In soldoni si tratterebbe dell’invio a Mosca di nuove armi. Il ritiro da Kherson fa “soffrire i russi come se il loro cuore fosse strappato” e ora chi è al potere “non può più cedere nulla” recitava su “Telegram” un post (poi rimosso) attribuito all’intellettuale Aleksander Dugin, il teorico della Russia come la “Terza Roma” e del nuovo Impero euro- asiatico.  su “Telegram” “In un’autocrazia – spiegava il testo – diamo assoluta pienezza del potere a chi deve salvarci tutti, il popolo, lo Stato, i cittadini, in un momento critico. Ma se non lo fa, lo aspetta il destino del re della pioggia”. Una citazione di un saggio dell’antropologo britannico James Frazer in cui si parla appunto del potere supremo riconosciuto a un uomo in grado di far piovere, ma che  è messo a morte se fallisce nella sua missione.  “Perché la Russia ne esca vittoriosa – concludeva il testo – quella in corso deve diventare pienamente una guerra di popolo”. In serata, sempre su “Telegram”, è arrivata la retromarcia di Dugin. Eccola: “Questa accusa è venuta fuori dal nulla. È ovvio che nessuno ci crederà. Ma giusto per essere sicuri: nessuno ha voltato le spalle a Putin, sia io che tutti gli altri patrioti russi lo supportiamo incondizionatamente. Il dolore per la perdita di Kherson è una cosa, l’atteggiamento verso il comandante in capo è un’altra”. Segue un avvertimento sinistro: “L’Occidente, che sta esercitando una pressione straordinaria sulla Russia, non comprende che in nessun caso la Russia e Putin capitoleranno. L’ultimo passo può essere solo l’uso di armi nucleari. Mettere all’angolo la Russia comporterà il suicidio dell’Occidente e dell’intera umanità”.

Serghej Surovikin, il comandante in capo delle truppe di Mosca, chiamato a rapporto dal ministro della difesa Sergej Šojgu, aveva ammesso che le truppe di Kiev sono riuscite a tagliare le linee di rifornimento ai suoi soldati e aveva suggerito di spostare il fronte della difesa sulla riva sinistra del fiume Dnepr. “Una decisione difficile – aveva ammesso – che però consentirebbe di salvare la vita dei militari e dei civili, continuamente minacciati dai missili ucraini” permettendo tra l’altro di condurre “offensive in altre direzioni”. Il titolare della difesa ha ordinato l’evacuazione della città con un comunicato trasmesso da tutti i canali televisivi russi. Nei giorni scorsi le autorità filorusse di Kherson avevano costretto circa centodiecimila civili a lasciare la regione e hanno distrutto almeno cinque ponti.

Nelle stesse ore dell’annuncio di  Šojgu è morto il vice governatore filorusso di Khersom Kirill Stremousov, ex blogger ed esponente del movimento no vax. La versione ufficiale è che ha perso la vita in un incidente stradale avvenuto in una località balneare sul mar d’Azov cheè diventata il quartier generale delle forze di occupazione filorusse dopo la fuga da Kherson. “Un vero eroe” lo ha definito Alexander Dugin. Il presidente russo ha insignito Stremousov con un’alta onorificenza, l’ “Ordine del coraggio”.

Lunedì 31 ottobre L’80 per cento degli abitanti di Kiev era rimasto senz’acqua e 350 mila famiglie senza luce. Pezzi di un missile intercettato dalla contraerea ucraina sono caduti sulla Moldavia. Alle 7 cinque esplosioni hanno svegliato gli abitanti della capitale. Il sindaco Vitalyi Klitschko ha riferito che è stata colpita una centrale elettrica. La rete idrica è stata ripristinata per il 40 per cento dei residenti dopo diverse ore.  Missili e droni russi hanno colpito diverse regioni. Oltre 50 vettori da crociera sono stati lanciati in tutte le direzioni, da Kiev a Zaporizhzhia, da Kharkiv a Mykolaiv, da Leopoli a Chernivtsi. La contraerea, ha rivendicato lo stato maggiore ucraino, ne ha abbattuti 44, ma quelli che sono andati a segno hanno provocato diversi feriti, almeno 13, e danni ingenti alle infrastrutture critiche, stazioni elettriche, centrali idroelettriche e impianti di generazione di calore. Nei raid precedenti, soltanto nel mese di ottobre, era già stato distrutto circa un terzo degli impianti elettrici ucraine. In tutto il Paese da settimane si convive con i blackout di 4-6 ore al giorno. Per il ministro russo della difesa Sergej Šojgu in questo modo le forze armate russe stanno indebolendo in modo efficace il potenziale militare dell’Ucraina colpendo le infrastrutture critiche del nemico: “Continuiamo a distruggere in modo efficace i siti delle infrastrutture militari con armi ad alta precisione e anche le strutture che hanno un impatto sulla diminuzione del potenziale militare dell’Ucraina. Allo stesso tempo, si stanno adottando tutte le misure possibili per evitare la morte di civili ucraini”.

Su “Telegram” il sindaco di Mykolaiv Oleksandr Sienkevych, racconta una realtà molto diversa: “Intorno alla mezzanotte, la città è stata attaccata con missili S-300. Diversi obiettivi civili sono stati colpiti. L’edificio di un istituto scolastico è stato parzialmente demolito. Un edificio residenziale a due piani è completamente distrutto. In un’altra casa è scoppiato un incendio a causa dell’impatto dei missili e dei loro frammenti”. Una donna ha perso la vita. “Il 31 ottobre i russi hanno ucciso tre pacifici residenti della regione di Donetsk, di cui due a Bakhmut e uno a Kurakhove”, ha scritto il capo dell’amministrazione militare ucraina di Donetsk Pavlo Kyrylenko aggiungendo che che è stato trovato il corpo di un civile ucciso durante l’occupazione russa del villaggio di Rubtsi.  

L’esplosione di una mina ha interrotto il collegamento di alimentazione principale di uno dei sei reattori della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, comunica l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) in un comunicato. Si tratta “dell’ultimo incidente che sottolinea la fragile situazione di sicurezza e protezione nucleare dell’impianto durante l’attuale conflitto militare”, commenta il direttore generale dell’Aiea, Rafael Mariano Grossi. L’esplosione è avvenuta la sera del 30 ottobre all’esterno della recinzione perimetrale della centrale, scollegando la linea elettrica esterna da 750 kilovolt tra il quadro dell’impianto e il trasformatore elettrico principale dell’unità del reattore 4. L’unità sta ricevendo l’elettricità necessaria per il raffreddamento e altre funzioni essenziali di sicurezza e protezione nucleare da una linea di riserva che la collega al piazzale della vicina centrale termica, spiega Grossi riferendosi alle informazioni fornite dal team di esperti dell’Aiea presenti presso la più grande centrale nucleare d’Europa.

