Mercoledì 24 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Parlamento Ue, Meloni verso lo stop a Orban. Lunedì l’incontro decisivo

ll destino delle destre europee. I liberali perdono sette seggi

Roma, 22 giugno 2024 – Di certo c’è solo che i conservatori di Erc si consolidano come terza forza al Parlamento europeo, in quanto 7 deputati cechi ieri hanno abbandonato gruppo liberale di Renew, sceso così a 74 contro gli 83 di Ecr. E che a loro volta i conservatori guidati da Giorgia Meloni hanno blindato l’ingresso a Fidesz, il partito ungherese di Viktor Orban, la cui grandeur post asburgica e fraternità slavofila verso la casa Russia è uscita ridimensionata dal voto europeo. Lunedì la premier ne parlerà a Roma faccia a faccia col leader ungherese di Fidesz. Ma per il momento le strade sono divergenti.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Viktor Orban, premier ungherese
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Viktor Orban, premier ungherese

Si scrive Orban, ma si legge Donald Trump. E questo è il vero nodo che attanaglia la destra euro-nazionalista di Ecr e fa sperare quella nazional-sovranista di Id. Orban in Ungheria, come Marine Le Pen in Francia e, più in piccolo, Matteo Salvini in Italia puntano infatti sulla vittoria del tycoon per recuperare ruolo rispetto all’europeismo e l’atlantismo ormai assunto dalle destre di governo di Ecr. Che hanno ormai assunto una posizione decisamente filo Nato e Ucraina, compreso l’ingresso del Paese in Europa e nell’alleanza militare. E su questo Meloni non torna indietro.

Il premier ungherese è invece il più acceso fautore dell’unità di tutte le destre Ue in chiave sciovinista, contrapposta ai progetti di integrazione anche se poi spende i fondi di coesione che riscuote rinunciando a qualche veto. Le Pen non la pensa diversamente, anche se in prospettiva Eliseo vuole accelerare la legittimazione presso le istituzioni comunitarie. Pensano un’Europa dove gli sciovinismi populisti prevalgono. Meloni invece ha scelto Bruxelles. Di qui l’attrito col processo di accreditamento delle destre conservatrici di governo, compresi i leghisti del Nord, che a differenza di Salvini sono convinti delle virtù del mercato unico. FdI ha perciò assecondato l’ingresso in Ecr dei nazionalisti rumeni di Aur, avversari dalle mire egemoniche di Orban. E lo ha fatto imponendo la firma a una dichiarazione di sostegno all’Ucraina, sgradita agli ungheresi. Il plenipotenziario di Meloni in Ecr, Nicola Procaccini, ha anzi affermato che solo firmando un proposito analogo Fidesz potrebbe essere sdoganata. I conservatori, del resto, si sono rafforzati anche rispetto ai liberali. Appena salito a 81 seggi, con l’ingresso dell’eurodeputato belga di Les Engages, il gruppo di Renew ieri è sceso a 74 per l’uscita dei 7 cechi che sono all’opposizione del premier Fiala, che potrebbero aderire al gruppo con 5 Stelle e tedeschi di sinistra. Ecr investe espressamente negli attestati pro Europa, Nato e Joe Biden. Ventilando al contempo la possibile unità delle destre a fianco di The Donald. Ma che sarebbe una vittoria più Le Pen (e Orban) che per Meloni.