Il martirio di Pamela Mastropietro e l’ergastolo per Oseghale, l’avvocato: “Non vuol dire carcere a vita. Ecco quando potrebbe uscire”

Elisabetta Aldrovandi (presidente Osservatorio nazionale sostegno vittime) dopo la condanna definitiva della Cassazione: “Il problema del nostro processo penale è la stratificazione dei benefici”

Martirio di Pamela Mastropietro: ergastolo definitivo per Oseghale. La previsione dell'avvocato

Martirio di Pamela Mastropietro: ergastolo definitivo per Oseghale. La previsione dell'avvocato

Roma, 27 gennaio 2024 – Per il martirio di Pamela Mastropietro la Cassazione ha confermato l’ergastolo a Oseghale. Ma cosa significa questo, nel concreto? 

Elisabetta Aldrovandi, avvocato, presidente dell’Osservatorio nazionale sostegno vittime, è certa: il colpevole di quel brutale omicidio – la vittima stuprata, uccisa, fatta a pezzi e nascosta in due valigie – “in carcere dal 2018, non ci resterà però per tutta la vita”.

Avvocato Aldrovandi, pare una contraddizione in termini: spieghi.

"Ergastolo non vuol dire carcere a vita, in Italia, nel modo più assoluto. Ergastolo semplicemente vuol dire che vieni condannato a una pena che comporta quasi sempre un isolamento diurno per un periodo che può andare da qualche mese a qualche anno. Vuol dire che durante il giorno devi stare chiuso in cella, da solo, non puoi incontrare nessuno. Hai la possibilità di uscire, da solo, quando gli altri detenuti sono in cella. In più, hai diritto alla semilibertà, decorsi almeno 20 anni di carcere. Ma qual è l’altro aspetto? Che i 20 anni non sono mai 20 anni”.

Perché?

"Per una legge dell’’81 se il detenuto non provoca risse, non aggredisce le guardie, ha insomma un comportamento nella media, può ottenere uno sconto di pena di tre mesi per ogni anno di condanna. Quindi, in sostanza, gli viene condonato un terzo della pena e vent’anni diventano 13-14”.  

Quindi Oseghale quando potrebbe uscire?

“Si trova in carcere dal 2018, se gli venisse concesso lo sconto di pena potrebbe ottenere la semilibertà tra 7-8 anni, quindi nel 2030”.  

Non sarebbe un uomo libero, però. “No, ma ci ricordiamo della gravità del reato che ha commesso? Il problema del nostro processo penale è la stratificazione dei benefici. Se vengo condannato all’ergastolo, la pena massima prevista dal nostro ordinamento, lo sconto di pena a mio parere non dovrebbe essere concesso. Invece spesso e volentieri per il sovraffollamento delle carceri questi benefici vengono dati a pioggia. Infine, Oseghale è un nigeriano, irregolare già al tempo dello stupro e dell’omicidio di Pamela. Se dovesse ottenere la semilibertà, prima che finisca di scontare la pena, c’è il rischio che sparisca per sempre. E parliamo di una persona che non ha mai dimostrato il minimo ravvedimento per l’orrore compiuto”.