Lunedì 24 Giugno 2024
PAOLO GRILLI
Sport

Messi a una partita dal mito di Maradona

Leo guida l’Argentina: segna su rigore l’1-0 e ispira il 3-0 alla Croazia. Doppietta di Alvarez. Albiceleste in finale otto anni dopo il Maracanà

di Paolo Grilli

Luka Modric riesce a illuminare anche da terzino, quando si abbassa a dispensare classe senza curarsi di chilometri percorsi e trofei in bacheca. Ma il palcoscenico, nel duello dei Palloni d’Oro, è tutto di Leo Messi che spacca la semifinale del Mondiale. Prima la stoccata su rigore contro il tentacolare Livakovic, poi la serpentina divina che ispira il definitivo 3-0. La griffe della ’Pulce’, ora a un passo dalla Coppa fattasi ossessione, non poteva mancare anche in una partita che ha consacrato l’altro astro dell’Albiceleste, Julian Alvarez. Sua l’incursione che ha portato al penalty, con la colpevole complicità dei difensori croati; suo lo slalom del raddoppio, con una buena suerte nei rimpalli che di solito strizza l’occhio ai campioni veri. E infine il dolce appoggio per la doppietta con tanti ringraziamenti al suo capitano-mito.

Argentina in finale, e chi l’avrebbe detto, dopo l’esordio da incubo contro l’Arabia, quando precipitò in un vuoto di gioco. Ma anche dopo la prima mezz’ora di ieri al Lusail Stadium, con la Croazia molto più concreta e quadrata. Tanto da non consentire a Romero e compagni di imbastire alcunché. Serve un errore, nella fattispecie quello di Gvardiol salito inopinatamente sul lancio in profondità di Fernandez, per scuotere una gara imbevuta di tensione e prudenza.

La trasformazione di Messi è di una freddezza superiore, e dà un’ulteriore scossa ai suoi. Julian raccoglie l’invito: la sua percussione per il 2-0 è un inno al coraggio. Contro i corazzieri croati solo la fantasia può far saltare il banco. Nella ripresa, Dalic deve osare e passa a un 4-2-3-1 togliendo niente meno che Brozovic per mettere Petkovic. Uno schieramento che obbliga Perisic ad arretrare in difesa. L’azzardo non paga, perché in avanti non cambia nulla. E, del resto, la Croazia aveva vinto solo una delle altre cinque partite del Mondiale, pareggiando tutte le altre e passando per due volte ai rigori. La sua inadeguatezza in area, riferita a chi vuole vincere un Mondiale, è emersa tutta in una volta, e dolorosamente. Nella ripresa, giusto un colpo di testa di Lovren fa correre un brivido lungo la schiena dei sudamericani. Che sono passano a una difesa a tre blindando ulteriormente il match. Tanto, poi, ci pensa sempre Leo: la sua discesa per il gol finale è parsa davvero, per classe e pervicacia, parente stretta di quella di Maradona con l’Inghilterra nel 1986: la meraviglia che pavimentò la strada per il titolo.

Mai l’Albiceleste era uscita in semifinale ai Mondiali. Tradizione rispettata e suggestioni che divampano, dopo una gara che ha vendicato la sconfitta choc del 2018. Tutto nel segno del ’Diez’, in missione per una nazione oltre che per se stesso. Con una vittoria di questo spessore, con un Messi così, il pensiero di poter alzare quella Coppa dopo 36 anni non è un sogno: è quasi un imperativo.

Dell’Argentina di ieri ha impressionato, oltre alla capacità di arrivare al gol dal nulla, la solidità dietro. Che si tratti ora del Marocco dei miracoli o della Francia dei talenti, sarà durissima avere la meglio di una nazionale che si era persa per poi ritrovarsi subito dopo. Non è neppure entrato Di Maria, ancora a mezzo servizio, lo ha fatto finalmente Dybala per gustarsi venti minuti di questa splendida avventura e servire anche una palla gol a Mac Allister.

In campo e in panchina, ieri, abbiamo contato quindi giocatori attuali o ex della serie A. Orsato ha diretto benissimo. Ci consumiamo nei rimpianti, ma poi vedi Messi e passa tutto.