Regionali, accordo nel centrodestra. La Lega scarica Solinas. Salvini vuole la Basilicata, ma c’è il veto di Tajani

Sciolto il nodo Sardegna. Ora si riaprono le altre partite. In Veneto l’azzurro (ex Carroccio) Tosi si autocandida: potrei andarci io

Roma, 18 gennaio 2024 – Game over. Almeno in Sardegna, perché in Basilicata, invece, la partita si infiamma. Il sequestro dei beni del governatore indagato, Christian Solinas, disposto dalla procura di Cagliari, non è stato il colpo di grazia: il suo ritiro era in realtà già inevitabile, ma per una volta la "giustizia ad orologeria" offre a Matteo Salvini un comodo appiglio per ritirarsi senza perdere troppo la faccia.

Il vicesegretario del Carroccio, Andrea Crippa, ufficializza la resa: "L’unità del centrodestra deve venire prima di tutto perché governiamo un Paese: Paolo Truzzu è un candidato che ha un’esperienza amministrativa importante. Il 26 gennaio ci sarà il leader della Lega a Cagliari per sostenerlo". Intanto, da via della Scrofa, FdI chiede al Partito sardo d’azione – che oggi riunisce il consiglio nazionale – di entrare nella squadra: "Appoggiate anche voi Truzzu".

La premier Giorgia Meloni con Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari e candidato presidente in Sardegna
La premier Giorgia Meloni con Paolo Truzzu, sindaco di Cagliari e candidato presidente in Sardegna

Pax meloniana nell’isola, guerra in Basilicata. Come premio di consolazione, la Lega reclama la candidatura in questa regione: diamo battaglia, ordina Salvini ai suoi. Forza Italia alza le barricate: "Un passo indietro del nostro Vito Bardi non esiste", avverte il presidente dei deputati azzurri, Paolo Barelli. Ma il Carroccio insiste: a questo punto, due candidature per Forza Italia sono troppe, nessun problema su Cirio in Piemonte, ma la Basilicata spetta a noi. "Se il criterio è quello delle percentuali, siamo in credito".

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Per cercare di spegnere l’incendio prima che divampi si è mossa la premier con due distinte telefonate a Salvini e Tajani, che però non sembrano per ora aver sciolto la nuova grana. La leader di FdI – che per uscire dallo stallo ha ipotizzato un candidato civico – è consapevole di dover risarcire la Lega, ma pensa di farlo essenzialmente con i comuni capoluoghi di provincia (27 andranno al voto fra qualche mese), poi se ne riparlerà nelle regionali 2025. Quel che non intende mollare è il terzo mandato per i governatori.

Un segnale chiaro è arrivato ieri. La settimana prossima il Consiglio dei ministri varerà il decreto legge sull’election day l’8 e il 9 giugno, slittato martedì, ma dal testo è stato tolto il passaggio che prevedeva il terzo mandato per i sindaci dei comuni con 5-15mila abitanti. Quella norma non era mai stata un grosso problema, ma è stata cancellata proprio perché la premier non vuole aprire uno spiraglio a Salvini che intendeva cogliere l’occasione per reclamare una posta ben più pesante.

Il capo leghista non si è del tutto arreso, prova a rilanciare convinto che ci sia ancora spazio per intervenire in Parlamento, ma senza toni troppo belligeranti: "Mettere un limite alla possibilità dei cittadini di scegliere un sindaco o un governatore è sbagliato: è una questione di democrazia. La Lega su questo non cambierà mai idea. Ma l’esecutivo non rischia nulla". Terzo mandato vuol dire essenzialmente Veneto e su quella poltrona avrebbe messo gli occhi per Forza Italia, Flavio Tosi: "Potrei essere uno dei candidati che FI propone per il dopo Zaia". Ma è praticamente impossibile che la premier sfidi l’alleato più forte per poi regalare il Veneto a una FI che già governa il Piemonte. La logica che segue del resto non è peregrina: le tre regioni più industrializzate devono esser governate ciascuna da uno dei partiti della maggioranza, e la presenza di Zaia inevitabile con il terzo mandato taglierebbe fuori il suo partito. Insomma, per Tosi le chance sono inesistenti, per Zaia quasi. Il governatore uscente potrebbe in compenso figurare in testa alle liste europee soprattutto se il recalcitrante Roberto Vannacci – sul quale ancora punta Salvini – darà forfait.

Sulla sua candidatura, invece, Giorgia non ha ancora deciso: teme che candidarsi per non andare in Europa deturpi l’immagine di coerenza che per lei è quasi un marchio di fabbrica. D’altra parte il confronto diretto con Elly Schlein la tenta. Dunque tutto ancora in sospeso. Ma un primo confronto ci sarà: quello televisivo.