Lunedì 27 Maggio 2024
GIANLUCA ROSSI
Sport

"Inter provaci, è una Champions da brividi"

Il grande ex Recoba: "In campionato il Napoli è scappato. L’avversaria di stasera è scorbutica, ma Inzaghi può andare avanti in Europa"

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di Gianluca Rossi

L’uruguagio Alvaro ‘Chino’ Recoba è stato croce e delizia del popolo interista per un decennio. Moratti lo prese al volo nell’estate 1997, folgorato da un VHS. Ha chiuso la carriera di calciatore in Uruguay a 39 anni e oggi allena le Riserve del Nacional. Risponde al telefono da casa sua, a Montevideo, dopo una giornata di pesca, che è sempre stata l’altra sua passione dopo il calcio.

Recoba, segue sempre l’Inter?

"Sempre. Ma se in Campionato quest’anno il Napoli è imprendibile per tutti, conto che l’Inter si possa fare ancora un po’ di strada in Champions, visto che nelle Coppe ha sempre fatto bene. Certo negli ultimi anni il Porto è la bestia nera delle Italiane e non sarà facile. Me lo ricordo nel 2005 con quattro partite in pochi mesi. Lo eliminammo dalla Champions due volte: la prima agli ottavi e la seconda nel girone. C’è da dire che appena l’Inter non vince una partita è come ai miei tempi: è subito polemica, come dopo lo 0-0 con la Sampdoria".

Con la Sampdoria resta storica la rimonta da 0-2 a 3-2 del 9 gennaio 2005 con il Suo gol-partita. Ricorda?

"Un’adrenalina pazzesca. In quel periodo non si vinceva molto, ma furono divertenti quei 5 minuti di pazzia a San Siro. Mi è capitato ancora in Uruguay, quando ho segnato al 95’ il 2-1 in un Derby che avevamo pareggiato solo tre minuti prima".

E con Moratti è sempre in contatto?

"Ogni tanto ci sentiamo. Appena sa che sono in Italia, mi chiama e passiamo un po’ di tempo insieme. Il rapporto resta bellissimo".

Di lei si è sempre detto: grandissimo talento, ma poco allenamento.

"Nel calcio così fisico di oggi farei fatica, ma se non mi fossi allenato seriamente non avrei potuto giocare fino a quasi 40 anni. Nella mia carriera non ho mai avuto grandi infortuni, ma fastidi fisici che si ripetevano. Certo, tra la partitella e 10 km di corsa sceglievo sempre la prima. Forse le mie cosce avrebbero avuto bisogno di più palestra e stretching, ma non rimpiango nulla. Con l’Inter ho vinto una Coppa Uefa, due Scudetti, due Coppe Italia e due Supercoppe Italiane. E ho ricordi belli e brutti, come ogni calciatore".

Quali sono i momenti più brutti?

"Oltre allo Scudetto del 5 maggio, senz’altro i Derby di Champions dove fummo eliminati dal Milan con due pareggi. Lì Cuper mi chiamò in camera, sapeva che stavo male, come erano a pezzi Bobo Vieri e Crespo, mi chiese se me la sentissi di giocare. Accettai il rischio e in campo non la presi mai, ma non sono mai stato uno che si tira indietro".

Le piace il calcio di oggi?

"Lo seguo, come allenatore dei giovani, ai quali ripeto ogni giorno che sono fortunati perché li pagano per fare una cosa che farebbero comunque gratis. Ancora oggi però il mio numerò 1 resta Messi! Ogni volta che penso sia in calo, si supera: ora ha vinto pure il Mondiale! Il calcio però è cambiato rispetto ai miei tempi. Oggi cercano tutti di giocare, fanno 50 tocchi, forse anche perché i campi negli anni sono molto migliorati. Mi ricordo una partita di Coppa Italia a Bergamo contro l’Atalanta e Sinisa Mihajlovic che si mette le scarpe da calcetto sul campo ghiacciato. Una volta era una guerra dovunque, con le altre squadre che cercavano solo di distruggere il tuo gioco. Oggi provano tutte a giocare a calcio".

Quando torna in Italia, come viene accolto?

"Sempre molto bene, anche dagli avversari. Magari qualcuno mi prende in giro con la storia del passaporto perché, anche se eravamo 14 calciatori e 15 dirigenti di 7 Club, tutti si ricordano solo di me! Ma la gente ha capito che io ho sempre voluto divertire e divertirmi".

Per molti interisti Lei è stato un’ideologia.

"Mi è appena successa una cosa bellissima. Io sono sempre stato un po’ geloso dei miei compagni di squadra che avevano Inter Club intestati a loro e io nemmeno uno piccolino. Ora però alcuni ragazzi italiani che vivono qui a Montevideo ne hanno fondato uno intitolato a me. L’Inter è un pezzo della mia vita e del mio cuore. Qualche settimana fa mi ha chiamato pure Biagio Antonacci per dirmi che gli ho lasciato un buon ricordo, come spero negli 80.000 che per centinaia di volte hanno urlato il mio nome a San Siro".