Secondo il ministero della difesa britannico Mosca ha schierato missili ipersonici nell’aeroporto bielorusso di Machulishchy, alla periferia di Minsk. Un’immagine, che è stata scattata il 18 ottobre, mostra quelli che gli analisti del dicastero ritengono siano jet MiG-31K, nonché un possibile contenitore contenente missili ipersonici Kinzhal, scrive il quotidiano britannico “The Telegraph”. “La Russia ha lanciato occasionalmente queste armi durante la guerra in Ucraina, ma le scorte sono probabilmente molto limitate”, spiega il ministero della Difesa di Londra. Il MiG-31K è stato sviluppato per poter trasportare missili che hanno una gittata di oltre 1200 miglia. Colpisce la coincidenza temporale con le minacce affidate a “Telegram” dal vicecapo del Consiglio di sicurezza ed ex presidente russo Dmitrij Medvedev. “L’Occidente – accusa – spinge il mondo verso una guerra globale, solo la vittoria russa è una garanzia contro la guerra mondiale. L’Occidente continua a ripetere che non si può permettere alla Russia di vincere. Che significa? Se non vince la Russia, deve vincere l’Ucraina. E l’obiettivo di Kiev è il ritorno di tutti i territori che in precedenza le appartenevano. Questa è una minaccia all’esistenza stessa del nostro Stato. E rappresenta una ragione diretta per l’applicazione della clausola 19 dei Fondamenti della politica della Federazione Russa nel campo della deterrenza nucleare”. Ossia l’uso delle armi atomiche.

Nove droni aerei e sette marini sono piombati nella mattinata del 29 ottobre sul porto di Sebastopoli in Crimea. Sette sono stati abbattuti. Il dragamine Ivan Golubets e una barriera galleggiante hanno subito danni che il Ministero russo della difesa definisce “lievi”. La stessa fonte attribuisce l’assalto a uomini del settantatreesimo Centro navale speciale della Marina di Kiev appoggiati da “specialisti britannici” la cui base si trova a Ochakiv, una città della regione di Mykolaiv. La Russia si sente «minacciata ai propri confini», e per far capire all’Occidente quanto sia alta la posta in gioco ha evocato il momento in cui il mondo si trovò si trovò davvero sull’orlo della terza guerra mondiale: la crisi dei missili a Cuba tra Stati Uniti e Urss, nel 1962. L’avvertimento del ministro degli Esteri Serghej Lavrov è stato lanciato all’indomani del nuovo attacco ucraino sulla Crimea, al quale Mosca ha reagito sospendendo a tempo indeterminato l’intesa sull’esportazione del grano attraverso il Mar Nero.   Il Ministero della Difesa di Mosca ha sostenuto che il raid ha colpito navi civili e militari che garantiscono la sicurezza del “corridoio dei cereali”. “Una manciata di individui da qualche parte al Cremlino può decidere se ci sarà cibo sulle tavole delle persone in Egitto o in Bangladesh? È ora necessaria una forte risposta internazionale sia a livello delle Nazioni Unite che ad altri livelli, compreso quello del G20”, ha tuonato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo quotidiano discorso serale. Sia Kiev sia Londra hanno respinto le accuse di Mosca e suggerito che si sia trattato di incidente alimentato ad arte per sfidare nuovamente la comunità internazionale e per mascherare gli insuccessi dell’invasione.

“L’Occidente fa un gioco pericoloso e sporco. Il risultato è che adesso il mondo affronta il decennio più pericoloso, imprevedibile e importante dalla Seconda guerra mondiale”. Il 28 ottobre parlando a tutto campo per oltre mezz’ora al think tank di Mosca “Valdai” Vladimir Putin ha celebrato la “fine dell’Universo unipolare” e la nascita del suo Paese come “civilta’ indipendente e unica che non si e’ mai considerata e non si considera un nemico dell’Occidente”. E’ caso mai l’Occidente, ha obiettato, a compiere passi verso l’escalation del conflitto in Ucraina e a “provocare su Taiwan”. Perciò la Russia non sta sfidando le elite occidentali “ma sta soltanto difendendo il suo diritto di esistere”. Il conflitto in Ucraina, secondo il presidente della Federazione russa, è “una guerra civile, perché russi e ucraini sono un unico popolo, costa perdite umane ed economiche, ma solo così la Russia potrà garantire la sua sovranità. Le sanzioni sono uno strumento degli Usa per esercitare il predominio nel mondo, ma fanno più male all’Occidente stesso, la Russia sta reggendo l’urto. Kiev prepara la bomba sporca per poter poi dire che è stata Mosca a effettuare un’azione nucleare”. Attacco atomico del quale, precisa Putin, “non abbiamo mai parlato e non abbiamo bisogno di usarla”. “L’Aiea, l’agenzia dell’Onu che dovrebbe contrastare la proliferazione delle armi atomiche, – insiste Putin – vuole venire, siamo favorevoli, il più rapidamente e il più ampiamente possibile”.

Sul terreno però le forze armate di Mosca anche il 28 ottobre hanno bombardato Nikopol, che si trova di fronte alla centrale atomica di Zhaporizhzhia, la più grande d’Europa, danneggiando le linee elettriche e una dozzina di condominii. Secondo Pavlo Kyrylenko, capo dell’amministrazione militare regionale di Kiev nel Donetesk,  “quattro civili sono stati uccisi dai russi: tre a Bakhmut e uno a Sviatohirsk”. Inoltre, le forze dell’ordine hanno scoperto cinque corpi di civili uccisi nel villaggio di Shandryholove durante l’occupazione di Mosca.

Il sindaco di Melitopol Ivan Fedorov ha dichiarato in un commento a “Novyny Pryazovia” che le forze di occupazione russe stanno portando via anche i bambini dalla parte occupata della regione di Zaporizhzhia: “Oggi la deportazione dei nostri bambini è una questione estremamente urgente. Abbiamo già più di 300 bambini portati via da Energodar, Kamianka, Vodyane con la scusa delle vacanze nel territorio russo di Krasnodar e non sono stati restituiti.

Il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha confermato con un messaggio su Telegram che una sua unità è finita nei giorni scorsi sotto il fuoco dell’artiglieria ucraina nella regione meridionale di Kherson, riportando vittime e feriti: “Ventitré soldati sono stati uccisi e 58 feriti. Di questi, quattro sono rimasti gravemente feriti.  Nella regione di Kiev la connessione di internet è scesa all’80 per cento.

