Le ragioni della protesta. Dalla concorrenza di Kiev al no per l’insalata in busta. Così è scoppiata la rabbia

Stop sussidi per i coltivatori tedeschi. Coldiretti: Made in Italy, poche tutele

Le ragioni della protesta. Dalla concorrenza di Kiev al no per l’insalata in busta. Così è scoppiata la rabbia

Le ragioni della protesta. Dalla concorrenza di Kiev al no per l’insalata in busta. Così è scoppiata la rabbia

Roghi e strade bloccate, oltre mille i mezzi agricoli sotto i palazzi del potere europeo contro la politica agricola. Manifestazioni a Bruxelles, a Milano e in altre capitali. Ma perché?

COM’È NATA LA PROTESTA

Se le prime turbolenze in Belgio e in Olanda sembrano risalire a marzo scorso, è a dicembre che in Germania si è esplosa la rabbia degli agricoltori. Ad accendere la miccia i tagli del governo sull’agricoltura. In seguito alla bocciatura da parte della Corte suprema tedesca della bozza di bilancio 2024, il governo di Berlino si è infatti trovato con un buco finanziario di 17 miliardi di euro. Da qui la scelta del cancelliere Olaf Scholz di ridurre le alcune spese, eliminando sussidi e sgravi fiscali riservati al settore agricolo.

LA FINE DEL SISTEMA

AGRICOLO EUROPEO

A spaventare gli agricoltori tedeschi è anche l’adesione dell’Ucraina all’Ue, che secondo il sindacato tedesco potrebbe determinare la scomparsa dell’agricoltura a conduzione familiare in Europa. Questo perché l’economia ucraina è trainata dall’agricoltura, e la dimensione dell’azienda agricola media in Ucraina è molte volte più grande di quella europea.

DALLA PAC AL GREEN DEAL

La protesta degli agricoltori da nazionale si è fatta paneuropea. Dalla Germania alla Francia, dalla Spagna all’Italia, il comune denominatore della rivolta è, insieme alla Politica agricola europea (Pac), il Green deal europeo. L’Europa guidata da Ursula von der Leyen ha come obiettivo raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (e del 55% entro il 2030). Ma il Patto verde lascia scontenti gli agricoltori. Nodi cruciali della politica Net Zero sono: la carne coltivata, l’aumento del costo dei carburanti, l’uso di impianti fotovoltaici, la riduzione dei pesticidi di sintesi e l’obbligo di destinare il 25% dei terreni coltivabili all’agricoltura bio entro il 2030.

IL MADE IN ITALY

Anche Coldiretti è scesa in piazza a Bruxelles. "Dal divieto delle insalate in busta e dei cestini di pomodoro agli insetti nel piatto, dal nutriscore che boccia le eccellenze tricolori al via libera alle etichette allarmistiche sui vini, dal permesso alla vendita del prosek croato alla possibilità di importare grano dal Canada, dove si coltiva con l’uso di glifosato secondo modalità vietate in Italia. Sono solo alcune delle follie europee che rischiano di tagliare del 30% la produzione di cibo Made in Italy". E contro l’obbligo in Italia di tenere incolto il 4% dei terreni seminati sopra i 10 ettari, commenta il presidente Coldiretti Molise Claudio Papa "Non ha senso impedire agli agricoltori di non coltivare quote dei loro terreni, quando poi si è costretti ad importare".

AGRICOLTURA E PNRR

E mentre nel pomeriggio di ieri il convoglio di trattori lasciava il quartiere dell’Europarlamento, sono arrivate alcune risposte dei leader. "Sono leader politico di un partito che in Europa ha votato contro la gran parte delle questioni che giustamente oggi gli agricoltori pongono - ha commentato Giorgia Meloni, presente al vertice dei 27 - Noi abbiamo fatto un lavoro sul mondo agricolo molto importante, portando da 5 a 8 miliardi le risorse del Pnrr destinate al settore agricolo". "C’è una lotta europea da fare sull’agricoltura. Serve egualitarismo e un’Europa più forte, più concreta per difendere i redditi dei nostri agricoltori" commenta invece Emmanuel Macron.