Voti ai dipendenti pubblici, l’eterna farsa

Per decenni, i governi hanno cercato di introdurre sistemi di valutazione del personale della pubblica amministrazione. L'ultimo governo ha introdotto misure simili, ma senza considerare la qualità del reclutamento, la formazione continua e l'obbligatorietà del concorso pubblico.

Castellani

Da trent’anni quasi ogni governo cerca di introdurre sistemi di misurazione delle performance del personale della pubblica amministrazione con erogazione di premi economici al dipendente nel caso di risultati positivi. Si è raccolto poco e speso molto: la quasi totalità delle valutazioni finivano con un voto eccellente trasformando di fatto la misurazione della performance in un’automatica integrazione dello stipendio. Inoltre i dipendenti pubblici si valutavano tra di loro senza l’intervento di terze parti neutrali che potessero verificare la qualità del lavoro svolto. L’ultimo governo, attraverso il ministro della Funzione pubblica Zangrillo, non vuole essere da meno rispetto ai predecessori e di recente ha rilasciato una circolare in cui si introducono misure per stimolare il merito e la valutazione delle performance nella pubblica amministrazione. Sembra l’eterno ritorno della già impossibile managerializzazione della burocrazia e il rischio del nulla di fatto è molto elevato. La politica si metta l’anima in pace: le amministrazioni pubbliche non funzioneranno mai come aziende, ma si può farle lavorare meglio. Ad esempio invece di intervenire con cervellotici e aggirabili sistemi di valutazione, come anche quest’ultimo appena varato, si potrebbe intervenire sulla qualità e la varietà del reclutamento, su programmi per attirare gli studenti eccellenti in molteplici campi nella Pa, sulla formazione continua dei dipendenti pubblici, sull’introduzione della obbligatorietà del concorso pubblico a qualunque livello, sulla riorganizzazione dell’amministrazione intorno ai servizi erogati riducendo la parcellizzazione e la moltiplicazione di funzioni. Invece si preferisce sempre inseguire termini modaioli, come performance e leadership, invece di organizzare e modernizzare la pubblica amministrazione seguendo principi antichi e di buon senso.