Questo è un uomo

Gino Cecchettin risponde ai padri che si chiedono quanta forza deve avere un uomo per affrontare l’omicidio di una figlia amatissima

Funerali Giulia Cecchettin
Funerali Giulia Cecchettin

Gino Cecchettin risponde ai padri che si chiedono quanta forza deve avere un uomo per affrontare l’omicidio di una figlia amatissima. Senza rabbia, consapevole della difficoltà del perdono, con la fermezza della responsabilità e la speranza che lo strazio di Giulia cambi il mondo almeno un po’. Non basta provare a mettersi nei panni di chi attraversa un dolore inscalfibile dall’empatia e, in fondo, inconoscibile. Una via, semmai, è aggrapparsi ai valori che il papà di Giulia ha strappato alle viscere, portati alla coscienza e lanciati agli uomini come una zattera: amore, perdono e pace. Valori che possono salvare gli uomini dalla mascolinità tossica di tempi affatto galantuomini. Senza accontentarsi del ‘chiamarsi fuori’, indignarsi da ominicchi perché "non siamo tutti violenti", bulleggiare come impotenti quaqquaraqua del "glielo farei vedere io". Vigliacchi alibi per non guardare l’abisso: in Italia, dall’inizio dell’anno, mediamente una donna muore ogni giorno per mano di un compagno, di un ex, di un maschio. È un fatto. Ed è un fatto che la cultura patriarcale, intrisa di comportamenti che molto hanno a che fare con il maschio e poco col maschile, c’entra eccome. Scriveva Primo Levi parlando dell’Olocausto: "A molti, individui o popoli, può capitare di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente, si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati e non sta all’origine di un sistema di pensiero... Ma quando ciò avviene... allora al termine della catena, sta il Lager". "Ogni nemico è straniero" è la convinzione di cui parla Levi. Ma potrebbe anche essere una frase che comincia con "Ogni donna è..." per finire all’obitorio. Per spezzare la catena servono i valori indicati da Gino Cecchettin. Un padre che, per l’ultimo saluto alla figlia Giulia, chiede alla poesia dell’amore di Khalil Gibran di aiutarci ad accettare l’inaccettabile: "Perché la vita non è attraversare la tempesta, ma imparare a danzare sotto la pioggia". Questo è un uomo.

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