Londra, 25 agosto 2014  - Il primo cittadino britannico ad aver contratto il virus ebola è stato rimpatriato dalla Sierra Leone su un jet appositamente attrezzato inviato dalla Royal Air Force. L'uomo, atterrato nel Regno Unito, è stato portato d'urgenza in ambulanza al Royal Free Hospital di Londra. Il paziente, di cui non è ancora stata resa nota l'identità, lavorava in un centro per il trattamento dell'ebola nella Sierra Leone orientale, la regione più colpita dal focolaio. 

Insieme a lui è stato infettato anche un altro operatore sanitario, senegalese, che si trovava lì per conto di un ente partner dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Anche per lui si sta valutando l'evacuazione. Questi due casi evidenziano i rischi cui sono esposti gli operatori sanitari che lavorano in prima linea nella battaglia contro l'ebola, che ha ucciso finora più di 1.400 persone in tutta l'Africa occidentale, secondo le ultime cifre dell'Oms.

CODACONS: DIFFIDA A MINISTERI ESTERI E SANITA' - Una diffida ai ministeri della Salute e degli Esteri, all'Enac e agli aeroporti internazionali italiani affinché "siano adottate misure urgenti sul fronte Ebola a tutela della salute dei cittadini". E' quanto annuncia il Codacons che non esclude una denuncia per il "reato di concorso per omissione in epidemia colposa". "Con questa diffida - sottolinea il presidente dell'associazione Carlo Rienzi - chiediamo di sottoporre ai necessari controlli medici tutti quei soggetti che entrano in Italia provenendo dai paesi dove si sta diffondendo il virus".

"In particolare l'Enac - precisa Rienzi - deve fornire l'elenco dei viaggiatori partiti da Liberia, Nigeria, Sierra Leone e Guinea, atterrati presso altri scali europei e successivamente diretti agli aeroporti italiani. Tali passeggeri devono essere sottoposti a screening obbligatori, indispensabili per evitare che il virus Ebola faccia il suo ingresso in Italia". Nella diffida diretta ai due ministeri il Codacons chiede medesimi controlli anche sui profughi provenienti dall'Africa che sbarcano a Lampedusa e sulle coste siciliane e chiede di "bloccare tutti i voli privati dai paesi a rischio". "I rischi per la popolazione italiana esistono - aggiunge Rienzi -, ma possono essere circoscritti attraverso controlli serrati sui soggetti che entrano nel nostro paese provenendo dalle aree a rischio. Se il ministro della Salute e quello degli Esteri non adotteranno le misure richieste, sarà inevitabile una denuncia nei loro confronti la procura dovrà agire per il reato di concorso per omissione in epidemia colposa". 

MORTO MEDICO LIBERIANO CURATO CON ZMAPP - Il dottor Abraham Borbor, vice direttore del centro medico liberiano John F. Kennedy, è morto ieri sera a causa del virus Ebola, nonostante fosse stato curato con il farmaco sperimentale ZMapp. Lo rende noto il sito web FrontPageAfrica, citando il ministro dell'Informazione della Liberia Lewis Brown. Il decesso di Borbor, ha dichiarato il ministro, è stato una sorpresa visto che il medico aveva mostrato segni di miglioramento dopo la somministrazione dello ZMapp. "Ieri camminava tranquillamente e i dottori si erano detti ottimisti che potesse riprendersi completamente", ha dichiarato Brown. "Era un mio compagno di classe al liceo, quindi questa morte mi colpisce da vicino", ha proseguito il ministro parlando di Borbor, unico medico internista iscritto all'albo in Liberia.  Lo scorso 14 agosto erano giunte in Liberia tre dosi di ZMapp, somministrate a Borbor e ad altri due medici, un nigeriano e un ugandese. Un quarto dottore era stato messo in isolamento a causa dell'Ebola insieme agli altri tre, ma è guarito senza ricevere il farmaco sperimentale. Lo ZMapp è stato usato su due collaboratori sanitari statunitensi e su un prete spagnolo; i primi due si sono ripresi, mentre il missionario non è sopravvissuto alla malattia.

