Pd nel caos sul fine vita. A sorpresa spunta Zan. Una proposta radicale 24 ore dopo il caso Veneto

Il 17 gennaio depositato alla Camera il testo del responsabile Diritti del partito Lo staff del deputato par la di "disguido tecnico". Ma i cattolici sono in subbuglio

La segretaria del Pd, Elly Schlein, 38 anni, col deputato Alessandro Zan, classe 1973
La segretaria del Pd, Elly Schlein, 38 anni, col deputato Alessandro Zan, classe 1973

Roma, 27 gennaio 2024 – “Disposizioni in materia di rifiuto di trattamenti sanitari e di eutanasia". Atto Camera 1656. Proposta di legge ordinaria d’iniziativa del deputato Alessandro Zan, responsabile diritti della segretaria Pd, presentata il 17 gennaio scorso. A neanche 24 ore, cioè, dal voto del consiglio regionale del Veneto sulla legge regionale in materia di fine vita sollecitata dal governatore Luca Zaia. Bocciata con la determinante e tutt’oggi discussa astensione "di coscienza" da parte della consigliera cattolica dem Anna Maria Bigon. “Una ferita”, aveva definito quel voto la segretaria Elly Schlein, che avrebbe auspicato piuttosto l’uscita dall’aula da parte della consigliera obiettrice. Ma se già quel giudizio, insieme alla destituzione di Bigon dall’incarico di vicesegretaria provinciale di Verona, non aiuta a rimarginare il rapporto con la parte guelfa del Pd sul chi vive in materia di libertà di coscienza. Il fatto che non un deputato qualunque, ma il responsabile Diritti del Nazareno, si sia premurato di depositare una proposta di legge in tema di fine vita, dove per di più compare l’esorcizzata parola "eutanasia", rischia di diventare deflagrante.

“Nessuna motivazione politica", sostiene lo staff di Zan. Si tratta dell’identica proposta già presentata nella XVIII legislatura sulla base della legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni. Solo per "un disguido tecnico" relativo alla "mancanza della premessa all’articolato" la data di deposito sarebbe slittata. Guarda caso proprio all’indomani del voto in Regione Veneto sul fine vita che ha mandato in frantumi il centrodestra e in ebollizione il Pd. La cui componente cattolica non ha digerito soprattutto la decisione di destituire Bigon adottata dal segretario veronese, a quanto pare all’insaputa del Nazareno, che a sua volta non si sarebbe premurato di scongiurare provvedimenti. La questione sarà affrontata nuovamente dalla Direzione provinciale del Pd di Verona il prossimo 5 febbraio. La parte guelfa chiede il ritiro di ogni provvedimento verso Bigon. "Ma se c’è un testo addirittura sull’eutanasia di un esponente della segreteria la questione diventa politica", preannunciano. Perché da una legislatura all’altra Zan è diventato responsabile Diritti del Pd. La sua iniziativa legislativa, perciò, "non si può considerare a titolo personale". Anche perché, fa presente un autorevole senatore, "con la segretaria e nei gruppi parlamentari c’era un accordo riguardo il fatto di non presentare iniziative unilaterali" che potessero apparire laceranti. Detto fatto. Dell’ipotesi di riproporre in Parlamento il testo veneto si era vociferato a caldo. Ma la cosa pareva esser subito rientrata, in considerazione del fatto che il partito ha in carniere una faticosa convergenza unitaria sulla proposta del senatore Alfredo Bazoli, approvata alla Camera della scorsa legislatura, ma senza approdare in Senato per la fine anticipata della legislatura. Da quello annunciava di voler ripartire il capogruppo catto-schleiniano a Palazzo Madama, Francesco Boccia, promettendo di ricorrere a tutti "gli strumenti regolamentari" per ottenerne la calendarizzazione. Come sarà. A patto di rimarginare la ferita aperta da Zan.