Acca Larentia, la storia della strage nel quartiere romano

Uno degli episodi degli anni di piombo in cui persero la vita i due militanti del Fronte della Gioventù Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta e, poche ore dopo, negli scontri con le forze dell’ordine Stefano Recchioni

La strage di Acca Larentia

La strage di Acca Larentia

Roma, 8 gennaio 2024 – Erano le 18.20 del 7 gennaio 1978 quando, cinque militanti missini del Fronte della Gioventù, che si apprestavano ad uscire dalla sede del Movimento Sociale italiano (Msi) in via Acca Larentia a Roma per pubblicizzare con il volantinaggio un concerto del gruppo Amici del vento, furono sorpresi da colpi di armi automatiche sparati probabilmente da un gruppo di cinque o sei persone. In quella che poi, in gergo giornalistico, è stata chiamata ‘la strage di Acca Larentia’ persero la vita Franco Bigonzetti, studente di Medicina che morì sul colpo, e Francesco Ciavatta, 18 anni, che invece venne ferito mentre cercava di fuggire lungo la scalinata e morì poco dopo durante il trasporto in ospedale. I tre ragazzi che erano al loro fianco si salvarono per miracolo. Nei disordini di piazza esplosi nelle ore successive fu ferito mortalmente Stefano Recchioni, uno dei giovani accorsi sul posto dell’agguato per solidarizzare con le vittime.

L’agguato inizialmente fu rivendicato dai “Nuclei Armati per il Contropotere Territoriale” con una cassetta audio lasciata in una pompa di benzina. “Un nucleo armato – questo il testo recitato da una voce contraffatta – dopo un'accurata opera di controinformazione e controllo alla fogna di via Acca Larentia, ha colpito i topi neri nell'esatto momento in cui questi stavano uscendo per compiere l'ennesima azione squadristica. Non si illudano i camerati, la lista è ancora lunga”.

In seguito, nel 1987, vennero identificati quali responsabili cinque militanti di Lotta Continua. Mario Scrocca, Fulvio Turrini, Cesare Cavallari e Francesco de Martiis, i quali furono arrestati. Mentre Daniela Dolce fuggì in Nicaragua. 

Accusati per duplice omicidio furono poi assolti in primo grado per insufficienza di prove. Una delle armi utilizzate, una mitraglietta Skorpion, venne ritrovata in un covo delle Brigate Rosse (Br) nel 1988. Gli esami balistici svelarono che quell’arma era stata utilizzata per gli omicidi dell’economista Ezio Tarantelli (1985), dell’ex sindaco di Firenze Lando Conti e del senatore Dc Roberto Ruffilli nel 1988.

Ora, in occasione del 46esimo anniversario della strage, quella storia torna più forte che mai e travolge la memoria storica del nostro Paese. Se l’intento era quello di fare una commemorazione bipartisan di uno degli episodi più tragici degli anni di piombo a Roma, invece ieri la giornata è finita tra le polemiche (che mettono in evidenza la presenza di “una memoria divisa”) e anche l'annuncio di denunce. Tutto per l'iniziativa di alcuni militanti di destra che, come negli anni passati, hanno commemorato i tre militanti del Fronte della Gioventù prima davanti alla sede dell’Msi e poi sfilando (erano circa un migliaio di persone) tra saluti romani e al grido di: “presente, presente, presente”.