Il fine vita spacca il Pd, la dem ribelle Bigon sollevata dagli incarichi. I cattolici: “Brutto segno”

Si era astenuta, affossando di fatto la legge regionale di Zaia: "La libertà di scelta deve valere anche quando può influire sui voti". Imbarazzo al Nazareno: è una scelta locale compiuta in totale autonomia

Anna Maria Bigon (Pd) sollevata dall'incarico (Ansa)

Anna Maria Bigon (Pd) sollevata dall'incarico (Ansa)

Roma, 26 gennaio 2024 – Pd e fine vita, scoppia il caso Bigon. È stata sollevata dall’incarico di vicesegretaria provinciale dem di Verona, Anna Maria Bigon, la consigliera che astenendosi ha di fatto affossato la proposta di legge regionale del governatore Zaia sul fine vita. "Non credo nelle sanzioni disciplinari su temi etici ed è corretto che sia lasciata libertà di voto per motivi di coscienza – così ha motivato la scelta il segretario Franco Bonfante –, ma chi la pratica deve essere consapevole delle conseguenze politiche, a maggior ragione se vi erano alternative, come l’uscita dall’aula con una contemporanea dichiarazione esplicativa". Bigon, dal canto suo, raggiunta telefonicamente, ha dichiarato di prendere atto della decisione: "Sono nel Pd non per avere l’incarico di vicesegretario, ma per i principi e valori che lo statuto sancisce e che vorrei fossero riconosciuti".

Anche rispetto alle alternative al voto di astensione illustrate da Bonfante, Bigon non ci sta: "Mi è stato chiesto di uscire dall’aula. Credo che la libertà di scelta, che il Pd prevede, consenta l’espressione di un libero pensiero e non soltanto quando esso è ininfluente. Se fossi uscita, anziché astenermi al voto, avrei ridotto il mio comportamento alla dimensione di pura testimonianza". E ancora: "Ribadisco che la scelta di garantire diritti ai malati deve essere fatta in maniera diversa, con leggi nazionali o delibere sanitarie specifiche, per evitare diritti diversi ai cittadini a cui va garantita in ogni caso la qualità delle cure palliative. La giunta Zaia ha sbagliato e la destra non sceglie la via maestra del Parlamento. Forse come Pd – conclude Bigon – dovremmo parlare dei 25 voti mancati a Zaia, più che della mia astensione".

Decisione assunta da Bonfante in autonomia, la scelta di rimuovere Bigon dall’incarico di partito ha generato l’immediata reazione del segretario regionale del Veneto Andrea Martella e il responsabile nazionale dell’organizzazione, Igor Taruffi: "Non è frutto di decisioni nazionali e regionali, ma compiuta da Bonfante in totale autonomia", hanno precisato in una nota congiunta. Del resto era stato lo stesso Bonfante a specificare di voler assumersi "personalmente l’intera responsabilità della scelta riguardante Bigon".

Schlein, nei giorni scorsi, aveva usato parole nette sulla vicenda. "Una ferita", l’aveva definita. "Se il gruppo del Pd vota a favore e ti chiede di uscire dall’aula, è giusto uscire dall’aula, perché l’esito di quella scelta ricade su tutti". Parole che avevano allarmato l’area cattolica. "Se il Pd punisce Bigon mi autosospendo", aveva annunciato Graziano Delrio. Il senatore ha definito "inammissibile che si voglia processare una persona per le sue idee e non può essere accettata. Ad Anna Maria confermo la mia vicinanza e condivisione per le scelte compiute in piena libertà".

Anche i cattolici Stefano Lepri e Silvia Costa hanno assicurato il pieno sostegno politico a Bigon. La scelta è "irragionevole" e "segnala una grave incapacità di tener conto" che "la libertà di coscienza è garantita espressamente dallo Statuto del Pd", hanno dichiarato. La deputata Debora Serracchiani chiede al Pd veneto di rivedere la scelta. "Non ho personalmente condiviso la scelta di Bigon – scrive sui social – ma su un tema come il fine vita l’esercizio di libertà di coscienza non può essere punito. Rispetto l’autonomia del livello provinciale ma chiedo al segretario del Pd veronese di ripensarci".

Intanto, nell’attesa di conoscere quali saranno le determinazioni del Pd in vista delle Europee, prosegue lo scontro tra Schlein e Meloni. Dopo il faccia a faccia di mercoledì in Aula, ieri Schlein ha sfidato la premier sul Medio Oriente: "Se anche per Meloni la soluzione è due popoli due stati, allora voti la nostra mozione", ha dichiarato la segretaria dopo l’assemblea dei gruppi parlamentari del Pd che ha dato il via libera alla mozione contenente il riconoscimento dello Stato di Palestina.