Nucleare in Italia. C’è la lista dei 51 siti per il deposito di scorie. Scatta il coro dei no

Il ministero dell’Ambiente: "Possibili anche altre auto-candidature". Dalle Regioni arrivano subito le prime prese di posizione contrarie:. "Non diventeremo mai la discarica atomica di tutto il Paese".

Nucleare in Italia. C’è la lista dei 51 siti per il deposito di scorie. Scatta il coro dei no
Nucleare in Italia. C’è la lista dei 51 siti per il deposito di scorie. Scatta il coro dei no

Altro che "transizione in uscita dalle fonti fossili" appena battezzata a Dubai. A poche ore dal sipario sulla Cop28, l’Italia sembra smarrire il dato centrale della conferenza sul clima, tutto incentrato sulla moltiplicazione delle fonti rinnovabili. Il successo diplomatico globale, oltretutto ottenuto in un’area del pianeta strettamente dipendente dal petrolio, finisce quasi sovrastato dallo spot per il nucleare di nuova generazione dei paesi più interessati. "L’accordo di Dubai è una tappa importante. Impegna il mondo nella transizione senza energie fossili, triplicando le rinnovabili e riconoscendo il ruolo chiave del nucleare – scrive su X il presidente francese Emmanuel –. Acceleriamo". E l’Italia, a parole, non resta alla finestra.

Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, ripartito da Dubai prima della conclusione dei lavori, sceglie il question time della Camera per un’apertura a tema e poi spiega meglio il suo pensiero in un’intervista su Radio 1. In sintesi: "L’Italia guarda con interesse allo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari. Questo malgrado non sia stata sottoscritta la lettera relativa alla creazione di un’alleanza industriale sugli Small Modular Reactor (SMR), firmata da 12 Paesi Ue a novembre a Bratislava". Però "tra pochi mesi" il Paese definirà "la propria Strategia nazionale per il nucleare sostenibile: linee guida e roadmap, con orizzonte al 2030 e al 2050, per seguire e coordinare gli sviluppi delle nuove tecnologie nucleari e comprenderne le ricadute in termini di sicurezza e costi-benefici". Ancora: il governo intende "partecipare attivamente, in sede europea e internazionale, a ogni opportuna iniziativa volta ad incentivare lo sviluppo delle nuove tecnologie nucleari destinate alla produzione di energia per scopi civili e a inserire la fonte nucleare nel mix energetico del Paese".

"Il punto finale è la fusione, ma prima di arrivare alla fusione c’è la fissione", dice ancora Pichetto. Oggi, per costruire una centrale di "terza generazione raffreddata ad acqua" servono non meno "di 14 anni" – quindi il tema neppure si pone –, ma "la quarta generazione" di impianti, attesa "entro al fine del decennio", avrà "piccola taglia, specie rispetto alle centrali convenzionali, e modularità, con evidenti vantaggi sia in termini di riduzione dei tempi di costruzione sia di costo".

Agli applausi di maggioranza fanno da contraltare i fischi dell’opposizione, in una giornata già carica di tensioni per la pubblicazione della Carta nazionale delle aree idonee allo stoccaggio di scorie nucleari provenienti da impianti e reattori dismessi, centri di ricerca, centri di servizio integrato e strutture sanitarie. Criterio di scelta la lontananza da zone vulcaniche, sismiche, di faglia e a rischio dissesto, così come da insediamenti civili, industriali e militari. Si tratta in tutto di 51 siti: 21 in Lazio (tutti nella Tuscia viterbese), 15 tra Puglia e Basilicata, 8 in Sardegna, 5 in Piemonte, 2 in Sicilia occidentale. "La Sardegna non sarà mai la pattumiera d’Italia", dichiara Alessandra Todde, candidata alle Regionali per il centrosinistra. "La Basilicata ribadisce il proprio no", fa sapere l’assessore all’Ambiente Cosimo Latronico. E via di questo passo. La sintesi dai territori è questa: non saremo mai "la discarica atomica" del Paese.

"Leggo dichiarazioni fuorvianti che inneggiano al nucleare e ai biocombustibili: non sono assolutamente centrali nell’accordo firmato. Non si interpreti a favore dei propri interessi politici, in maniera ideologica, un testo chiarissimo", contesta l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5S). Ancora più duro il verde Angelo Bonelli: "Pichetto è imbarazzante. ll testo della Cop 28 non menziona in alcun modo un ruolo chiave per nucleare e idrogeno, ma relega queste opzioni a un generico ruolo secondario rispetto ai chiari e forti impegni su rinnovabili, efficienza energetica e batterie". Senza contare il problema costi del nucleare di nuova generazione, "vedi progetto Nu Scale SMR lanciato negli Stati Uniti": una chiara smentita – denuncia il deputato di Avs – all’idea che gli SMR siano "economici da costruire".