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto in base al quale la legge marziale viene introdotta nelle quattro regioni ucraine che la Russia ha annesso con un referendum che si è tenuto senza alcuna garanzia di legalità, quelle di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e di Kherson. Putin lo ha integrato con un provvedimento che limita i movimenti dentro e fuori otto regioni confinanti con l’Ucraina. Le misure si applicano alle Prefetture meridionali di Krasnodar, Belgorod, Bryansk, Voronezh, Kursk e Rostov e ai territori di Crimea e Sebastopoli, che la Russia ha annesso nel 2014. Il decreto firmato da Putin, secondo quanto riferisce il “Guardian”, stabilisce che la legge marziale imposta dalla Russia potrà essere estesa a qualsiasi parte del territorio della Federazione “se sarà necessario”. Kiev rifiuta qualsiasi proposta di dialogo e così “gli attacchi continuano, i civili stanno morendo”, ha dichiarato Putin nella riunione del Consiglio di sicurezza russo, come riporta “Interfax”. “Le leggi costituzionali sull’ammissione delle quattro nuove regioni alla Federazione Russa – ha affermato – sono entrate in vigore. Come è noto, il regime di Kiev si è rifiutato di riconoscere la volontà e la scelta del popolo e rifiuta qualsiasi proposta di dialogo. Gli attacchi continuano. I civili stanno morendo”.

A Belgorod, il centro urbano più vicino al confine con l’Ucraina, in poche ore il 15 ottobre sono stati colpiti una centrale elettrica, un deposito di carburante, nel quale è divampato un grande incendio, e poi un poligono di tiro. Nell’infrastruttura sono morti 11 soldati, militari e reclute che si stavano addestrando al tiro. I feriti sono quindici. Gli autori dell’attacco sarebbero due uomini di un Paese ex sovietico che ora fa parte della Comunità degli Stati Indipendenti, con ogni probabilità reclute che hanno girato il fucile contro i loro commilitoni e che sono stati fulminati dal fuoco di risposta.

In Ucraina è salito venti il numero delle vittime dell’ondata di missili con la quale Mosca ha reagito al camion bomba sul viadotto di Kerch che collega la Crimea alla Russia. Secondo gli oo7 il blitz è stato pianificato dal capo dell’intelligence ucraina Kyrylo Budanov. La Federazione Russa non ha nessuna intenzione di dar tregua ai civili. L’esercito ha colpito il 12 ottobre mattina il mercato centrale di Adiivka, nella Prefettura di Donetsk, ammazzando sette civili e ferendone otto. I siti danneggiati sono oltre 200.La Germania ha inviato il primo dei quattro sistemi di difesa aerea Iris- TSlm promessi a Kiev. Gli Stati Uniti hanno accelerato la consegna di due sistemi missilistici terra – aria “Nasams”, uguali a quelli usati per proteggere lo spazio aereo di Washington. Gli attacchi di Mosca con missili e con droni hanno provocato interruzioni dell’energia il 15 regioni ucraine. Secondo il ministero della difesa britannico il sessanta per cento dei droni iraniani, che volano a basse e altitudini e a velocità modeste sono stati distrutti dall’artiglieria contraerea di Kiev. Pare poi riannodato un esile filo di trattativa fra gli Usa e la Russia. Il presidente statunitense Joe Biden potrebbe incontrare Putin in novembre ai margini del summit G 20 che si terrà in novembre in Indonesia. Il consigliere diplomatico di Putin Yuri Ushakov è stato inaspettatamente possibilista: “Non rifiutiamo mai negoziati o altri contatti internazionali utili. Non allontaniamo mai una mano tesa, ma non ci imponiamo”.

Per rispondere al danno parziale al ponte di Kerch Putin ha ordinato il lancio di 83 missili e di 17 droni – kamikaze sul centro di Kiev, su Leopoli, su Ivano – Frakivsk, su Dnipro e su Odessa. Tredici regioni ucraine sono state colpite. Nella capitale Alle 8 e 30 del mattino del 10 ottobre la popolazione si è riparata di nuovo in due stazioni della metropolitana. I missili hanno centrato un’area – giochi all’interno del grande parco Taras Shevchenko situato in una zona universitaria e residenziale. Un altro vettore ha danneggiato  un grande grattacielo tutto vetri che ospita la sede locale della Samsung. Un’esplosione ha sventrato un ponte pedonale e ciclistico che collegava Volodymyr Hill al parco Khreshchaty. Un vettore russo ha sfiorato il palazzo del presidente Zelensky. “«Stanno cercando di distruggerci e spazzarci via dalla faccia della terra», ha denunciato il capo dello stato ucraino. Il contraccolpo sulle reti energetiche del Paese è stato pesante.  Dodici diverse regioni oltre alla città di Kiev, hanno parzialmente interrotto la fornitura di elettricità in 15 Prefetture, tra cui Leopoli, Kiev e Zaporizhzhia, dove ha sede la centrale nucleare più grande d’Europa. La popolazione è stata invitata a ridurre al minimo i consumi lasciando spente stufe elettriche, caldaie, bollitori e altri elettrodomestici.  A Kiev non si sentivano più esplosioni da giugno. A Leopoli, vicina la confine con la Polonia, la fornitura di acqua e di elettricità ha subito molte interruzioni. A partire da domenica 9 ottobre si erano intensificati i lanci di missili su Zaporizhzhia che hanno provocati 14 morti e decine di feriti.  In una telefonata con il presidente americano Joe Biden Zelensky ha dichiarato che “la difesa aerea è attualmente la priorità numero per il Paese”. Putin ha rivendicato “massicci attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina” definendola “uno stato terrorista”. Per il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg  l’Alleanza “continuerà a sostenere il coraggioso popolo ucraino nella lotta contro l’aggressione del Cremlino per tutto il tempo necessario”. Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa Dmitrj Medvedev annuncia che i bombardamenti sono solo “un primo episodio di rappresaglia”.

Il 7 ottobre alle 6 e15 una nube di fuoco aveva avvolto il ponte di Kerch, lungo 19 chilometri e alto 35 metri, voluto da Putin per collegare la Crimea occupata e annessa nel 2014 alla madrepatria russa. Nello stesso giorno il capo dello stato russo ha compiuto settanta anni. La ricorrenza è stata dedicata al lavoro e non a una battuta di caccia o di pesca nella taiga siberiana immortalata da riprese che mostrano il presidente russo in pose da macho alfa, nonostante l’età. Sull’enorme viadotto è esploso un camion imbottito di esplosivo. Le fiamme sono state alimentate anche da sette serbatoi pieni di petrolio trasportati da un treno. Due corsie sono crollate. Tre persone hanno perso la vita. In serata il capo dello stato russo ha firmato un decreto che dovrebbe rafforzare la vigilanza sul ponte e sul gasdotto che collega la penisola alla regione russa di Krasnodar dalla quale sarebbe partito il mezzo. La sicurezza della struttura è stata affidata allo Fsb, i servizi di intelligence della Federazione russa, l’ex Kgb. Finora era gestita da tre entità diverse. Il ministero della difesa controllava lo spazio aereo, la Guardia Nazionale Rosgvardya era responsabile della sorveglianza marittima e il ministero dei trasporti vigilava sul traffico automobilistico e ferroviario. Dopo poche ore il viadotto è stato riaperto ai treni e ai mezzi leggeri su una sola corsia. Putin ha istituito una commissione d’inchiesta che sarà guidata dal vicepremier Marat Khusnullin.

