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Con uno smartphone in mano siamo più sinceri, con un pc invece mentiamo, perché?

di
Redazione
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Quando usiamo lo smartphone siamo sinceri, mentre al pc diventiamo più subdoli e menzogneri. L’interessante teoria arriva da uno studio condotto da un team congiunto di ricercatori della Rutgers e della DePaul University. Dai test sembra che quando siamo con il telefonino in mano tendiamo a occuparci di questioni personali, mentre con un computer notebook ci occupiamo più di lavoro, con conseguenze nel comportamento etico. Pare insomma che le persone siano più disposte a mentire per scopi personali quando usano un computer portatile rispetto a uno smartphone.
È l’impatto psicologico della tecnologia: anche due oggetti con funzioni simili hanno ricadute molto diverse sulle nostre azioni.

 

Lo smartphone induce la sincerità

I ricercatori hanno condotto una serie di esperimenti, ad esempio il gioco ‘prendere o lasciare’ molto usato in psicologia, in cui è possibile mentire a un partner per tenere per sé una somma di denaro. I partecipanti, divisi fra chi comunicava al partner con lo smartphone e chi con un pc portatile, hanno reagito in modo molto interessante. Prima di tuto va sottolineato che la stragrande maggioranza dei partecipanti ha mentito almeno un po’. Ma il dato significativo è che chi usava un computer ha mentito per l’82% dei casi, contro il 62% degli utenti di telefonini.

Si tratta di uno scenario simile a quello che potrebbe verificarsi nella vita reale, confermato da un altro esperimento del team, un esercizio di negoziazione (sempre dividendo in due i partecipanti fra smartphone e notebook): ebbene, anche in questo caso, gli utenti dei computer portatili sono stati più ingannevoli.

 

Perché mentiamo quando usiamo il computer?

Ma perché tendiamo a ingannare di più quando siamo al computer? Dalla ricerca emerge uno schema ricorrente che porta a farci considerare i telefonini come appartenenti alla sfera intima e personale (amici e familiari), mentre i computer invece fanno pensare più al lavoro, al successo e ai risultati ottenuti. E questo può innescare comportamenti poco etici.

Lo studio (pubblicato su The International Journal of Conflict Management) ci fa capire come la tecnologia può modificare in modo sottile ma decisivo il funzionamento del nostro cervello. Significa anche che è necessario approfondire l’impatto degli strumenti tecnologici su di noi e i cambiamenti inconsci che possono avere sulle decisioni quotidiane (e sul nostro senso etico).

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