Matteo Renzi, leader di Italia Viva (Ansa)
Matteo Renzi, leader di Italia Viva (Ansa)

Roma, 16 gennaio 2020 - Colpi sotto la cintura e dita negli occhi. Va bene che la giustizia è uno degli argomenti più esplosivi che ci sia in politica, però ieri alla Camera è successo davvero di tutto. Per difendere lo stop alla prescrizione dopo il primo grado i Cinquestelle hanno fatto persino votare la presidente della Commissione, Businarolo. Il fortino è salvo, ma la vittoria rischia di assomigliare a quella di Pirro con i suoi elefanti. La maggioranza si è spaccata di brutto, anche se per sapere come andrà a finire per il governo bisognerà attendere le elezioni in Emilia-Romagna e Calabria. In nome del garantismo, Italia viva si è schierata con Forza Italia, Lega, Fd’I e il risultato è un boom di dichiarazioni al fulmicotone. Con Renzi che accusa il Pd di inseguire il populismo rinunciando a difendere i suoi principi. Il Pd che spara sui “cugini”, rinfacciando loro di andare a rimorchio di Salvini. E M5s che si dispera per la complicità di Iv con il nemico che rischiava di costare cara. 

Già, il patatrac è stato sfiorato su una proposta dell’azzurro Enrico Costa. Il quale, astutamente, ha gettato tra le cigolanti ruote dell’auto giallorossa un disegno di legge che azzera la riforma Bonafede, riportando alla situazione precedente, ovvero alla normativa Orlando. A vanificare l’operazione, un emendamento dei Cinquestelle che cancella il provvedimento azzurro. A suo favore votano Pd, M5s e LeU: in commissione Giustizia a Montecitorio finisce 23 a 22, grazie alla presidente che, per prassi, evita di esprimere la sua opinione. «Ha esercitato un suo diritto», la difendono i pentastellati. Ma la polemica esplode: se non si fosse schierata la partita sarebbe finita con un pareggio che, di fatto, avrebbe rilanciato la proposta Costa. Inevitabile lo sfogo dell’azzurro: «La maggioranza ha segnato un gol grazie all’arbitro». Scontata la reazione del ministro della Giustizia: «Prendo atto della bocciatura. Nei prossimi giorni presenterò la riforma del processo penale».

Altrettanto naturale lo scontro tra alleati. Lo strappo innesca una violenta scazzottata a sinistra: «Siamo stupiti dell’atteggiamento ambiguo di Iv – dichiara il democratico Verini – noi siamo stati coerenti». Accusa che i renziani rinviano al mittente. «Non ci può essere un processo senza fine. Noi abbiamo votato per tornare alla legge Orlando-Renzi; loro per mantenere la riforma Bonafede-Salvini», replica il senatore di Rignano. 

In effetti, per settimane il Pd ha fatto filtrare l’intenzione di non appoggiare l’emendamento grillino per trovarsi in situazione di vantaggio nella trattativa con il Guardasigilli fino all’approdo della sua proposta in Aula. Evidentemente ha cambiato idea, pur senza disporre di garanzie sui tempi del processo. L’obiettivo di dar vita a un’alleanza stabile tra Pd e M5s è sembrata prioritaria anche a Zingaretti; in questo modo però si allarga il solco tra il Nazareno e Iv benché non ci siano certezze sulla possibilità dell’intesa con i Cinquestelle. Salvo improbabili ripensamenti dei democratici in Aula – dove la proposta Costa verrà discussa il 27 gennaio – l’epilogo non sarà diverso. Tutto potrebbe cambiare però se quella misura venisse presentata al Senato: lì i numeri di Iv sono determinanti. In questo caso il successo grillino si trasformerebbe in un disastro per la maggioranza.