Una maschera antigas calata sulla testa di una persona che poi è stata coperta con uno straccio in fiamme e sepolta viva. E’ la guerra nel villaggio Pisky-Radkivski, prefettura di Kharkiv. In una scatola della camera delle torture sono state trovate corone dentali d’oro. La fonte è il ministero della difesa ucraino. L’esercito di Kiev sta riconquistando decine di villaggi nel sud e nell’est del Paese, se si deve credere al presidente Volodymyr Zelensky. Kiev ha consegnato alla Nato la sua richiesta di adesione, scrive il giornale “Kyiv Independent” , dopo che il capo dello stato il 30 settembre ha deciso di sollecitare un canale rapido per una procedura che richiede però il consenso di tutti 30 paesi dell’Alleanza. Il presidente americano Joe Biden  ha comunicato a Zelensky che invierà nuove armi, compresi i micidiali lanciarazzi Himars, per un valore complessivo di 625 milioni di dollari. La replica immediata di Mosca, affidata a Konstantin Vorontsov, capo della delegazione russa presso la Commissione dell’Onu per il disarmo, è che così aumenta il rischio “di uno scontro militare diretto” fra la Russia e la Nato.

La perdita di Lyman, nodo strategico per le comunicazioni e i rifornimenti delle truppe russe schierate nel Donbass, è stata un colpo durissimo per Mosca. Secondo “Forbes” dopo il 21 settembre fra 700 mila e un milione di russi hanno lasciato il Paese per sottrarsi all’arruolamento di trecentomila riservisti. Igor Murashov, il direttore della centrale atomica di Zaporizhziya è stato arrestato e poi scarcerato. I militari lo hanno bendato e portato via mentre stava per salire su un treno diretto a Energodar. Per Petro Kotin, presidente della società energetica dell’Ucraina Energoatom, la sua detenzione “rappresenta un pericolo per il funzionamento della centra atomica più grande dell’Europa”. Murashov ha la responsabilità principale ed esclusiva della sicurezza nucleare e delle radiazioni dell’impianto. Dopo il rilascio avrebbe intenzione di lasciare l’incarico.

Voglio che mi sentano a Kiev, che mi sentano in Occidente: le persone che vivono nel Lugansk, nel Donetsk, a Kherson e a Zaporizhzhia diventano nostri cittadini per sempre. Difenderemo la nostra terra con tutti i mezzi a nostra disposizione”. Il 30 settembre Vladimir Putin tuona nella sala San Giorgio del Cremlino prima della firma dei cosiddetti “accordi” con i capi filorussi delle quattro entità annesse. La cerimonia comincia con un minuto di silenzio per gli “eroi” che combattono un Ucraina e per “le vittime delle azioni terroristiche di Kiev”. L’Unione Sovietica è passata, una fine che Putin definisce “tragica”, ma i russi che vivono al di fuori dei confini della Federazione ora possono “tornare alla patria storica”. L’amore per la Russia “è un sentimento indistruttibile”. Sotto le mura del Cremlino c’è un enorme palco con la scritta”Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia, Kherson, Russia insieme per sempre”. In una  consultazione in regime di occupazione militare, senza quorum e senza osservatori internazionali il sì all’annessione alla Russia era passato con il 99% dei voti a Donetsk, il 98% a Luhansk, il 93% a Zaporizhzhia e l’87% a Kherson.  Sulla piazza rossa Putin definisce i Paesi dell’Occidente “i nostri avversari geopolitici” impegnati a seminare caos nello spazio ex sovietico con “rivoluzioni colorate e bagni di sangue” per salvaguardare “l’egemonia unipolare”, ma assicura che “la vittoria sarà nostra”. Mosca difenderà anche la famiglia tradizionale: “Genitore 1 e genitore 2 invece di mamma e papà, ma siamo completamente impazziti?”  Nelle pieghe del discorso infuocato il presidente russo infila un passaggio sorprendente: “Siamo pronti a tornare al tavolo dei negoziati”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky naturalmente non ne vuole sapere. Assicura che il suo Paese non negozierà con la Russia fino a quando la guiderà Putin e anzi chiede di entrare nella Nato con una procedura accelerata. Per il vicecapo del Consiglio Nazionale di sicurezza ed ex presidente Dmitrij Medvedev il sì dell’Alleanza atlantica sarebbe “un modo per accelerare l’inizio della terza guerra mondiale”. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg sfoggia cautela ricordando “che l’ingresso di un Paese nella Nato deve essere deciso dagli alleati all’unanimità”.

In Ucraina il massacro dei civili è un rito quotidiano. Kiev ha accusato Mosca di averne uccisi 30 nella provincia di Zaporizhzhia, sganciando bombe su persone in fila. Il governatore regionale ucraino Oleksandr Starukh ha scritto sul suo canale “Telegram” che “aspettavano di recarsi nella zona temporaneamente occupata dai russi per andare a incontrare parenti o per ricevere l’aiuto umanitario”. Le vittime del bombardamento che venerdì 30 settembre ha dilaniato una fila di persone che cercavano di abbandonare in auto la zona grigia a est di Kharkiv sono salite a 24. Hanno perso la vita tredici bambini e una donna incinta.

Il 29 settembre una quarta esplosione aveva squarciato il gasdotto Nord Stream 2 all’interno della zona marittima economica esclusiva della Svezia. Martedì 27 settembre altre due deflagrazioni avevano bucato i due tubi del gasdotto al confine con le acque territoriali danesi al largo dell’isola di Bornholm. Il danno potrebbe essere irreparabile, anche perché la pressione dell’acqua tende a deformare anche i tratti di gasdotto ancora intatti. Nella zona erano state avvistate navi russe, La Nato si è dichiarata “pronta a rispondere unita e con determinazione a qualunque attacco deliberato contro le infrastrutture critiche degli alleati”. Il Nordstream 2 era stato completato alla vigilia della guerra, ma dopo l’invasione dell’Ucraina Berlino non ha voluto aprirlo. In una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan Putin ha bollato l’episodio come un “atto di terrorismo internazionale”. Mosca potrebbe incassare il risultato di aver bloccato le forniture all’Europa e in particolare alla Germania, senza sborsare le poderose penali previste dai contratti.

