Salario minimo, cosa prevede il disegno di legge e perché le opposizioni protestano

Il testo approvato alla Camera stravolge la proposta unitaria del Centrosinistra che introduceva la soglia di 9 euro l’ora. Bagarre in Aula: “Vergogna, vergogna”. Schlein: “Schiaffo a milioni di lavoratori poveri”. Meloni: “Hanno avuto 10 anni e non l’hanno mai fatto”

Roma, 6 dicembre 2023 – Con 153 voti a favore, 118 contrari e tre astenuti, la Camera ha approvato il disegno di legge sul salario minimo. Il testo stravolge la proposta originaria delle opposizioni, che oggi durante il voto finale hanno protestato con cartelli e cori (“Vergogna, vergogna!”), tanto che il vicepresidente Rampelli ha dovuto sospendere la seduta, ripresa poi fino all’ok al provvedimento. Il ddl passerà ora all’esame del Senato

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Cosa prevede il testo in sintesi: via la soglia minima

A scatenare la rivolta delle opposizioni è stata l’introduzione, in Commissione Lavoro, di un emendamento che in due articoli di fatto cancella la proposta unitaria del centrosinistra, trasformandola in una legge delega. Il Parlamento cioè investe il governo autorizzandolo a emanare norme in questo ambito. L’effettiva legiferazione è demandata e rimandata. 

Il progetto originario, a prima firma di Giuseppe Conte che ora ha naturalmente tolto il suo nome dalla legge, prevedeva una soglia minima di 9 euro lordi l’ora, che nel testo approvato non esiste più. Lo stesso emendamento non introduce altri minimi per legge ma fissa una delega al governo (anzi due, una sull’equa retribuzione e l’altra sui controlli contro i contratti pirata, precisa il Sole 24ore). 

  • La delega sull’equa retribuzione

Il governo deve attuare la delega, emanando decreti legislativi “entro sei mesi dall’approvazione del testo”. I decreti dovranno rispondere allo scopo di “garantire a ogni lavoratore e lavoratrice una retribuzione equa e sufficiente” nel rispetto dell’articolo 36 della Costituzione. Ma non fisseranno uno stipendio minimo. Dovranno piuttosto “rafforzare la contrattazione collettiva”, sulla base dei “trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali più applicati”, obbligando anche “le società appaltatrici e subappaltatrici a riconoscere ai lavoratori coinvolti nell'appalto, trattamenti economici complessivi minimi non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi più applicati nella categoria nel quale l'appalto si sviluppa e identificati". Ai lavoratori non tutelati da contrattazione collettiva, si dovranno “estendere i trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi applicando il contratto della categoria più affine”. Il governo dovrà anche introdurre strumenti per incentivare il rinnovo dei contratti collettivi e la contrattazione di secondo livello. Sarà il ministero del Lavoro a intervenire in caso di “contratto scaduto e non rinnovato entro i termini previsti dalle parti sociali o comunque entro congrui termini - si ancora legge nel testo - e per i settori nei quali manca una contrattazione di riferimento”. Uno dei passaggi più contestati della legge è quella che fa riferimento alla modulazione della contrattazione collettiva, che faccia fronte “alle diversificate necessità derivanti dall'incremento del costo della vita e correlate alle differenze dei costi su base territoriale”. Per le opposizioni significa reintrodurre le gabbie salariali, sistema di calcolo dei salari che mette in relazione le retribuzioni con determinati parametri come il costo della vita. 

  • La delega sui contratti pirata

L’altra delega, prevista nel testo e sempre di 6 mesi, riguarda invece i contratti pirata. E lo scopo è quello di “incrementare la trasparenza nonché conseguire obiettivi di effettivo contrasto al dumping contrattuale, a fenomeni di concorrenza sleale, alla evasione fiscale e contributiva ed al ricorso a forme di lavoro nero o irregolare in danno dei lavoratori e delle lavoratrici” (IlSole24ore). 

La protesta delle opposizioni e la replica di Meloni

"Oggi è un giorno triste – ha detto in Aula Elly Schlein – oggi che accartocciate con una mano la proposta di

salario minimo delle opposizioni e con l'altro date un manrovescio a milioni di lavoratori poveri. Vorremmo sapere perché Meloni ce l'ha così tanto con i poveri”. “Non in nostro nome” lo slogan scandito dalla segretaria Pd che accusa il governo di stare “spalancando la porta ad altri contratti pirata e volere reintrodurre le gabbie salariali... pensate che un insegnante al Sud debba prendere di meno che uno al Nord, volete dividere questo Paese più di quanto non è”.

"Voi con questa scelta avete voltato ancora una volta le spalle al Paese reale alla condizione di difficoltà della maggioranza dei lavoratori italiani”, le parole del leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. Ieri Giuseppe Conte aveva strappato un foglio alla Camera: “State facendo carta straccia  del salario minimo legale – attaccava -. Questa battaglia è stata rallentata, ma la vinceremo perché il Paese è con noi”. Per +Europa è grave il fatto che “non solo si bypassa il Parlamento non solo si strumentalizza il CNEL quarta istituzione dello Stato, ma salta anche il confronto con le parti sociali”. E anche Italia Viva - con Luigi Marattin - accusa il governo di “calpestare i diritti delle opposizioni”.  Giorgia Meloni ha replicato alle critiche di ieri e anticipato le proteste di oggi, parlano stamattina presto in radio. "L'opposizione mi fa sorridere" visto che "hanno avuto 10 anni e non l'hanno mai fatto", ha detto ai microfoni di Rtl 102.5. Una stoccata anche ai sindacati, cui chiede di "essere più coerenti, visto che accettano contratti da 5 euro".

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