Ma alle urne si decide anche il futuro europeo

Alle elezioni europee di giugno, l'Italia sarà al centro dell'attenzione. Ma è importante ricordare i temi fondamentali dell'Unione: rilanciare la Costituzione, rinunciare a fette di sovranità, l'esercito, l'ingresso di nuovi Paesi, l'unione bancaria e le normative fiscali.

Canè

Cerchiamo di essere realisti: alle elezioni europee del giugno prossimo, è probabile che a tutto penseremo tranne che all’Europa. Non lo faranno i partiti, e neppure noi elettori. Perché in quelle urne ci sarà soprattutto l’Italia, la tenuta o meno della coalizione di governo, i rapporti di forza nell’opposizione, il seguito dei leader. Anche gli assetti del nuovo parlamento di Bruxelles, ovvio, ma soprattutto nei suoi riflessi nazionali. Non è un caso che il tema del giorno siano le candidature dei segretari come capilista: questione di equilibri nel centro destra, e interni al Pd. Chiusi i seggi, però, dai cassetti salteranno fuori i programmi che tutti avranno fatto e in pochi avranno letto. Allora, proviamo a ricordare fin d’ora almeno i temi fondamentali, perché l’Europa è il binario su cui si muove la nostra locomotiva, il soggetto che al tavolo con le 3 grandi potenze dovrebbe (vorrebbe) sedersi alla pari. Allora, vogliamo per prima cosa rilanciare il cardine dell’Unione, la Costituzione, bocciata nel 2005 da Francia e Olanda, e poi dimenticata? Chi la vuole e come? Fondata sulle radici giudaico cristiane del nostro continente, o disposta a favorire una grigia "Eurabia"? Poi un governo vero che ci faccia essere quarti al tavolo non solo per il caffè. Siamo disposti a rinunciare a fette di sovranità? E se sì, come? Con quali dosaggi? L’esercito, ad esempio. Gli altri grandi hanno una divisa, non 27.

A proposito: oltre all’Ucraina vogliamo dire sì agli 8 Paesi che hanno chiesto di entrare? Vogliamo farlo conservando la demenziale regola dell’unanimità, che tutto e tutti blocca, o inserendo il normale, democratico, meccanismo della maggioranza? Ancora. Vogliamo completare l’Unione bancaria come chiede da tempo il presidente Abi Patuelli, e uniformare le normative fiscali? Insomma, a giugno si vota, e la pancia penserà all’Italia. Ma ragioniamo con la testa: serve per l’Europa.