di Angelo Costa C’è ancora Italia sul podio del ciclismo paralimpico. Grazie al veterano Luca Mazzone, che all’argento della crono aggiunge quello in linea nella categoria H2, e grazie alla debuttante Katia Aere, che chiude al terzo posto la prova su strada nell’H5, rivolgendo un commosso pensiero ad Alex Zanardi. Risultati che confermano la forza e la continuità del team del ct Mario Valentini a livello internazionale, una doppietta alla quale manca solo il sigillo di Francesca Porcellato, settima nella gara in cui sognava di...

di Angelo Costa

C’è ancora Italia sul podio del ciclismo paralimpico. Grazie al veterano Luca Mazzone, che all’argento della crono aggiunge quello in linea nella categoria H2, e grazie alla debuttante Katia Aere, che chiude al terzo posto la prova su strada nell’H5, rivolgendo un commosso pensiero ad Alex Zanardi.

Risultati che confermano la forza e la continuità del team del ct Mario Valentini a livello internazionale, una doppietta alla quale manca solo il sigillo di Francesca Porcellato, settima nella gara in cui sognava di ottenere il quindicesimo podio a cinque cerchi della sua carriera.

Il veterano e la debuttante: sono questi gli azzurri da medaglia sul severo circuito Fuji Speedway, già teatro delle prove di ciclismo ai Giochi di fine luglio. Mazzone non ha bisogno di presentazioni: 50 anni, pugliese di Terlizzi alle porte di Bari, raccoglie nella prova in linea la sua settima medaglia paralimpica, la quinta nel ciclismo oltre alle due nel nuoto. Non sbagliare nulla gli vale l’argento solo perché il francese Jouanny, che lo precede, si rivela imprendibile: è comunque un risultato da celebrare senza rimpianti. "Gara difficile, il percorso così duro non era adatto alle mie caratteristiche, ma io ho dato tutto. Mi spiace non essere riuscito a raggiungere il francese, ma di più non potevo fare. Dedico questa medaglia a me stesso per tutti i sacrifici fatti", racconta il barese, dopo essersi lasciato alle spalle lo spagnolo Garote, che lo aveva preceduto nella crono..

Festeggia Mazzone, a maggior ragione lo fa chi a Tokyo prova l’ebbrezza della prima medaglia paralimpica da debuttante: a 50 anni, Katia Aere, friulana di Spilimbergo, chiude al terzo posto una gara nella quale si supera perché corre sempre da sola, faticando il doppio delle rivali perchè non ha scie da seguire.

"Mi sembra ancora tutto un sogno, sono una che dice sempre di crederci fino al giorno dopo, e invece…", racconta in lacrime dopo essersi piazzata alle spalle della statunitense Masters e della cinese Bianbian. Prima di passare al lungo capitolo di ringraziamenti.

"Arrivo al podio a 50 anni, ma l’età è solo un numero: non è mai troppo tardi per nulla, bisogna sempre credere nelle proprie possibilità e coltivarle al meglio. Ringrazio chi mi ha sostenuto e aiutato, ringrazio l’Italia intera perché ho sentito la spinta del mio Paese mentre pedalavo, ringrazierò sempre Alex Zanardi, perché è anche merito suo se ho imparato ad amare questo sport. Questa medaglia è anche sua".

Nelle altre prove, oltre al settimo posto di Porcellato, fuori per problemi meccanici Diego Colombari nell’H5, guai allo stomaco fermano Paolo Cecchetto negli H3, niente da fare per Fabrizio Cornegliani negli H1.