Nei giorni precedenti Vladimir Putin aveva rispolverato la minaccia della guerra nucleare accompagnandola con la mobilitazione di circa trecentomila riservisti chiamati in soccorso dopo le batoste subite in Ucraina. Mosca ha spiegato il presidente russo deve resistere a un Occidente che vuole distruggere la Russia ed è pronta a “usare ogni mezzo a sua disposizione”. “Non sto bluffando”, ha avvertito nel discorso alla nazione mandato in onda all’alba dopo diversi rinvii. “È destino del nostro popolo – ha scandito il presidente dagli schermi televisivi – fermare coloro che cercano il dominio mondiale e minacciano di smembrare e rendere schiava la madrepatria”.  Il ministro della difesa Sergej Šojgu ha precisato che la mobilitazione riguarda solo 300 mila uomini su 25 milioni e che le vittime nella cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina sono state solo seimila. La borsa di Mosca ha chiuso con un calo del 3 per cento. Secondo “Meduza”, il sito dei dissidenti russi riparati in Lettonia, il reclutamento dei riservisti sarà affidato ai governatori delle Regioni.

Il politologo statunitense Ian Bremmer annota su twitter che su Google c’è un picco di ricerche su “come rompersi un braccio”. Sospetta che gli autori siano riservisti russi richiamabili sotto le armi. I biglietti aerei verso i Paesi nei quali i russi possono andare senza visto sono esauriti e i prezzi sono alle stelle. Le destinazioni più richieste sono Erevan e Tbilisi, le capitali dell’Armenia e della Georgia, e Istanbul. Per il volo della Turkish Airlines per Istanbul i biglietti sono esauriti fino al 25 settembre e costano 172.890 rubli ossia 2800 euro. La Finlandia ha deciso di chiudere i suoi valichi di confine. Secondo il network televisivo americano “Cnbc” sono introvabili anche i biglietti per Belgrado. Quelli più economici costano 2900 euro. A Mosca, a San Pietroburgo e in altre città della Federazione russa sono riapparse manifestazioni di protesta non oceaniche come nel primo mese dell’invasione dell’Ucraina. Per la legge voluta da Putin si rischiano 15 anni di carcere per la diffusione di informazioni sull’esercito che fossero ritenute “false” dall’autorità. L’organizzazione non governativa Ovd-info nella sera del 21 settembre ha registrato 735 fermi in 36 centri urbani.

Puntualmente nelle zone liberate dagli ucraini emergono gli orrori delle truppe russe. Prima una fossa comune nella quale almeno uno dei corpi recuperati aveva le mani legate dietro alla schiena. Poi immagini satellitari della società statunitense “Maxar Technologies” hanno portato alla luce il cosiddetto “Cimitero della foresta”. Conterrebbe 450 salme. La Repubblica Ceca, presidente di turno della Ue, ha chiesto che venga costituito un Tribunale internazionale per i crimini di guerra commessi in Ucraina.  Il “New York Times” ha pubblicato intercettazioni telefoniche di soldati russi. In marzo Serghei dice alla fidanzata: “Ci hanno dato l’ordine di uccidere tutti quelli che vediamo… Ed è quello che facciamo. Uccidiamo tutti i civili che ci passano davanti e li trasciniamo nella foresta. Ormai sono diventato un assassino».

 

 Gli ispettori dell’Aiea, l’agenzia delle Nazioni Unite che dovrebbe impedire la proliferazione delle armi nucleari, dopo una lunga attesa erano riusciti a entrare nella centrale atomica di Zaporizhzhia occupata dai russi nei primi giorni di marzo. Il direttore generale dell’agenzia Rafael Grossi ha dichiarato che la “integrità fisica della centrale è stata ripetutamente violata”. I suoi tecnici hanno ispezionato la struttura, dalla centrale operativa ai reattori guardati a vista dagli uomini di Rosatom, l’agenzia della Federazione russa per l’energia nucleare. Mosca ha chiesto che la questione della centrale sia esaminata dal consiglio di sicurezza dell’Onu. La cittadina di Energodar, la più vicina alla centrale, è stata nel mirino dell’artiglieria russa fino all’alba. Alle 4 e 57 locali, dopo diversi colpi di mortaio, è stato disattivato automaticamente il reattore numero 5. Secondo i filorussi della zona Kiev avrebbe addirittura tentato un blitz con una squadra di sabotatori. Il network televisivo statunitense “Cnn” ha trasmesso immagini di mezzi militari di Mosca parcheggiati nell’area turbine connessa a uno dei sei reattori. Energoatom, l’agenzia nucleare di Kiev, ha dichiarato che “Mosca pianifica di spegnere i blocchi di alimentazione dell’impianto e di distaccarli dalla rete elettrica ucraina”. “Attualmente – precisa in una nota – l’esercito russo è alla ricerca di forniture di carburante per i generatori diesel che dovrebbero essere accesi dopo lo stop, per alimentare i sistemi di raffreddamento”.

Il 6 luglio i russi avevano trasformato la centrale in una loro base e avevano perfino minato la sponda del fiume dal quale i sei reattori prelevano l’acqua per raffreddare l’impianto confidando che non sarebbe stata colpita dai reparti di Kiev lontani appena 5 chilometri. In precedenza avevano minacciato di svuotare le grandi vasche di raffreddamento perché erano convinti che fossero state usate per nascondere armi. In maggio era stato ucciso con armi automatiche nella sua casa Serhiy Shvets, 53 anni, un membro dell’unità di riparazione energetica della centrale accusato di aver passato informazioni ai soldati ucraini. Una quarantina di lavoratori ucraini sono tenuti in ostaggio all’interno dell’impianto.

