Luigi Di Maio con Mimmo Parisi, presidente Anpal (ImagoE)
Luigi Di Maio con Mimmo Parisi, presidente Anpal (ImagoE)

Roma, 26 maggio 2020 - L’emergenza Coronavirus ha devastato i redditi presenti e futuri di milioni di lavoratori autonomi e dipendenti. Ma per i 3 mila navigator si sta rivelando un colpo di fortuna senza precedenti. Non solo si sono ritrovati assunti, in piena pandemia, con contratto di co.co.co con compensi da 28 mila euro l’anno senza neanche avere l’incombenza di doversi dare da fare per guadagnarseli, visto che, di fatto, le attività sono state bloccate, ma da quel che risulta si sono presentati, in gran parte, anche alla cassa dell’Inps per chiedere i 600 euro di bonus per l’emergenza Covid previsti anche per i collaboratori coordinati.

Reclutati con una mega-selezione nazionale lo scorso anno, dopo il varo del Reddito di cittadinanza, i navigator sono stati contrattualizzati tra l’estate e l’autunno del 2019 con un rapporto di collaborazione continuata fino alla primavera del 2021: il compenso è di circa 2 mila euro netti mensili. Nella prima fase hanno seguito corsi di formazione, per essere pronti a svolgere la missione di mediatori tra domanda e offerta di lavoro loro assegnata dal "creatore" del ruolo e dell’incarico: l’ormai noto Domenico Parisi, presidente di Anpal, originariamente cervello in fuga all’Università del Mississipi, ma scoperto e indotto a rientrare in Italia da Luigi Di Maio per rivoluzionare le cosiddette politiche attive del lavoro.

Superata la stagione della formazione, sono stati assegnati alle regioni per diventare operativi nei differenti territori: l’ultima resistenza era arrivata dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che non li ha mai amati, ma alla fine anche Napoli era stata espugnata. Il problema, però, è che la rivoluzione annunciata si è tradotta in un flop clamoroso: delle poche migliaia di percettori del Reddito di cittadinanza assunti tra la fine del 2019 e gli inizi del 2020, non è dato sapere quanti hanno conquistato un contratto attraverso i Centri per l’impiego e, dunque, attraverso l’opera dei navigator.

Certo è, invece, che dall’inizio dell’emergenza Coronavirus tutte le attività dei servizi pubblici per l’impiego sono state bloccate, con i navigator anch’essi collocati in smart working a casa. E, del resto, a rendere meno utile, se non inutile, la loro attività è stata l’eliminazione temporanea, del decreto Cura Italia, di tutti gli obblighi a carico dei titolari del Reddito di cittadinanza: da quello di presentarsi al colloquio al patto di servizio, fino all’accettazione dell’offerta di lavoro.

Nonostante lo stop all’operatività della funzione, i navigator hanno continuato a ricevere il compenso mensile pattuito. E, anzi, hanno trovato il modo di protestare per mantenere (e non si sa se ci sono riusciti) anche il rimborso spese mensile di 300 euro previsto a titolo di rimborso spese forfettario per spostamenti e trasferte. Ma, come se non bastasse, secondo fonti ben informate, una gran parte di loro ha chiesto e ottenuto anche il bonus di 600 euro previsto come indennizzo dal decreto Cura Italia per le partite Iva e i co. co. co.

Poco conta che non ci sia stata nessuna decurtazione dello stipendio mensile nei mesi di marzo e aprile. Il provvedimento, come spiegano dalla stessa Anpal, non ha fissato nessun blocco per l’accesso al bonus e, dunque, anche i co. co. co. di Anpal Servizi hanno potuto chiederlo senza limitazioni. Un paradosso iniquo senza padri-autori, ma con molti beneficiari.