Matteo Renzi (Lapresse)

Milano, 12 settembre 2018 - Il primo passo è il pensatoio filo europeo voluto dal finanziere Davide Serra e presieduto dall’ex vice premier britannico, il liberale Nick Clegg. Il secondo passo sono i comitati civici che un Matteo Renzi elettrizzato come mai, dopo la batosta del 4 marzo, lancerà in occasione della Leopolda (dal 19 al 21 ottobre). Comitati esterni al Pd, autonomi dal partito e slegati dagli iscritti – perché aperti a tutti –, che costituiranno una rete di cittadini impegnati sul territorio per contrastare dal basso le politiche del governo Lega-Cinque stelle.

I comitati pensati da Renzi sono mutuati dal modello della politica americana, dove l’impegno parte dai quartieri e coinvolge i simpatizzanti, diventando poi una rete elettorale che spinge i candidati nelle primarie e alle elezioni. In Italia si erano visti anche con il primo Prodi. E non è un caso che Renzi abbia iniziato la sua carriera politica nella prima metà degli anni Novanta proprio impegnandosi in un comitato Prodi. È come ripartire da capo.

La forma che ha in mente l’ex premier per i suoi comitati è un gruppo di almeno 5 persone che si costituisce e si impegna sul merito degli argomenti, dai vaccini alle regole sul lavoro, dai problemi locali ai temi più nazionali. Il mix delle due iniziative – quella europea e quella dei comitati – è il carburante di una nuova cosa che si sta mettendo in moto in Italia e che come una rete si sta formando in tutta Europa. Una terza via modello Macron, che imbraccia le armi di un europeismo spinto costruendo formazioni politiche oltre quelle tradizionali, strapazzate dai populisti.

Il debutto in società ieri, a Milano: Serra, Clegg e Renzi hanno lanciato l’Algebris Policy & Research Forum, un think tank no profit che tende «incoraggiare un’economia forte ed equilibrata in Europa». Il think tank diffonderà una serie di report e dati che dimostrano come l’Italia guadagna restando in Europa, ma che per varie ragioni la Germania guadagna di più. E quindi l’obiettivo non è uscire dall’Eurozona. Nell’incontro di ieri a porte chiuse, Renzi ha parlato a lungo, puntando la sua critica soprattutto sui 5 Stelle, un movimento che ha definito «anti lavoro», come dimostrano la campagna per la chiusura domenicale dei negozi, il decreto dignità, il reddito di cittadinanza. «Di Maio finirà per istituire la siesta obbligatoria», ha scherzato Renzi.

L’incognita è capire come la prenderà il Pd. Renzi, dicono i suoi, non esce dal partito. Anzi, presenterà un suo candidato al congresso, quando si farà (non chiederà di rinviarlo). L’obiettivo dell’ex segretario è comunque arrivare al congresso con una robusta rete di sostenitori e comitati, esterna al partito, ma convinta della sua linea politica. Che poi la rete dei comitati possa diventa un qualcosa che vada oltre il Pd è da vedere.