Una riforma da esibire agli elettori

La riforma sull'autonomia regionale proposta dalla Lega non tocca la Costituzione ma permette alle Regioni di trattenere alcune competenze. Dubbi sul suo impatto finanziario, ma potrebbe migliorare l'efficienza e ridurre le politiche clientelari.

Castellani

autonomia regionale è una contropartita tra Lega e resto della maggioranza: Salvini reclama una riforma, su spinta dei governatori delle Regioni del Nord, da esibire agli elettori in campagna elettorale. Sul piano istituzionale i cambiamenti sono limitati: le Regioni potranno, attraverso un protocollo d’intesa col governo, trattenere per se stesse una serie di competenze già previste dalla Costituzione. La Carta costituzionale dunque non viene toccata e le Regioni restano enti di spesa, senza evolvere in un reale sistema di federalismo fiscale. La riforma prevede poi l’introduzione di "livelli essenziali delle prestazioni" che devono essere uguali per garantire parità di diritti e servizi pubblici a tutti gli italiani. Ciò significa che le Regioni, per lo più meridionali, che sono al di sotto di questi livelli essenziali fissati dal governo dovranno essere messe in condizione di tornare in linea con le altre. Da un lato lo Stato centrale riceverà di meno dalle Regioni autonome, perché una parte dei trasferimenti resterà sul territorio per finanziare le competenze spostate a livello regionale, ma dovrà spendere di più per quelle che resteranno nell’attuale regime e dovranno migliorare i propri livelli minimi di prestazione. Di conseguenza, persistono dubbi sul fatto che la riforma sia davvero “a saldi invariati” per le casse statali, come sostiene la Lega.

Tuttavia, la riforma può avere alcuni effetti positivi. Il primo è quello di allineare, oltre alle prestazioni pubbliche, anche i costi standard e rendere più efficiente il processo di acquisto delle amministrazioni regionali. Il secondo è di introdurre per le regioni meno virtuose delle priorità politiche, cioè il miglioramento dei servizi a discapito di politiche clientelari che vengono spesso perseguite dalla giunte regionali. Una riforma modesta, che non cambia radicalmente il rapporto centro-periferia, che però potrebbe aiutare la politica locale a spendere meglio quando ciò non accade e valorizzare le Regioni più forti e meglio amministrate.