UNICEF: 68 TONNELLATE DI AIUTI IN LIBERIA - Un aereo cargo con 68 tonnellate di forniture sanitarie e igieniche dell'Unicef è atterrato a Monrovia ieri mattina, per portare aiuti urgenti e necessari a combattere la peggiore epidemia di Ebola nella storia. Il carico, partito dal Centro Unicef mondiale di aiuti di Copenaghen, conteneva aiuti e indumenti di emergenza di base utili agli operatori sanitari impegnati in prima linea a proteggere loro stessi e a prevenire la diffusione dell'infezione. Gli aiuti includono: 27 tonnellate di cloro concentrato per disinfettare e depurare l'acqua, 450.000 paia di guanti in lattice, sali per la reidratazione orale e kit per cibo terapeutico per nutrire i pazienti sottoposti a trattamento.

Al 20 agosto sono stati oltre 1.000 i casi confermati o sospetti di Ebola in Liberia, con 613 decessi. In parte la rapida diffusione della malattia è dovuta all'indebolimento del sistema sanitario del paese, che è stato gravemente danneggiato da anni di guerra civile. "L'Unicef sta lavorando su più fronti dall'inizio dell'epidemia per fornire gli approvvigionamenti d'emergenza necessari, nonché per sensibilizzare le comunità con le informazioni utili per fermare la diffusione della malattia. Questo carico completerà i nostri sforzi con una nuova ondata di forniture per equipaggiare le strutture sanitarie, sostenere il controllo delle infezioni e proteggere i lavoratori sanitari in prima linea", ha detto Sheldon Yett, Rappresentante Unicef in Liberia. L'Unicef ha già fornito aiuti per più di 2 milioni di dollari, che comprendono: forniture sanitarie, indumenti di protezione per gli operatori sanitari, cloro, spray e altre attrezzature per l'acqua e i servizi igienici per controllare le infezioni; motocicli e altro supporto logistico per consentire agli operatori sanitari comunitari e agli altri partner di potersi spostare tra le varie comunità. L'Unicef sta inoltre implementando squadre di comunicatori tradizionali per diffondere messaggi di prevenzione nelle comunità in tutta Liberia, sta realizzando materiali informativi e programmando attività nelle radio per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla diffusione della malattia. 

OMS: SE ALIMENTI COTTI BENE SI EVITA CONTAGIO - Se gli alimenti sono adeguatamente preparati e cucinati, l'uomo non può esserne contagiato se li mangia. Il virus Ebola viene infatti disattivato attraverso la cottura. E' questa una delle indicazioni che fornisce, in una scheda pubblicata sul suo sito, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a proposito del virus. Nel documento l'Oms elargisce prima informazioni di carattere generale, poi sulla trasmissione e i cibi. Spiega che l'infezione e' trasmessa attraverso il contatto diretto con sangue, fluidi corporei e tessuti di animali o persone infette, e che durante un'epidemia, le persone più a rischio di contagio sono gli operatori sanitari, i familiari e chi è stato a stretto contatto con malati e persone decedute. Appropriate misure di controllo e prevenzione dell'infezione possono essere adottate per fermare la trasmissione, oltre a cure di supporto per aiutare a ridurre la mortalità. La diffusione dell'infezione può essere controllata anche con l'uso delle misure di protezione raccomandate nelle cliniche e negli ospedali, nelle assemblee di comunità e durante le cerimonie di sepoltura o a casa. Gli animali che possono ospitare il virus e diffonderlo sono scimmie, pipistrelli, piccoli roditori e toporagni. Nelle passate epidemie la fonte iniziale di contagio è stata probabilmente il contatto umano con animali selvatici attraverso la caccia, macellazione o preparazione della loro carne infetta, con successiva trasmissione da uomo a uomo. In quest'ultima epidemia tuttavia, la maggior parte dei casi e' il risultato di una trasmissione da uomo a uomo. Per quanto riguarda i cibi, le misure igieniche di base (come lavarsi regolarmente le mani, cambiarsi abiti e stivali prima e dopo aver toccato questi animali e i loro organi) possono prevenire l'infezione degli uomini che hanno contatti diretti con animali infetti, carne cruda e sottoprodotti. Inoltre la carne di animali malati non deve essere mai consumata.