A Mosca è morto in circostanze oscure un altro oligarca.  E’ Ravil Maganov, 67 anni, presidente del gigante del gas e del petrolio Lukoil, centomila dipendenti. Diversi media della capitale scrivono che sarebbe precipitato da una finestra del sesto piano della Clinica ospedaliera centrale, la stessa struttura nella quale era ricoverato anche Mikhail Gorbaciov. Secondo una fonte anonima della polizia citata dall’agenzia “Tass” Maganov si è suicidato. Sarebbe stato ricoverato per problemi cardiaci. Assumeva farmaci antidepressivi. Era stato dirigente della Langepasneftegaz, una delle tre aziende siberiane dalla cui fusione nel 1991 nacque la Lukoil. Per molti anni era stato il responsabile delle prospezioni geologiche. Pare che non condividesse la necessità della guerra in Ucraina

Maganov è solo l’ultimo enigma di una serie di cadaveri eccellenti e misteriosi. In meno di 48 ore l’intelligence russa, lo Fsb, ha comunicato di aver scovato la responsabilità degli 007 ucraini nell’agguato mortale a Darya Dugina, 29 anni, nota commentatrice televisiva e figlia dell’intellettuale Alexander, l’ideologo che fornisce le coordinate culturali alla politica estera di Putin. La persona che il 20 agosto ha fatto saltare in aria la Toyota Land Cruiser Prado di Aleksandr Dugin, il suv sul quale viaggiava Darya, piazzando una carica potentissima sotto il sedile di guida sarebbe Natalya Vovk, una cittadina ucraina di 43 anni al servizio dell’intelligence di Kiev “Sbu” entrata in Russia il 23 luglio con la figlia Sofia Shabane,12 anni. Entrambe sarebbero arrivate nella Federazione russa a bordo di una Mini Cooper sulla quale sono state applicate tre targhe. La prima era della autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, la seconda del Kazakhistan, usata a Mosca, e la terza ucraina, quella della fuga in Estonia attraverso la regione russa di Pskov.

La sera dell’attentato Natalya e la figlia avrebbero seguito la conferenza di Alexander Dugin a Zakharovo su “Tradizione e storia”. Pochi minuti dopo che Darya era partita la Vovk avrebbe fatto deflagrare la bomba con un telecomando. La carica micidiale sarebbe stata piazzata dalla figliola. Le mosse dell’attentatrice sono state seguite con varie telecamere di sorveglianza i cui filmati sono stati diffusi dallo Fsb. La riprendono durante le ispezioni della polizia di frontiera all’ingresso in Russia e all’uscita e mentre tenta di entrare nel condominio nel quale abitava Darya Dugina. Secondo il gruppo di hacker russi RaHDit la Vovk sarebbe in forza al Reggimento ucraino Azov. RaHDit ha pubblicato un tesserino militare che confermerebbe la sua ricostruzione. Dopo due giorni Dugin ha rotto il silenzio. Ha definito l‘azione che ha fulminato la figlia “un attacco terroristico compiuto dal regime nazista ucraino”. “La risposta – ha tuonato – non può limitarsi a una vendetta, ma deve portare alla vittoria, con la V maiuscola”. Aleksandr Dugin, 60 anni, figlio di un’ufficiale dell’intelligence militare dell’Urss, massimo teorico della guerra contro “l’Anticristo e il satanismo del moderno sistema di valori occidentali”, avrebbe dovuto essere a bordo, ma all’ultimo momento era salito su un’altra auto. Alcuni video diffusi su internet lo mostrano con le mani nei capelli a pochi metri dall’auto in fiamme.

Secondo “Russia Today” nel 2014 Aleksandr Dugin era stato licenziato dall’Università statale di Mosca dopo un appello a “uccidere, uccidere, uccidere gli ucraini”. Nel 2015 gli erano state imposte sanzioni internazionali perché aveva propugnato con grande determinazione l’annessione della Crimea alla Federazione russa. Anche Darya Dugina era stata sottoposta a misure restrittive del Dipartimento statunitense del Tesoro nella sua veste di direttrice del sito “United World International” di proprietà dell’oligarca Evgenij Prigožin, titolare di una immensa catena di ristorazione e sospettato di essere il vero proprietario del “Gruppo Wagner”, paramilitari al servizio del Cremlino nelle aree di conflitto.

Nel 1997 il volume di Aleksandr Dugin “The Foundations of Geopolitics: the Geopolitical Future of Russia” diventò un bestseller venduto anche nei supermercati. Indicava disinformazione e soft power come strumenti per destabilizzare l’Occidente, Stati Uniti in testa. «L’Eurasia e il cuore della Russia – scriveva – rimangono teatro di una nuova rivoluzione. Il nuovo impero euroasiatico verrà costruito sulla base del principio fondamentale del nemico comune: il rigetto dell’atlantismo, del controllo strategico americano, il rifiuto di consentire ai valori liberali di dominarci». In marzo in un’intervista a uno youtuber russo Darya aveva dichiarato che il Donbass accetterà “l’impero euroasiatico” teorizzato dal genitore.

In Crimea il 9 agosto dodici forti esplosioni avevano devastato la base aerea di Saki alle 15 e 50, provocando un morto e sette feriti fra i quali due bambini. La guerra ha toccato duramente anche la penisola che la Russia si era annessa nel 2014 strappandola all’Ucraina. Un alto funzionario militare di Kiev ha detto al “New York Times” che da Saki “partivano regolarmente aerei per colpire le nostre truppe nel teatro meridionale del conflitto”. Il ministero della difesa della Federazione russa ha ammesso solo un incidente in un deposito chiuso di munizioni per aerei nella struttura vicina al villaggio di Novofedorovka. Saky è a circa 200 chilometri dalla linea del fronte.

Il 5 agosto a Toretsk, una città della prefettura di Donetsk, otto persone sono morte e quattro sono state ferite. Tre erano bambini. La loro unica “colpa” era aspettare che un autobus arrivasse alla fermata.  A Mykolaiv, 133 chilometri a est di Odessa e ultimo bastione di difesa del grande porto ucraino sul Mar Nero, la polizia e il sindaco hanno denunciato intensi bombardamenti che il 2 agosto sono costati la vita a due persone e hanno danneggiato decine di edifici, fra i quali un ospedale.  Kiev rivendica però di aver riconquistato 46 centri della provincia di Kherson anche grazie agli ultimi 4 lanciarazzi Himars arrivati dagli Stati Uniti (in totale sono ora 8) e ai 3 sistemi Mars-II forniti dalla Germania assieme ai carri armati Leopard e agli obici Howitzer 2000. Nella capitale ucraina 300 persone risultano disperse. Secondo la polizia molte sarebbero detenute in Bielorussia.

Il 30 luglio è stata bombardata la Colonia penale numero 52 di Olevnika, un villaggio del territorio controllato dai separatisti filo-russi non lontano da Donetsk. Cinquantatre persone hanno perso la vita. In quel carcere erano stati appena trasferiti molti militari ucraini che si erano arresi dopo un’eroica resistenza di 10 settimane nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal di Mariupol. Denis Pushilin, leader filorusso della Repubblica Popolare di Donetsk, attribuisce la carneficina a Kiev: “Sono stati gli ucraini con missili Himars di fabbricazione americana. E’ ovvio che è un’azione intenzionale che mira ad eliminare i membri del Reggimento Azov proprio quando hanno cominciato a testimoniare”. Kiev replica che si tratta “di una classica, cinica ed elaborata operazione condotta sotto falsa bandiera sia per “macchiare l’Ucraina di crimini di guerra agli occhi degli alleati, sia per nascondere la tortura e le esecuzioni dei prigionieri”. Secondo l’intelligence ucraina, lo “Sbu”, il massacro sarebbe opera dei mercenari del “Gruppo Wagner” guidato per l’occasione dal suo proprietario, l’oligarca Evgenij Prigožin.  Nello stesso giorno sui social media è apparso un video nel quale un supposto mercenario russo evira con una lametta un prigioniero di guerra ucraino.

