Soru 2.0 sfida Schlein e Conte, strappo alle Regionali in Sardegna. "Vincerò con il mio ulivastro"

L’ex governatore si è ricandidato con una coalizione che va dai moderati a Rifondazione "Il Pd ha subito la scelta del M5s". Ma la figlia Camilla resta con il Partito democratico

Renato Soru, fondatore di Tiscali ed ex governatore della Sardegna
Renato Soru, fondatore di Tiscali ed ex governatore della Sardegna

Cagliari, 4 gennaio 2024 – "Un’esperienza che somiglia a una specie di ulivastro sardo". Renato Soru 2.0 sintetizza così la coalizione isolana, che va dai moderati a Rifondazione comunista, maturata in contrasto alla candidatura di Alessandra Todde, ex sottosegretaria 5 Stelle allo sviluppo economico, telegrafata dalle segreterie romane in nome del campo largo. Vent’anni dopo, l’ex governatore e fondatore di Tiscali si rimette in corsa in nome di una concezione "europeista, autonomista, federativa, sussidiaria" non solo dell’amministrazione locale, ma della politica nazionale. Un’idea alla quale, a suo avviso, il Pd di Elly Schlein ha abdicato nel momento in cui ha accettato "l’imperio" di Giuseppe Conte sulla candidatura alla Regione. E che sta sottoponendo lui e la figlia Camilla, candidata nei dem, a un inutile giogo di morbosità mediatica per la divergenza politica.

Soru, rispetto a un centrodestra in affanno questa frattura del centrosinistra non rischia di rivelarsi autolesionista?

"Io ho la certezza che la candidatura Todde sia perdente. Per due motivi: perché non è condivisa dalla maggioranza della base Pd e 5 Stelle e perché si è cercato di imporla abdicando alle regole delle primarie e accettando l’imperio di Conte. Ma hanno fatto male i conti".

Come si è arrivati alla rottura?

"Una cosa molto semplice e netta: il M5s ha imposto una sua candidata sulla base di decisioni assunte a Roma in considerazione di equilibri nazionali. E sulla base di un progetto politico che non ha niente a che fare col miglior governo possibile della Sardegna. A tanti, come a me, quest’imposizione non andava bene. Perché pensiamo che sia un momento molto delicato per la nostra Regione: dove, anche in relazione alla legge Calderoli sull’autonomia, occorre ribadire con forza l’autonomia e riaprire un confronto con lo Stato. E questo non può partire dalla totale negazione dell’autonomia locale e dall’imposizione romana. In molti, inoltre, consideriamo inadeguata alla Sardegna e a battere le destre una proposta politica a guida 5 Stelle col Pd a rimorchio, senza una conoscenza della realtà locale e un progetto per il futuro. Una vera pazzia".

Ma i vertici regionali di Pd e 5stelle hanno avallato la decisione...

"Abbiamo chiesto con insistenza le primarie. Hanno tergiversato. E alla fine i dirigenti del Pd locale si sono velocemente adattati, taluni magari pensando di trarne benefici personali, senza nemmeno avanzare una contro proposta. Abbiamo perciò ritenuto che non potevamo accettare queste regole totalmente antidemocratiche".

La cosa ha avuto ripercussioni sul Pd sardo?

"Certo. A Oristano due consiglieri su tre e 30 dirigenti hanno lasciato: il partito si è quasi volatilizzato nella provincia. E lo stesso sta accadendo in altri centri dell’isola. È stato fatto un errore clamoroso".

Adesso però vi trovare a dover battere anche Todde oltre che la destra...

"Noi stiamo presentando un progetto alternativo alla destra, che in Sardegna si presenterà con FdI e Lega. Dall’altra parte invece non c’è più il centrosinistra, ma un’alleanza a guida 5 Stelle: che ancora non si peritano a insultare il Pd e, quando hanno avuto possibilità di governare, lo hanno umiliato scegliendo Salvini e preparando la cultura che ha fatto vincere Meloni. So per certo che l’elettorato del Pd mai avrebbe governato con Salvini".

E il governo Draghi?

"È stato un governo di emergenza nazionale nel pieno di un’epidemia mondiale. Nulla a che fare con una situazione normale, in cui Conte e Salvini hanno negoziato un governo che si è macchiato di comportamenti inumani nelle politiche di respingimento nel Mediterraneo e promesso pensioni anzitempo rispetto a ogni ragionevole possibilità. Quota 100 è la causa più importante della mancanza di personale sanitario".

Ma l’elettorato 5 Stelle non è il più contiguo al Pd?

"Io non ne sono così convinto. C’è sicuramente una parte vicina sulle lotte ambientaliste, l’attenzione alla povertà e l’innovazione tecnologica. Ma c’è anche chi ha tranquillamente appoggiato il governo con la destra di Salvini".

Invece Soru 2.0 che centrosinistra propone?

"Abbiamo un raggruppamento che guarda al centro, al civismo, l’autonomismo, l’indipendentismo moderno, il progressismo, fino a Rifondazione. Dentro un contesto europeo, dove si rimettono alla sovranità dello Stato temi come politica estera, fisco e difesa e si devolve alla periferia quel che può essere fatto in prossimità. Al contrario di quel che sta facendo Giorgia Meloni. I partiti nazionali devono entrare in quest’ottica di partiti regionali federati in raggruppamenti nazionali, non gestiti da Roma".