Venezia, 23 settembre 2017 - Mangiare sano, muoversi di più, evitare il sovrappeso. Ecco tre fattori correlati alla longevità. Alcune regole del benessere sono ormai assodate: limitare il sale (più le pietanze sono insipide meglio è), abolire il fumo, limitare l'alcol. Quel che ancora oggi sfugge è la comprensione dei meccanismi attraverso i quali ormoni e metabolismo influenzano i geni e prolungano l'aspettativa di vita. Ne ha parlato Elio Riboli, direttore della School of Public Health presso l'Imperial College di Londra e docente di Igiene all'Università Humanitas di Milano, relatore per The Future of Science, a Venezia con la Fondazione Cini, la Fondazione Veronesi e la Fondazione Tronchetti Provera, enti promotori.

Dopo il giro di boa dei 50 anni chi si converte a una vita sana, e mantiene questo regime nel tempo, ha il 96% di probabilità di superare la soglia dei 75 alla grande, indenne dalle patologie più insidiose come ictus, cardiopatie e via dicendo, e sempre secondo i medici oggi può arrivare senza troppi acciacchi, grazie anche ai farmaci innovativi, tranquillamente sopra i 90. Vedi il caso della Svizzera dove ci sono intere aree popolate da arzilli novantenni. Uno studio randomizzato su mezzo milione di europei ha indagato questo fenomeno.

Ma come si fa ad arrivare in buona salute a settant'anni? «Determinanti gli stili di vita tra i 55 e i 70 anni - spiega il professor Riboli - alimentazione equilibrata, poca carne poco alcol, attività fisica, anche moderata ma quotidiana, niente fumo, tenere a posto il peso e la pressione corporea». «Gli alimenti non sono buoni o cattivi in quanto tali – ha spiegato ancora Riboli nel corso della sessione Nutrition di The Future of Science – dipende da come interferiscono con il metabolismo delle cellule. Anni addietro le ricerche mostravano una correlazione tra il consumo di frutta, verdura, cereali integrali, e un rischio ridotto di contrarre il cancro, mentre il consumo di zuccheri, grassi animali e carni conservate sembrava portare a un rischio superiore». Ora non è il caso di spaventare il lettore con divieti incomprensibili. Anche un bel panino al salame o alla mortadella può avere diritto di cittadinanza nella nostra mensa, ogni tanto, dipende dal contesto e da alcune variabili. Che cosa significa? «Vuol dire che gli studi non tentarono a suo tempo di distinguere gli effetti provocati dai singoli alimenti e nutrienti, perché il ruolo dell’obesità e della scarsa attività fisica nel suo complesso, nell’insorgenza dei tumori, non era stato ancora identificato».

The Future of Science ci ricorda che alcune popolazioni sembrano più protette di altre per certi tipi di inconvenienti. Ad esempio il tumore dello stomaco, tanto temuto, è legato a diversi fattori di rischio, tra questi il più noto (ma non l'unico) è l'Helicobacter pylori, che si può eradicare con una cura antibiotica appropriata. Ma come si spiega che il tumore allo stomaco è meno rappresentato nelle popolazioni anglosassoni, anche a fronte di un maggior consumo di carne e grassi animali? Succede forse perché quei bongustai non aggiungono sale ai piatti.

I progetti di ricerca in seno all’EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) e riguardanti il consumo di determinati alimenti e nutrienti hanno chiarito una relazione significativa tra il consumo di fibre, in particolare quelle contenute nei cereali, e la riduzione del rischio di cancro del colon retto. Il consumo di grassi totali e diversi sottotipi di grassi non è stato invece collegato a un rischio di cancro più elevato. Dal punto di vista della sanità pubblica, i fattori legati allo stile di vita sono estremamente interessanti, aggiunge Riboli, poiché spesso coincidono con i principali rischi noti di malattie cardiovascolari e diabete, offrendo la possibilità di personalizzare la prevenzione delle malattie non trasmissibili tramite il medesimo insieme di interventi a livello pubblico. Uno degli ambiti di ricerca ha coinvolto i componenti della sindrome metabolica e la glicemia.

Nel corso del New York University Women’s Health Study è emerso che livelli elevati di insulina sono stati associati a un maggior rischio di sviluppare vari tipi di tumore, tra cui il tumore della mammella dopo la menopausa e il cancro dell’endometrio. Studi più recenti hanno riguardato il ruolo di altri componenti della sindrome metabolica e analizzato come dieta, alimentazione, attività fisica e parametri corporei come il grasso corporeo in eccesso, misurato tramite l’Indice di Massa Corporea (o BMI), influiscono sui processi infiammatori potenzialmente collegati al rischio di sviluppare tumori, entrano in gioco nel diabete di tipo 2 e nelle malattie cardiovascolari, quindi sulle aspettative di vita della popolazione. Ogni passo che facciamo per diminuire l'incidenza di questi fattori di rischio regala anni di aspettativa di vita, ma il meccanismo biologico alla base del rapporto tra obesità, attività fisica e malattia è complesso e ancora da indagare. (continua...)