Pozzolo, Meloni pronta a sospendere il deputato di FdI: servirà da esempio

Oggi la premier in conferenza stampa dovrà rispondere a molte domande. Dalla mancata ratifica del Mes alle concessioni, i temi scottanti sono molti

Roma, 4 giugno 2024 – La premier è pronta a respingere già in partenza i prevedibili attacchi sul caso Pozzolo. Ne decreterà la sospensione cautelativa: non una autosospensione né un invito a fare un passo indietro. Mostrerà, al contrario, il suo volto più determinato, un po’ perché fuori di sé: "Così, passiamo per irresponsabili". Ma un po’ anche perché, dopo un anno passato a rattoppare le falle provocate dalle intemperanze di questo o quel compagno tricolore non all’altezza del ruolo, capisce di dover dare un esempio netto. Poi, il partito deciderà, eventualmente, quali altre misure prendere. Insomma, colpirne uno per educarne cento.

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Giorgia Meloni non prende certo sottogamba l’impegno di oggi. Le conferenze stampa, si sa, per lei sono sempre un passaggio difficile: figuriamoci questa, rinviata due volte per motivi di salute, che ora cade in una congiuntura politica più complicata rispetto a quindici giorni fa. Anche per questo ha deciso di battere subito la carta che, almeno nelle sue speranze, dovrebbe mettere a tacere gli attacchi insidiosi. In realtà, c’è un altro capitolo altrettanto se non più scivoloso sul quale però si impone una postura diametralmente opposta: le proroghe delle concessioni su aree pubbliche.

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Dopo la dura presa di posizione della Lega contro il richiamo del capo dello Stato a rispettare le indicazioni dell’Europa inviato con la promulgazione della legge annuale sul mercato e la concorrenza, lei cercherà di tenersi in bilico tra il Quirinale – di cui non si può non rispettare il monito – e l’alleato Salvini, che sul tema intende presumibilmente giocare la sua partita per le europee. Dunque? Farà di tutto per non chiudere e non spalancare nessuna porta, con l’intenzione di arrivare a giugno per intervenire, se proprio necessario, su quei dodici anni di proroga per le concessioni agli ambulanti che al governo sembrano uno scherzo e il Colle considera invece inaccettabili. Il problema è che si dice ambulanti, ma si intende anche, se non soprattutto, balneari. Dove l’Italia è sull’orlo di una procedura d’infrazione: Bruxelles attende una risposta per il 16 gennaio. Giorgia sa che è una partita difficilissima ma non dispera di arrivare a un compromesso. Nella consapevolezza di trovarsi di fronte a un altro bivio nei rapporti con l’Unione dopo il no al Mes.

Eppure: una domanda su quest’ultimo argomento non può che farle piacere. Perché il voto parlamentare rilancia l’immagine di premier seria, inflessibile che non si piega alle pressioni del resto dell’Europa. In altre parole, userà il "no" al Fondo salva-Stati – che nel concreto vuol dire ben poco – per mascherare la resa sul Patto di stabilità, che invece avrà effetti concreti, immediati e profondi. Sul capitolo Anas-Verdini, l’inchiesta su appalti e presunti giri di favore considerato un fianco esposto, dato che Anas è società controllata dal governo e gli indagati più illustri sono fratello e padre della fidanzata del vicepremier Salvini, Meloni è tranquilla. Il problema è del leader della Lega (che ieri ha sentito, così come si è confrontata con l’altro vicepremier, Tajani) e certo non le dispiace.

Le alleanze europee dopo il voto sarebbero, in realtà, un argomento tra i più imbarazzanti: fortunatamente mancano sei mesi, e Giorgia si è esercitata in queste ore con gli sparring partner – guidati dal fido sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari – per dire il meno possibile. In realtà il vero cruccio riguarda le riforme istituzionali: il referendum finale sta piegando sempre di più verso un’ordalia tra autoritarismo e democrazia, esattamente quello che la premier voleva evitare. Per questo dicono sia imbufalita con Giuliano Amato, l’ex presidente della Corte costituzionale che, con le sue dichiarazioni, avrebbe aperto la strada verso una deriva che mette a rischio l’esito di un referendum sul quale, lo ammetta o no, si sta giocando tutto. Lei, per la verità, preferirebbe parlare solo dei risultati del suo governo, e certamente lo farà, e di politica internazionale, affrontando i nodi Ucraina, Israele, i rischi di un allargamento del conflitto nell’area anche alla luce dell’attentato a Teheran. O le questioni legate alla presidenza italiana del G7.