La guerra (digitale) dei 5 giorni. Altman torna a capo di OpenAI. Sconfitta la fronda apocalittica

La quasi totalità dei dipendenti era pronta a seguire il papà di ChatGpt in Microsoft. Repulisti nel consiglio di amministrazione. Nel nuovo board anche un ex ministro di Clinton.

La guerra (digitale) dei 5 giorni. Altman torna a capo di OpenAI. Sconfitta la fronda apocalittica

La guerra (digitale) dei 5 giorni. Altman torna a capo di OpenAI. Sconfitta la fronda apocalittica

La guerra digitale dei cinque giorni. Sam Altman, che venerdì era stato fatto fuori in una videocall dal board di OpenAI, martedì notte è stato reintegrato come amministratore delegato. E nel consiglio di amministrazione della società che ha creato ChatGpt (il software animato dall’intelligenza artificiale, Ai, con cui è possibile chiacchierare e lavorare quasi come fosse un essere umano) è subito scattata la prima purga.

GLI ADDII

Tre dei precedenti quattro membri del cda sono stati defenestrati. Fuori Ilya Sutskever, capo del team scientifico di OpenAI, tra i massimi sostenitori della tesi apocalittica (ovvero che l’intelligenza artificiale un giorno potrebbe distruggere l’umanità), che la scorsa settimana è stato protagonista della fronda anti Altman. Fuori Tasha McCauley, informatica della Rand corporation, in contatto con movimenti che sostengono la tesi Terminator. Fuori Helen Toner, direttrice del centro per la sicurezza e tecnologie emergenti della Georgetown University, anche lei vicina ai movimenti millenaristi dell’intelligenza artificiale, e autrice di una ricerca accademica che criticava ChatGpt ed esaltava il diretto rivale, Anthropic Claude. Tutti e tre erano convinti che Altman non fosse abbastanza trasparente e per anni hanno lottato per limitarne i poteri, fino a prendere la decisione di estrometterlo da Open AI.

IL SUPERSTITE

Unico sopravvissuto Adam D’Angelo, ad di Quora (il sito di domande e risposte tra utenti), che inizialmente si è speso per far fuori Altman, ma poi ha guidato i negoziati per reintegrarlo. Secondo il New York Times, D’Angelo sarebbe stato salvato solo per garantire un minimo di continuità operativa. In soldoni è come se fosse stato colpito da Kenshiro, il mitico guerriero dei manga giapponesi: è già morto, ma ancora non lo sa.

FACCE FRESCHE

Nel nuovo cda siederanno Bret Taylor, ex presidente di Twitter, e Lawrence Summers, ex ministro del Tesoro di Clinton. Ma il board, secondo quanto filtra, potrebbe presto allargarsi. Oltre ad Altman, che ha fondato OpenAI nel 2015, verrà reintegrato anche Greg Brockman, il presidente della società, che si era dimesso in segno di solidarietà con il papà di ChatGpt. Ma la guerra dei cinque giorni non sarebbe mai stata vinta dall’ex ad, se non fosse stato per l’intervento di Microsfot e la mobilitazione dei dipendenti.

IL GRANDE SOCIO

La società creata da Bill Gates, infatti, è il maggior finanziatore di OpenAI, e quando Altman è stato fatto fuori, si è detta subito pronta ad affidargli un dipartimento per lo sviluppo di tecnologie legate all’intelligenza artificiale, con la libertà di assumere chiunque volesse. Oltre 700 degli 800 dipendenti di Open AI hanno così firmato una lettera in cui si dicevano pronti a licenziarsi per seguire Altman ovunque andasse. Il cda si è reso conto di essere solo ed è così dovuto tornare sui suoi passi. Non a caso Staya Nadella, ad di Microsoft, dopo il ritorno di Altman e il rimpasto nel cda si è detto molto "incoraggiato dai cambiamenti" nel board di OpenAI. "Si tratta di un primo ed essenziale passo verso una direzione più stabile, efficace e meglio informata". Sam Altman ha espresso tutta la sua soddisfazione per la vittoria: "Amo OpenAI. Non vedo l’ora di ricominciare anche per dare forza alla nostra partnership con Microsoft. Tutto quello che ho fatto nei giorni scorsi l’ho fatto per tenere insieme questo team e raggiungere i nostri obiettivi".

IL FUTURO

In ogni caso questa guerra digitale dei cinque giorni sarà ricordata come uno spartiacque nella storia dell’intelligenza artificiale. I sostenitori della tesi apocalittica sono stati brutalmente sconfitti, ma il tema di come coniugare sicurezza e business rimane centrale. Lo scorso marzo oltre 1000 imprenditori e guru delle nuove tecnologie hanno firmato una lettera per una moratoria sullo sviluppo dell’Ai (anche se tra loro c’era chi, come Elon Musk, più che mosso dalle preoccupazioni per il futuro sembrava voler chiedere uno stop per recuperare il terreno perso nei confronti della concorrenza). Sam Altman no. Ora starà a lui trovare una strada per accontentare il maggior finanziatore (Microsoft), che vuole cominciare a mungere la mucca dell’intelligenza artificiale, e rassicurare chi è preoccupato di vedere presto camminare Terminator tra noi.