Scintille alla Camera. Meloni contro Pd e M5s: "Nella Ue parlo con tutti, non faccio solo foto ricordo"

La premier in Aula critica la famosa immagine di Draghi con Macron e Scholz, poi smorza i toni. Conte all’attacco: sul Mes decidete o no? Schlein: governo assente sul Patto di stabilità.

Scintille alla Camera. Meloni contro Pd e M5s: "Nella Ue parlo con tutti, non faccio solo foto ricordo"

Scintille alla Camera. Meloni contro Pd e M5s: "Nella Ue parlo con tutti, non faccio solo foto ricordo"

Un attacco ai suoi predecessori sul filo dei nervi. Poi lo sforzo di ricucire con Mario Draghi, che aveva sferzato nell’aula di Montecitorio. Giorgia Meloni non ci sta a passare come quella che non è all’altezza del ruolo alla vigilia di passaggi decisivi per il suo governo, cominciando dalla sfida sul Patto di stabilità. Così, dopo comunicazioni sul Consiglio europeo che si apre domani a Bruxelles tutto sommato contenute si scatena, picchia duro. E si riserva le mazzate più forti in chiusura di replica; nel mirino mette non solo Conte ma addirittura l’ex presidente della Bce: "Ricordo la foto di Mario Draghi sul treno per Kiev con Scholz e Macron – dice rivolta alla democratica Lia Quartapelle, che l’aveva menzionata – per alcuni la politica estera è stata farsi fare qualche fotografia, anche quando non si portava a casa niente. Io penso che l’Europa sia a 27 Paesi non a tre, e che si parli con tutti". Salvo poi ingranare la retromarcia, stoppando le voci che nella mossa leggevano la stizza per la possibile candidatura dell’ex premier alla presidenza della Commissione Ue in alternativa alle sue ’amiche’ von der Leyen e Metsola: "Non era un attacco a Draghi ma al Pd che, al solito, pensa che tutto il lavoro fatto da lui si riassuma in quella immagine da ’statista’".

Ancora più feroce l’affondo contro il leader M5s e, di rimbalzo, contro Elly Schlein, che esorta a "rispondere nelle dichiarazioni di voto". Parte dalle critiche della segretaria Pd sulla mancata ratifica del Mes: "Chi aveva preso quell’impegno? – tuona – Non il Parlamento, che si era espresso in senso opposto nel 2019, ma Giuseppe Conte subito dopo essersi dimesso, senza dire niente a nessuno, con il favore della notte". L’aula esplode: l’attacco di un premier ad un leader dell’opposizione non si era mai registrato negli annali del Parlamento. Il capo M5s replica: sbagli. "L’assenso al Mes era sostenuto da una risoluzione parlamentare del 2019. Tu che pensi di fare sul Mes?". Mentre Elly Schlein affonda la lama: "Siete stati assenti sul Patto di stabilità". E rilancia: "Viva l’Italia antifascista. Consiglierei pure a Meloni di dirlo".

Di sassi dalle scarpe Giorgia se ne toglie tanti. Conferma che l’Italia potrebbe non votare il Patto di stabilità. "È una trattativa serrata, devo vedere dove si ferma". Però assicura di non avere paura di essere isolata: "Meglio solo che svendere l’Italia come hanno fatto altri". Durissima con i 5stelle sull’Ucraina: "La vostra posizione è codardia applicata alla geopolitica. Kiev si deve arrendere così ci sarà la pace". Prende le distanze dal premier ungherese Orban contrario, a differenza dell’Italia, all’ingresso dell’Ucraina nella Ue: "Le mie posizioni sono diverse, non so quanto sulle posizioni del collega Orban incida la rigidità della Commissione Ue". Altrettanto a brutto muso risponde a chi gli chiede di scegliere tra lui e i Paesi occidentali: "Parlo con tutti e proprio per questo l’Italia è rispettata".

Ma nonostante i successi che rivendica l’espressione è corrucciata, l’irritazione palese. Tutta colpa di Forza Italia che ha ritirato fuori dall’armadio proprio l’unica voce negativa, quella che ha determinato guai a non finire in questa legge di bilancio e altri ne produrrà nella prossima. Insomma: il Superbonus, che lei definisce "un macigno che pesa sui nostri conti pubblici" proprio nel giorno in cui gli azzurri fanno il possibile per resuscitarlo: "Abbiamo smesso di buttare i soldi degli italiani dalla finestra". Insorge Conte: "Ma si parla con Lollobrigida, Fazzolari, Rampelli? Hanno presentato tutti emendamenti per l’estensione del bonus nel corso degli anni". Meloni glissa, torna sul Patto di stabilità, dice di essere soddisfatta perché, secondo l’ultima bozza, "la traiettoria di aggiustamento del rapporto deficitPil (prevista attualmente allo 0,5% annuo) dovrà tener conto nel triennio 2025-27 degli interessi maturati sul debito contratto per gli investimenti effettuati sulla doppia transizione verde, sulla transizione digitale e sulla difesa". Soddisfazione che non garantisce il "sì".