Martedì 28 Maggio 2024

"Occupazione: nessun rischio. Ma le professioni cambieranno"

Il governo italiano approva disegno di legge sull'intelligenza artificiale, primo in Europa. Focus sull'identità digitale unica e sulla collaborazione pubblico-privato. Necessità di politica industriale e Agenzia nazionale del dato. Preoccupazione per impatto sull'occupazione e necessità di nuovi percorsi formativi.

"Oggi è una giornata molto importante perché il governo italiano è il primo governo a livello europeo che vota un disegno di legge sull’intelligenza artificiale dopo la votazione finale del parlamento europeo sull’AI act". Lo ha annunciato, ieri pomeriggio, alla platea di Innovation by Ania, a Roma, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri per l’Innovazione tecnologica, Alessio Butti. "Crediamo che sia un prodotto di buona qualità, è stato realizzato con la collaborazione di tutti gli stakeholder e soprattutto di tutti i ministeri che per la loro verticalità hanno contribuito", ha aggiunto Butti parlando del provvedimento che ha presentato in Cdm ieri pomeriggio. L’esponente del governo ha annunciato inoltre che "tra un anno, in anticipo rispetto ai tempi europei, noi avremo un’unica identità digitale che sarà quella che ci consentirà di entrare nei servizi della PA e non solo e sarà la carta d’identità elettronica".

Butti ha però osservato che "non abbiamo una politica industriale sull’AI, così come non l’abbiamo sulle telecomunicazioni e stiamo cercando di porvi rimedio. Il concetto del disegno di legge di oggi è una sorta di mutualità e di individuazione delle reciproche convenienze, da una parte il pubblico e da una parte il privato. A noi – ha specificato – non interessa il business, a noi interessa il bene collettivo ma i due principi possono coniugarsi nel modo migliore su questo dobbiamo lavorare e possiamo farlo con qualità dei dati". A proposito delle centralità del dato nell’ambito dell’innovazione Butti ha osservato che un paese come l’Italia non possa non dotarsi di un’Agenzia nazionale del dato. "Su questo – ha assicurato – stiamo lavorando". Sui benefici dell’Ia che non si tradurranno nella perdita di posti di lavoro ha poi detto: "Ritengo che l’Intelligenza artificiale non andrà a falcidiare l’occupazione: la storia più o meno recente ci può aiutare da questo punto di vista". Certo, ha osservato, ci saranno diversi cambiamenti che, oltre alle professioni, coinvolgeranno anche l’istruzione. "L’impegno del legislatore deve essere tale per cui è impensabile non affrontare la questione scolastica e universitaria con nuovi percorsi di formazione. Diventa fondamentale basarsi anche sull’apporto delle singole aziende per quanto concerne la formazione delle competenze".

Bruno Mirante