I tormenti del Pd, un anno da leader ma Schlein finisce sotto il fuoco incrociato

Undici mesi fa diventava segretaria ribaltando il risultato delle Primarie Ora c’è l’incognita Gentiloni e Prodi avverte: capolista alle Europee? Non è da noi

Roma, 13 gennaio 2024 – Il cortocircuito sulle risoluzioni in Parlamento per le armi all’Ucraina. Le indecisioni sulla candidatura da capolista alle Europee. Il ritorno di Paolo Gentiloni, che non si candida ma neanche si ritira dalle scene. Manca poco più di un mese al compleanno della vittoria alle primarie di Elly Schlein. Era il 26 febbraio 2023. Prima donna segretaria del Pd, prima volta che gli elettori di centrosinistra soverchiano le volontà degli iscritti. Una rivoluzione, almeno sulla carta.

Elly Schlein e Romano Prodi
Elly Schlein e Romano Prodi

Un anno di Schlein

Un anno dopo, la leader del Pd si trova ad affrontare una fase tormentata. Non è la prima e, trattandosi del Pd, non sarà nemmeno l’unica. Gli attacchi a Schlein arrivano da sostenitori e avversari: "Candidarsi dove tu sai che non andrai, svilisce la democrazia. La destra lo può fare, ma non un partito riformista e democratico", ha detto Romano Prodi, tra i principali sponsor politici di Schlein: "La squadra per andare a Bruxelles deve essere una squadra operativa con dei capilista e con giovani che imparano". Un ragionamento condiviso dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, capo dell’opposizione interna: "Come Elly ha giustamente ribadito più volte, disponiamo di una classe dirigente vera e plurale. L’escamotage di una finta candidatura in tutte le circoscrizioni serve a Meloni per coprire la debolezza di classe dirigente che ha dietro di sé".

Il caso Gentiloni

C’è poi la questione di Gentiloni. L’ex presidente del Consiglio, attuale commissario europeo all’Economia, ha detto che non si presenterà alle elezioni europee. Intende tornare a Roma, ha spiegato, "ma non andrò mai in pensione". Gentiloni naturalmente può anche ripensarci e cambiare idea. Non sarebbe la prima volta, in politica. Però intanto la suggestione del rientro ha alimentato il dibattito interno al Pd sulla leadership, che è un po’ sopito e un po’ no.

Le liste elettorali

La composizione delle liste elettorali ha congelato le polemiche perché, anche tra gli avversari di Schlein, c’è chi aspira a essere candidato per un seggio a Strasburgo e discutere con la segreteria in questa fase sarebbe senz’altro controproducente. Nell’attesa, tuttavia, la realtà non scompare, come testimonia la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia, che ancora prosegue.

Dissenso interno

Il dissenso manifestato da alcuni parlamentari, tra i quali l’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che hanno votato senza tenere conto delle indicazioni dei vertici del Pd, descrive le difficoltà di Schlein anche sul sostegno all’Ucraina. Non è certo un mistero: tra chi l’ha scelta alle primarie c’è anche chi attendeva una rivoluzione rispetto alla linea della segreteria Letta, con lo stop agli aiuti militari a Kyïv. Per non farsi mancare niente, il Pd ha anche non pochi problemi sui territori.

Il nodo Sardegna

In Sardegna, l’alleanza con il M5S e la candidatura unitaria di Alessandra Todde ha provocato l’addio di Renato Soru, che aveva chiesto almeno le primarie di coalizione, e di alcuni dirigenti del Pd sardo. A Firenze, in Toscana, il Pd ha scelto di non fare le primarie e di candidare direttamente l’assessora al Welfare Sara Funaro. Anche qui, un addio e una contro-candidatura, quella di Cecilia Del Re, ex assessora di Palazzo Vecchio.

Il 2024, insomma, è appena cominciato. Sarà un anno lungo. Elezioni regionali, amministrative, europee. Persino le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Seguite, anche quelle, con apprensione dai vertici del Pd, che potrebbero perdere l’alleato Joe Biden.