Truffe agli anziani, 11 arresti tra Napoli e Roma: sgominata una vasta rete criminale

Sequestrati 65mila euro in contanti e gioielli. Almeno 68 gli episodi accertati dalle indagini. La base operativa era nel centro storico partenopeo: ecco come agivano e come era organizzata la rete dei truffatori

Roma, 27 novembre 2023 – Truffe agli anziani, sgominata una banda che agiva su tutto il territorio nazionale. La base operativa era tra Roma e il centro storico di Napoli, dove i truffatori avevano installato il ‘centralino telefonico’ da cui facevano partire le chiamate per raggirare persone in età avanzata e molto spesso ancora più vulnerabili per gravi patologie mentali e fisiche. E sempre a Napoli confluivano le somme estorte dalle vittime.

Sono 11 gli arresti messi a segno questa mattina dalla polizia capitolina e almeno 68 gli episodi truffaldini accertati nell’inchiesta della procura di Roma sull’associazione a delinquere. Sono stati inoltre sequestri 65mila euro in contanti e numerosi gioielli in oro, probabile provento delle truffe realizzate in questi mesi.

Un fotogramma dei video girati nelle case delle vittime durante le indagini
Un fotogramma dei video girati nelle case delle vittime durante le indagini

L’inchiesta

L’inchiesta è partita a Roma, dopo una serie di truffe denunciate nella Capitale tra il dicembre 2021 e il settembre 2022. Tutte le vittime hanno raccontato di essere state raggirate con lo stesso stratagemma: una persona si presentava come avvocato o carabiniere, prospettando un imminente pericolo o un grave danno per un familiare della persona anziana contattata, spesso un figlio o un nipote

Se la vittima non avesse versato le somme di denaro richieste, i truffatori minacciavano l’arresto del familiare. Le telefonate partivano sempre da Napoli, poi i complici andavano a casa degli anziani contattati dal ‘centralino’ della banda. Durante tutto l’operazione, i truffatori rimanevano in costante contatto con i complici presenti a Napoli, da cui ricevevano ordini e direttive.

Come era organizzata la banda

L'organizzazione era capeggiata da 2 uomini appartenenti ad una famiglia abitante nella zona dei Tribunali e di Largo Donnaregina, nel centro storico di Napoli. Il vero capo era un 47enne, che elaborava i ‘piani criminali’ e indottrinava i sodali sul modus operandi. Era lui a individuare le vittime, incassare i soldi e poi suddividere i proventi dei reati tra gli associati.

Il suo braccio destro era un 37enne, che procacciava i ‘citofoni’, ovvero i telefoni cellulari con intestazioni fittizie usati solo e soltanto per commettere la singola truffa e poi gettati per evitare di essere tracciati.

La scelta delle vittime

I due capi ricevevano da un complice – che aveva il compito di perlustrare le zone e fornire i dettagli sulle possibili vittime – le indicazioni delle vie più appetibili, scelte tra quelle da loro ritenute più tranquille, solitamente situate in zone residenziali, potenzialmente abitate da persone facoltose. Le abitazioni individuate erano preferibilmente prive di portierato o dei sistemi di video sorveglianza.

Le centraliniste: donne con voci affidabili

Ad affiancare le menti della banda, c’erano anche due donne. Una 53enne si occupava del reclutamento degli ‘esattori’ e operava nella sua abitazione, situata nei ‘bassi’ di Largo Donnaregina a Napoli, dove venivano svolte alcune riunioni operative e da dove partivano molte delle telefonate alle vittime.

La donna era anche la custode della maggior parte dei soldi dell'organizzazione criminale, provento dei delitti. Inoltre aiutava i capi del gruppo criminale nella gestione e nel reclutamento dei sodali. L'altra complice è una 57enne, oltre ad aiutare nella custodia dei soldi, aveva il compito di proteggere i sodali e in caso di arresti o denunce, procurando gli avvocati da nominare come difensori.

Le due donne svolgevano anche il ruolo di telefoniste con il preciso compito di contattare le vittime, fingendosi appartenente all’Arma o avvocate coinvolte nei fasulli problemi di giustizia di un familiare delle vittime: generalmente un figlio o un nipote.

La rete degli esattori

Gli ‘esattori’ delle truffe si recavano nelle abitazioni delle vittime, dislocate in tutta Italia, su ordine dei basisti napoletani. Una volta entrati nelle case, rubavano gioielli e denaro – molto spesso i risparmi di una vita – dei malcapitati anziani.

Nel corso delle indagini, in cui sono stati svolti numerosi appostamenti nelle città di Napoli e Roma, gli inquirenti hanno evidenziato come altri associati, di supporto ai ‘riscossori’ e ai ‘telefonisti’, fingevano di essere proprio la persona in difficoltà, così contribuendo a far cadere nel raggiro le povere vittime. Lo facevano per telefono, così da rimanere nell’ombra, facendo leva sulla difficoltà emotiva della povera vittima.

Chi sono i complici arrestati

Stamattina sono state eseguite 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere tra Roma e Napoli. Sono stati inoltre sequestri 65.000 euro in contanti e numerosi gioielli in oro, probabile provento delle truffe realizzate in questi mesi.

I complici sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, truffa e furti aggravati ai danni di persone anziane, utilizzo fraudolento delle carte di credito rubate alle vittime, sostituzione di persona e porto illegale di più armi da fuoco: pistole e fucili. 

Gli arrestati sono persone con gravi precedenti penali per furti o rapine, in alcuni casi inseriti in contesti di criminalità organizzata. Tutte le truffe sono aggravate dalla circostanza di essere stati compiuti ai danni di soggetti deboli e vulnerabili, in condizioni di minorata difesa, in avanzata età ed affetti da gravi patologie mentali e fisiche.

Sono stati ricostruiti ben 68 episodi delittuosi commessi dalla banda sul territorio nazionale. Non si tratta di casi isolati. Solo nell’ultimo anni, sono state 130 i truffatori arrestati nella sola Capitale per raggiri agli anziani.