Matteo Renzi alla Festa dell'Unità di Poggibonsi (Ansa)
Matteo Renzi alla Festa dell'Unità di Poggibonsi (Ansa)

Roma, 23 luglio 2017 - Pd in flessione scende al 24%, centrodestra in recupero, stabili i grillini. In questo contesto, in vista delle prossime elezioni politiche, le grandi manovre sono iniziate. Alcuni parlamentari che nel 2013 erano stati eletti con il Pdl e poi passati all’appoggio dei governi Letta, Renzi e Gentiloni vorrebbero fare marcia indietro e ritornare nell’ovile del centrodestra. C’è da capire, però, se gli spostamenti di collocazione politica all’interno delle Camere si rifletteranno sulla formazione del consenso. 
 
Ovviamente Berlusconi deve lasciare una porta aperta nella speranza che i nuovi arrivi apportino un numero maggiore di voti per permettergli di essere influente nell’indicazione del futuro premier e della nuova squadra di governo. Pertanto, in attesa della riforma elettorale che condizionerà ulteriormente le scelte di posizionamento e di unioni delle varie organizzazioni e partiti, diventa importante dare uno sguardo alle intenzioni di voto, anche per verificare se e quanto i ‘cavalli di ritorno’ verso il centrodestra potranno dare un beneficio concreto e qual è il trend del Pd a quasi 8 mesi dall’uscita di Renzi da Palazzo Chigi. Si sono analizzati, dunque, due diversi scenari in un ambito di sistema proporzionale, uno con la partecipazione autonoma delle varie liste e il secondo con i ‘listoni’ che unirebbero le forze del centrodestra e del centrosinistra in due grandi gruppi. Comunque sia è da chiarire subito un dato importante. Indipendentemente dalle aggregazioni o dalla corsa in solitaria dei partiti, al momento dall’analisi delle intenzioni di voto non c’è nessuno politico che raggiunge il 40%, soglia indispensabile per poter accedere al premio di maggioranza alla Camera.
 
Nel caso in cui si privilegiasse la partecipazione delle varie liste, il raggruppamento dei partiti del centrodestra è quotato al 34%, il centrosinistra al 31%, il M5S al 28%. È da notare che l’ipotetica lista Italia Civica – che potrebbe avere tra i maggiori leader gli ex ministri Quagliariello e Costa al fine di ricevere il voto di quella parte di elettorato che si definisce di centrodestra ma che non è attratto dalle consolidate sigle dei partiti conservatori – arriva al 3%. Una percentuale ridotta nel numero, ma allo stesso tempo importante politicamente in quanto permetterebbe alla coalizione di centrodestra di avere più voti di quella di centrosinistra. Infatti il rassemblament berlusconiano risulterebbe il primo e supererebbe di soli 3 punti una eventuale alleanza di centro sinistra con Pd-Mdp-Campo progressista. In termini di voto ai partiti, però, i pentastellati sarebbero in testa con il 28%, seguiti dal Pd al 24 e da FI e Lega ex-aequo al 12,5. Da evidenziare il trend in calo dei democratici, un punto sotto rispetto al Pd di Bersani. Se dopo la sconfitta referendaria il partito di Renzi era tra il 25-26%, in seguito alle primarie aveva fatto registrare un incremento arrivando al 28-29%. Negli ultimi mesi, in concomitanza con l’aumento delle frizioni interne, il consenso è diminuito fino a toccare adesso il 24%. Però questo calo non ha generato flussi di voto a favore di Mdp o Campo progressista, ma piuttosto quella parte di elettori critici si è rifugiata nell’astensione, in attesa che il mercato elettorale possa offrire qualche ulteriore novità.
 
In una logica proporzionale il centro si riconferma l’ago della bilancia in quanto con il suo 3% potrebbe aggiungere valore sia al centrosinistra per portarlo alla pari con il centrodestra, sia con quest’ultimo raggruppamento in modo tale da favorire una distanza più significativa rispetto ai concorrenti. Se invece si dovesse preferire la partecipazione in liste uniche, le due maggiori coalizioni perderebbero consenso a vantaggio del M5S e si potrebbe arrivare ad una sorta di fotofinish finale. Infatti la lista del centrodestra avrebbe il 32%, i grillini il 30% e la lista di centrosinistra il 29%. Insomma nessun vincitore, tutti vincitori.