di Marcello Giordano Un’altra giornata da ricordare, un’altra impresa che traccia il confine verso un futuro ambizioso. Altro che brutte figure. "Non voglio farne", aveva detto alla vigilia della trasferta a San Siro, Mihajlovic. Accontentato. Aveva spiegato che per ripetere il successo della scorsa stagione, il suo Bologna avrebbe dovuto giocare la partita perfetta. I rossoblù fanno anche di meglio: a San Siro disegnano un capolavoro. Capolavoro ispirato dai Musa. Perché Barrow non finisce più di stupire, ma il volto da copertina del gruppo che sbanca per la seconda volta consecutiva la San Siro nerazzurra è Juwara, classe 2001. "Non pensavo nemmeno che avrei giocato,...

di Marcello Giordano

Un’altra giornata da ricordare, un’altra impresa che traccia il confine verso un futuro ambizioso. Altro che brutte figure. "Non voglio farne", aveva detto alla vigilia della trasferta a San Siro, Mihajlovic. Accontentato. Aveva spiegato che per ripetere il successo della scorsa stagione, il suo Bologna avrebbe dovuto giocare la partita perfetta. I rossoblù fanno anche di meglio: a San Siro disegnano un capolavoro. Capolavoro ispirato dai Musa. Perché Barrow non finisce più di stupire, ma il volto da copertina del gruppo che sbanca per la seconda volta consecutiva la San Siro nerazzurra è Juwara, classe 2001. "Non pensavo nemmeno che avrei giocato, devo ringraziare il mister per l’opportunità", racconta il ragazzo nel dopo gara. Sinisa e il Bologna ringraziano lui, che entra e ribalta l’Inter. Sua la staffilata che vale l’1-1, sua la giocata che costa il secondo giallo a Bastoni e ripristina la parità numerica, prima del sorpasso di Barrow. E il ragazzo ha pure l’occasione di chiudere i giochi nel finale e di siglare il 3-1 e la personale doppietta. "Sono contentissimo per la mia prima rete che è dedicata alla mia famiglia e a tutti quelli che mi hanno aiutato nel mio percorso. Questo giorno me lo ricorderò per tutta la vita". E’ di poche parole, Juwara. Ma dentro ci sono un mondo, una sofferenza e una storia di riscatto te una gioia utte da raccontare. Perché il classe 2001, dopo aver perso la madre in giovane età, è arrivato sbarcato in Sicilia nel giugno 2016, insieme al fratello, fuggendo dalla miseria e dal Gambia sull’orlo della guerra civile, a soli 15 anni, sognando di diventare il nuovo Eden Hazard. Da lì, è stato dirottato in Basilicata, in un centro di accoglienza dove Tonino decide di prenderlo in affidamento insieme alla moglie Loredana. Tonino è Vitantonio Summa, allenatore della squadra dell’Avigliano, dove Juwara inizia a macinare chilometri e gol, bruciando le tappe e attirando le attenzioni del Chievo, che lo acquista nel 2017. E qui è la famiglia del procuratore Pastorello (lo stesso di Sinisa Mihajlovic) ad adottarlo. Otto reti alla prima stagione, 8 alla seconda, con il Guardian che lo mette nella lista dei 50 prospetti più interessanti della sua annata. Ma il Chievo retrocede e per problemi economici non è in grado di rispettare alcuni accordi con i procuratori di Juwara. Si inserisce così Bigon, che lo porta a Bologna pagando il premio di formazione di 120mila euro. Un affare. Fin dai primi giorni, il ragazzo è entrato nelle grazie dei compagni più grandi: ballerino e cantante provetto. Ma aveva dimostrato fin da subito voglia di arrivare e ambizione: la cosìddetta fame. Palacio lo ha preso sotto la sua ala, lo staff di Sinisa gli ha offerto minuti nelle prime uscite. Nel corso della stagione Juwara ha segnato tanto in Primavera (13 gol e 6 assist), entrando sempre più nelle rotazioni nel corso degli allenamenti e delle partite. Sinisa si è accorto di lui. "Lo ringrazio, questa giornata per me è un sogno". Sogno che lo ripaga di sacrifici e delle enormi difficoltà che ha dovuto superare . E’ un gol a suo modo storico: perché è il primo di un millennials rossoblù, che nel dopo partita svela un retroscena: "Il merito della vittoria è del mister. Nell’intervallo era arrabbiato, ci ha detto che la gara era alla nostra portata e l’avremmo vinta. Aveva ragione lui". Sì, a credere in Juwara. Il ragazzo ce l’ha fatta.