Sulla tavola cibo di qualità. Al prezzo giusto

L'agricoltura europea è in crisi a causa di regole sbagliate e concorrenza sleale. I governi devono intervenire per bilanciare le esigenze dei produttori e dei consumatori.

Canè

Il ragionamento, se vogliamo, è molto semplice: se la Ue fosse l’unica zona abitata e produttiva del mondo, non ci sarebbero problemi. Si potrebbe fare di tutto: avviarci a tappe forzate verso un mondo total green, abolire la chimica, coltivare una fetta minima del territorio e tenere tutto il resto libero per picnic, passeggiate, circoli del golf. Questo nel bene o nel male non succede. Tanto per fare un esempio, se si vieta l’uso di certi pesticidi, ma le industrie (giustamente) continuano a venderli nei paesi in cui non sono proibiti e da cui tornano sui mercati di casa prodotti a prezzi stracciati, beh, qualcosa non funziona nelle nostre regole. Intendiamoci. Nulla è più protetto e assistito dell’agricoltura nell’Europa unita. Da sempre. E in un ipotetico articolo 1 dell’inesistente costituzione europea, potremmo parlare di "Federazione fondata sul lavoro agricolo". Se la gente dei campi ora protesta in tutta la Ue, anche con qualche eccesso, quindi un motivo c’è e non deriva solo dai recenti capestri ambientali o dai tagli di benefit fiscali.

Se la spesa alimentare si è ridotta dagli anni ‘60 dal 40 al 20% del budget famigliare; se la commercializzazione è concentrata oltre il 70% nella grande distribuzione; se vendi a 30 centesimi e sul bancone lo ritrovi a 3 euro, è inevitabile che in tanti non ce la facciano più ad andare avanti. In Germania, come in Francia o in Italia. Dove capita che si venda a prezzi inferiori ai costi di produzione. Dove si vive anche la beffa dell’invasione dei prodotti ucraini low cost, in attesa che l’Ucraina esca dalla guerra ed entri nell’Europa delle regole. Concludendo. Saranno i governi a dover equilibrare esigenze ora evidentemente squilibrate. Noi consumatori possiamo solo chiedere che il cibo di qualità, di tradizione, non sparisca dalle nostre tavole. Sapendo però che per mangiare roba buona, deve poter mangiare anche chi la produce.