L’intesa “storica” per l’esportazione di venti milioni di tonnellate di cereali prodotti dall’Ucraina non aveva ancora 24 ore di vita quando 4 missili russi da crociera “Kalibr” si sono abbattuti sullo scalo marittimo di Odessa. Due sono stati intercettati. Due sono arrivati a destinazione ha scritto su “Telegram” il “Comando operativo sud” di Kiev. La portavoce del ministero degli esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato che missili ad alta precisione di Mosca hanno colpito una nave militare ucraina alla fonda nello scalo marittimo della città sul Mar Nero. Odessa, Chornomorsk e Yuzhnoye sono i tre scali marittimi che dovrebbero dare il via alle esportazioni. Le navi debbono seguire rotte libere da mine indicate dagli ucraini, ma senza scorta militare. Nel Mar Nero vengono sottoposte a ispezioni del personale dell’Onu, della Turchia, dell’Ucraina e della Russia fino allo stretto del Bosforo. L’intesa è stata firmata nel palazzo Dolmabahçe di Istanbul grazie alla lunga mediazione del presidente turco che, però, non era riuscito a far sedere allo stesso tavolo russi e ucraini.

Il sindaco di Sloviansk è Vadim Lyakh, un ex sostenitore del presidente alleato di Mosca Yanukovich. Il primo cittadino oggi rinnega le sue antiche convinzioni e spiega così questa guerra senza limiti: ”Perché ci bombardano? Vogliono creare un’atmosfera di terrore per spingere la gente a protestare contro il governo in carica e a chiedere che faccia finire i combattimenti. L’obiettivo di Mosca è aprire negoziati di pace da una posizione di forza e sotto una consistente pressione civile.  Il capo di stato maggiore del Regno Unito Tony Radakin calcola che i russi abbiano perso il 30 per cento della loro efficacia nei combattimenti sul campo, ossia 50 mila soldati fra morti e feriti.

Alla vigilia della grande offensiva nel sud del Paese il presidente Volodymyr Zelensky aveva esautorato il capo dei servizi segreti, in sigla Sbu, Ivan Bakanov, un suo amico d’infanzia, invocando l’articolo 47 dello statuto disciplinare delle Forze Armate del suo Paese che punisce “il mancato svolgimento dei compiti di servizio, che ha portato a vittime umane ad altre gravi conseguenze o comunque creato una minaccia”. La Sbu viene ora sospettata di tradimenti che avrebbero consentito a Mosca la rapida occupazione di Kherson. Con un secondo decreto il presidente ucraino ha sollevato dall’incarico anche il procuratore generale Irina Venediktova e ha attribuito l’incarico al vice della magistrata rimossa Oleksiy Symonenko.

Le vittime del raid russo su Chasiv Yar, nel Donetsk, sono salite a 45. Una è un bambino. Nel grande condominio di 5 piani sbriciolato da tre missili russi Iskander erano rimasti solo otto civili ma il 9 luglio si erano riparati nel palazzo anche molti soldati ucraini. L’edificio era di proprietà della fabbrica di mattoni ignifughi attorno alla quale era nata Chasiv Yar. Il ministero della difesa di Mosca ha sostenuto di aver distrutto un hangar nel quale si trovavano obici da 155 millimetri e ha rivendicato di aver fulminato “trenta militari ucraini”. La portavoce del ministero degli esteri di Mosca Maria Zakharova avverte che tutto questo rischia di portare a “un conflitto armato diretto tra potenze nucleari”.

A Mariupol, la città-icona del martirio ucraino, otto abitanti costretti dai militari di Mosca a sgombrare le macerie di un impianto metallurgico hanno smosso una mina che li ha dilaniati. “Stanno usando i civili locali come specialisti nello smaltimento degli ordigni esplosivi”, trasecola sui social il consigliere del sindaco in esilio Petro Andriushchenko.

A Kherson, secondo i servizi di intelligence di Kiev che pubblicano la notizia sul loro canale “Telegram”, i russi bruciano i corpi per nascondere il numero degli uccisi. Dal carcere le salme vengono portate con furgoni in zone di periferia nelle quali sono fatti brillare ordigni che innescano incendi (ma ai vigili del fuoco locali viene impedito di avvicinarsi per spegnerli). Una bomba piazzata nella sua auto è costata la vita a Dmytro Savluchenko, membro dell’amministrazione filorussa e responsabile del Dipartimento famiglia, gioventù e sport. Nello stesso modo ha perso la vita Eugeny Yunakov, capo della citta’ di Velikiy Burluk, occupata dai militari di Mosca nella Prefettura di Kharkiv. Yuriy Sak, portavoce del ministero della difesa ucraino, ha ricordato che nel Donetsk restano sotto il controllo di Kiev Sloviansk e la vicina Kramatorsk. Mosca ha rivendicato di aver ucciso 120 “soldati di fortuna” in una base vicina a Mykolaiv.

Le truppe di Kiev hanno issato la bandiera ucraina sull’Isola dei Serpenti, 100 abitanti, 40 chilometri a sud-ovest di Odessa, avamposto cruciale per conquistare la grande città portuale che si affaccia sul Mar Nero. Il 30 giugno i russi avevano dovuto abbandonarla.  Alla difesa dell’Isola dei Serpenti dalle incursioni ucraine avrebbe dovuto partecipare anche l’incrociatore Moskva che fu centrato nella notte fra il 13 e il 14 aprile da due missili Neptune lanciati dalle forze armate di Kiev. La controffensiva ucraina era scattata il 20 giugno provocando un fuoco di fila russo di dieci missili che in 25 minuti avevano sparso bombe a grappolo (ndr. consentite dalle convenzioni internazionali solo contro le concentrazioni di truppe) nella città portuale di Mykolaiv.

La vendetta russa sui civili ucraini per il ritiro dall’Isola dei serpenti è arrivata, puntuale, il primo luglio. Un missile sganciato da un aereo si è abbattuto su un condominio e su un centro ricreativo a Serhiivka, ottanta chilometri a sud di Odessa. I morti sono stati 21. Sedici abitavano nel palazzo, 5 vittime, fra le quali un bimbo di dodici anni, hanno avuto la sventura di trovarsi nel parco giochi nel momento sbagliato. “I missili Kh-22 – ha spiegato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky al premier norvegese Jonas Gahr Stoere che stava incontrando a Kiev – sono stati concepiti per colpire portaerei e grandi navi da guerra. L’esercito russo li ha usati contro un normale palazzo di nove piani abitato da civili”.

