Venerdì 14 Giugno 2024
GIULIO MOLA E FULVIO D’ERI
Sport

"Il Milan può rialzarsi, parola di capitano"

Franco Baresi ospite in redazione: "Dobbiamo stare uniti, i tifosi sono dalla nostra parte. Nel derby non bisogna mai avere paura"

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di Giulio Mola e Fulvio D’Eri

Crederci sempre, senza aver paura di osare. Nei momenti difficili è così che ci si rialza. "Con sacrificio, unione e coraggio". Parola di Franco Baresi, vicepresidente del Milan e icona rossonera. Perché è così che si comportano le grandi squadre, ed è così che si diventa “leggende“, come l’ex capitano ha raccontato nel suo “Liberi di sognare“: "Perché i sogni ogni tanto si avverano, il mio fu quello di giocare a Pasadena nei Mondiali del 1994 dopo l’infortunio".

Per il Milan invece è la fase dell’incubo: come se ne esce?

"Nessuno dimentica quello che il Milan ha fatto l’anno scorso, conquistando lo scudetto. Ma quando vinci le responsabilità aumentano, devi dare qualcosa in più, tutti prendono accorgimenti per batterti".

Un blackout così era inimmaginabile un mese fa...

"Siamo tutti sorpresi dai 18 punti che ci separano dal primo posto. Ora dobbiamo essere bravi a non farci destabilizzare dalle critiche, uniti per un unico obiettivo, perché rappresentiamo un club e una maglia gloriosa. Il primo pensiero deve essere la squadra, ricordarci perché e come abbiamo vinto. Le qualità dei giocatori ci sono, nessuno si è dimenticato quanto di buono fatto vedere l’anno scorso".

Nello spogliatoio ci vorrebbe uno come Franco Baresi...

"Alla fine sono sempre il campo e il lavoro che pagano. Il successo è la somma di tanti sacrifici quotidiani. E’ quando le cose vanno male che bisogna essere bravi a far vedere le proprie doti, disponibilità e altruismo. Ci sono giocatori in rosa che hanno esperienze importanti, giovani che hanno la consapevolezza di giocare nel Milan".

Da tifoso, più che dirigente, come ha vissuto il derby?

"Chi ama il Milan capisce il momento di difficoltà… Non si deve aver paura, mai. Ci vogliono forza mentale, determinazione, coraggio, personalità. Che questo non sia il Milan vero lo sappiamo, è condizionato da qualche infortunio di troppo. Ne usciremo restando uniti".

Qualche reduce dal Qatar sembra stanco. Quanto può aver inciso il Mondiale?

"Non eravamo abituati ad avere questa sosta. La preparazione è cambiata, perciò si soffre...".

Si aspettava un Napoli così travolgente?

"Sta giocando un ottimo calcio, prima di questo periodo il Milan era l’unica squadra a potergli dare noia. Gente con voglia e qualità, anche in Europa giocano a viso aperto".

Perché i talenti italiani, l’ultimo è Zaniolo, vanno all’estero?

"Si fanno delle scelte anche per guadagnare di più, poi magari qualcuno si pente..."

E magari torna indietro, come è successo a Ibrahimovic.

"Sappiamo chi è Zlatan, dove è stato ha vinto. E’ tornato e ha fornito un grande apporto nella scorsa stagione. Gli anni passano per tutti, non so cosa potrà dare ma è una figura che trasmette sicurezza e personalità".

Ora il campo può essere la migliore medicina. Prima il Torino, poi la Champions, e i tifosi sono con voi comunque...

"La vittoria dell’anno scorso è stata importante, i tifosi sono entusiasti, hanno visto una squadra che li ha emozionati. E’ di questo che la gente si innamora. Adesso c’è la Champions, siamo agli ottavi, è una grande occasione. Ci sarà un’atmosfera incredibile e il Milan è in grado di giocarsela fino in fondo col Tottenham".

San Siro oggi, il nuovo stadio di proprietà domani...

"San Siro è stata casa mia per 20 anni, bisogna però guardare avanti. Lo stadio di proprietà o comunque più moderno è importante perché porta molti vantaggi, guadagni e ricavi. Nel resto d’Europa sono avanti...".

Totti e Zanetti hanno rifiutato proposte importanti per non lasciare Roma e Inter. Lei è mai stato tentato?

"La mia è una storia unica, di lealtà e riconoscenza nei confronti del club… Non potevo lasciare il Milan".

Le tecnologie nel calcio rischiano di snaturare il gioco: dopo il Var il fuorigioco semiautomatico... Lo inventò lei con quel braccio alzato?

"Meno male che non c’era prima (sorride...), quando l’arbitro sbagliava al massimo ci arrabbiavamo, ora alcune volte si esagera…"

Le lacrime di Pasadena cosa le hanno lasciato?

"Fu uno sfogo naturale per un rigore sbagliato in una finale Mondiale. Ma non ho rimpianti nella mia carriera".