L’accusa di Castagnetti: "Questo Pd non è più un partito democratico. Troppi cattolici a disagio"

L’ex segretario del Ppi è uno dei padri fondatori dei dem: anche i laici si lamentano "Destituire la consigliera è una cosa da pazzi, ignorata la libertà di coscienza. Gravissimo che qualcuno pensi di snobbare l’assenza del vincolo di mandato"

L’accusa di Castagnetti: "Questo Pd non è più un partito democratico. Troppi cattolici a disagio"

L’accusa di Castagnetti: "Questo Pd non è più un partito democratico. Troppi cattolici a disagio"

Roma, 30 gennaio 2024 – Dal Veneto passando per la proposta Zan sul fine vita, i temi etici tornano a incendiare il Pd anche perché non sono l’unico motivo di tensione. A evidenziare il corto circuito senza peli sulla lingua è Pierluigi Castagnetti, cattolico, ex segretario del Ppi ma soprattutto tra i fondatori del Partito democratico.

Partiamo dall’ultimo fatto in ordine cronologico: che cosa pensa della iniziativa di legge sul fine vita presentata da Alessandro Zan?

"Io credo che il punto di partenza debba essere la proposta Bazoli, frutto di un confronto nei gruppi parlamentari, non l’iniziativa di un singolo che non è stata nemmeno discussa. Qui, prima ancora che di contenuti, c’è un problema di democrazia nel partito anche per quanto riguarda il caso della consigliera veneta Anna Maria Bigon".

Quindi ritiene grave la scelta di destituirla dall’incarico di vice segretaria provinciale?

"Ma siamo pazzi? Forse non si sono resi conto di quello che hanno fatto. È una vicenda sconvolgente. Nella lettera aperta a Repubblica scritta ieri da Alessandro Zan, il responsabile dei diritti del Pd, non si fa neppure cenno alla libertà di coscienza su temi etici".

Quel che dice Zan è che Anna Maria Bigon poteva uscire dall’aula al momento del voto. Lei non è d’accordo?

"La pretesa di farla uscire dall’aula rivela una concezione della democrazia strabiliante e in contraddizione con lo statuto del Partito democratico scritto, tra gli altri, anche da me e da Alfredo Reichlin".

Perché?

"Perché noi abbiamo ripreso quanto previsto dalla Costituzione: i rappresentati del popolo, parlamentari o consiglieri regionali che siano, non hanno vincolo di mandato. La libertà di coscienza per una persona che è stata eletta non è un fatto intimistico: è politico. Trovo gravissimo che qualcuno pensi si possa snobbare questo principio. Questa è una battaglia che dovrebbero fare non solo i cattolici, ma tutti i liberal-democratici del Pd".

Il fatto che un segretario provinciale abbia preso una decisione di tale importanza senza consultare né il segretario regionale né quello nazionale non denota uno stato confusionale nel partito?

"Sia la segreteria, Elly Schlein, che il segretario regionale, Andrea Martella, affermano di non essere stati informati. Certo è sorprendente, e tuttavia qualcuno avrà consigliato al segretario provinciale di fare quel passo".

Scusi l’insistenza: Zan invita i cattolici come Bigon a rispettare il principio della laicità della politica, fermandosi ad ascoltare il grido di dolore dei familiari di persone che soffrono e per questo chiedono una morte dignitosa.

"Il comportamento di Anna Maria Bigon rispecchia assolutamente la laicità della politica. Lei ha dichiarato di essersi astenuta perché ha posto il problema dell’allestimento di strutture per le cure palliative in tutto il territorio regionale: una persona deve essere libera di scegliere tra la possibilità di soffrire meno e il suicidio assistito. L’onorevole Alessandro Zan prima di impartire lezioncine dovrebbe considerare che ogni giorno ci sono decine migliaia di religiosi e volontari cattolici che si impegnano ad assistere persone svantaggiate, che soffrono, proprio perché si inchinano ’all’autorità del dolore’, per dirla con Dietrich Bonhoeffer".

Insomma, pare evidente che c’è un certo disagio dei cattolici. Parlando fuori dai denti: dipende dalla gestione Schlein?

"Che ci sia un disagio dei cattolici è sicuramente vero. Ma anche chi non è cattolico è a disagio nel vedere la disinvoltura nel maneggiare materie come quelle etiche, consustanziali al sistema democratico".

Molti, magari a mezza bocca, lamentano una mancanza di comunicazione con la segreteria e con i vertici. Pensa che sia questo il problema?

"Probabilmente, anche Elly Schlein sottovaluta l’importanza di queste posizioni. A Gubbio, qualche giorno fa, la segretaria ha detto che il voto di Anna Maria Bigon rappresentava una ferita. Non è così per me, ma se per lei rappresenta una ferita, si dia da fare per rimarginare questa ferita. In un momento come quello attuale decisivo per lo sviluppo della democrazia in Europa e nel mondo, se solo pensiamo alle elezioni presidenziali americane, non ha senso tenere aperte polemiche interne di questo genere. Il mondo si sta spostando in tutt’altra direzione e noi non riusciamo neanche a dare per scontata una postura democratica che dovrebbe essere connaturata con il partito".

C’è una svolta laicista nel Pd?

"Non so se è una svolta laicista o semplicemente di cultura democratica. Di sicuro, c’è un’incapacità di affrontare questo problema".

Pensa che questo disagio potrebbe o dovrebbe spingere i cattolici ad abbandonare il Pd?

"Io non sono in prima linea, per quanto mi riguarda posso solo citare quello che ha detto in un’intervista Guido Bodrato: ’Se mi guardo intorno, io non posso votare per questa destra né per chi la favorisce’".