Mosca ha mandato in prima linea a morire soprattutto i cittadini asiatici dello sterminato territorio della Federazione russa. I buriati (buddisti tibetani), appena lo 0,3 per cento della popolazione, sono stati il 4,5 per cento dei deceduti nelle prime 3 settimane di guerra in Ucraina. I kazaki che hanno perso la vita sono sette volte la loro percentuale nella popolazione complessiva. La stessa proporzione si registra per i Tuva, che vivono in una regione ai confini con la Mongolia.

A Mariupol, stando alle autorità ucraine deposte dai russi, sono stati demoliti 1300 edifici residenziali senza rimuovere i cadaveri rimasti sotto le macerie. I morti nei primi tre mesi di guerra sarebbero ventiduemila. Piazza libertà è stata ribattezzata piazza Lenin. Mancano acqua potabile e farmaci e incombe il rischio del colera. La città sta per tornare al suo toponimo sovietico. Dal 1948 al 1989 si chiamava Zdanov, l’uomo che fu capo della cultura sotto Stalin e che perseguitò Prokofev e Shostakovic. Gli abitanti rimasti non possono spostarsi dalle loro case distrutte senza essere in possesso di un certificato. I russi denuncia Vadym Bojchenko, il sindaco deposto da Mosca, arrestano o uccidono i volontari e i funzionari ucraini che non collaborano con le autorità dell’occupazione.

Secondo Kiev, Mosca ha sottratto 500 mila tonnellate di grano, per un valore di 100 milioni di dollari, e lo ha trasferito nei porti in Crimea e per poi caricarlo sui suoi cargo.  I missili russi hanno sbriciolato la villa del più importante produttore di grano ucraino Oleksi Vadatursky a Mikolaiv. Del magnate agricolo e della logistica e della moglie Raissa non è stato possibile recuperare neppure qualche misero resto. Dall’inizio dell’invasione finanziava l’esercito ucraino e non aveva voluto saperne di lasciare il suo Paese. Era nato 74 anni fa in un kolchoz sovietico vicino alla città.

Il Parlamento di Mosca ha approvato una legge che innalza il limite di età per l’arruolamento nelle forze armate di Mosca da 40 a 50 anni. I reclutati saranno volontari e verranno retribuiti. Gli 007 occidentali calcolano che dei 150 mila militari lanciati nella guerra all’Ucraina almeno un terzo manchino all’appello fra morti, feriti e prigionieri. Su questi ultimi sono stati avviati scambi a dir poco dubbi. Nei territori occupati da Mosca vengono arrestati anche molti civili che poi vengono spacciati per militari quando si procede alla loro liberazione in cambio di soldati catturati dagli ucraini. Il servizio di intelligence di Kiev ha pubblicato su “Telegram” un’intercettazione di un soldato russo. Il militare racconta alla moglie che il suo reparto ha “ripulito” Kharkiv, la seconda città ucraina per popolazione, lanciando granate negli scantinati. “Abbiamo – si compiace – un distaccamento chiamato squadra suicida, una squadra di teppisti”.

A Mariupol i russi hanno trasformato il supermercato Schyryi Kum sul viale Svobody in una discarica di corpi di caduti riemersi dalle tombe quando hanno cercato di aggiustare le condotte dell’acqua. “Li stanno accumulando come se fossero immondizia”, è l’amaro commento di Petro Andriushchenko”, consigliere dell’ex sindaco ucraino Vadym Boichenko.  I russi hanno completato la rimozione delle macerie del Teatro d’arte drammatica distrutto in marzo. Centinaia di corpi sono finiti nella fossa comune di Mangush. L’ex primo cittadino ha denunciato che oltre 40 mila suoi concittadini sono stati “trasferiti con la forza” e che l’esercito di Mosca ha sterminato il doppio delle persone che furono massacrate da nazisti, ventimila contro i diecimila caduti nei due anni della seconda guerra mondiale.

Secondo il sindaco di Irpin Oleksandr Markushin “le forze russe hanno preso di mira le città satellite di Kiev Hostomel, sede dell’aeroporto, e Irpin con bombe al fosforo la notte del 22 marzo. Markushin ricorda che l’uso di quelle armi contro i civili è vietato dalla Convenzione di Ginevra perché provocano ustioni gravissime. Il vicecapo della polizia di Kiev ha diffuso un video nel quale le truppe di Mosca vengono accusate di aver colpito con bombe al fosforo anche Kramatorsk, a nord del Donetsk.

Nei sobborghi di Kiev era entrata in azione un’arma ancestrale, lo stupro delle donne del nemico. Ihor Sapozhko, sindaco di Brovary, un centro a oriente della capitale ucraina, non ha dubbi: “I soldati russi violentano le donne ucraine. Lo raccontano tanti che scappano dalle zone occupate e siamo a conoscenza di casi specifici. Più di una fonte ci ha detto che almeno in una circostanza hanno violato le nostre soldatesse catturate nella battaglia dell’aeroporto di Hostomel e poi le hanno uccise”.

Affiorano crepe nel “cerchio magico di Putin”. Si è dimesso Anatoly Chubais, inviato speciale del presidente per il clima. Vladimir Mau, 62 anni, insigne economista e consigliere del Cremlino, il 30 giugno, è finito agli arresti domiciliari fino al 7 agosto per aver “distratto” una somma pari a 21 milioni di rubli (317 mila euro). In marzo aveva sottoscritto un documento a favore della demilitarizzazione e della denazificazione dell’Ucraina assieme ad altri 260 accademici e rettori di atenei. “La guerra costerà vite e danneggerà due nazioni che sono state sorelle per centinaia di anni”, ha scritto Mikhail Fridman, uno degli uomini più ricchi della Russia in una lettera ai dipendenti della sua società di fondi di investimento che ha sede a Londra. Lo ha seguito a ruota Oleg Deripaska con un post su Telegram. Il magnate dei metalli, il cui nome figura nella lista nera degli Usa, ha scritto: “La pace è importante. I negoziati debbono cominciare subito” e di recente ha ribadito il concetto.

La Russia ha approvato una legge che imbavaglia i mass media. Anche “Novaya Gazeta”, il giornale di Anna Politkovskaja, uccisa per le sue rivelazioni sugli orrori del conflitto in Cecenia, ha gettato la spugna. Le pubblicazioni sono sospese fino alla fine della guerra e la licenza della testata è stata ritirata. Il giornalista Ivan Safronov è stato condannato a 22 anni di colonia penale di massima sicurezza.