Giovedì 20 Giugno 2024
COSIMO ROSSI
Politica

La kermesse di Madrid. Meloni chiama le destre: "Cambiamo questa Ue". E Marine Le Pen apre

La premier interviene (in video) al maxiraduno di Vox, attacco alla sinistra. La leader sovranista francese: "Con Giorgia ci sono punti in comune".

Madrid, 20 maggio 2024 – "Nessun cambiamento in Europa è possibile senza i conservatori europei". Non potrebbe essere più ambivalente l’affermazione di Giorgia Meloni in videocollegamento col maxiraduno di Vox a Madrid. Se da un lato la premier esibisce il proprio spagnolo per scavare nelle radici dell’identità clerico-conservatrice della destra europea, dall’altro non abdica alla possibilità di entrare nel grande gioco della prossimo maggioranza europea, con popolari e socialisti, a sostegno del bis di Ursula von der Leyen o chi per lei: che sia Roberta Metsola o Antonio Tajani. Prospettiva non esattamente il linea con le professioni di unità fatte davanti al presidente argentino Javier Milei e il leader di Vox Santiago Abascal.

Meloni in videocollegamento al raduno di Vox (Ansa)
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Piero Ignazi: "Meloni è tornata leader di lotta e di governo"

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Al netto del compiacimento di trovarsi "ancora insieme" e dell’esortazione a "lottare fino all’ultimo giorno", non è un caso che la presidente del Consiglio non intenda sbilanciarsi sulla possibile unità con le destre di Identità e Democrazia, intenzionata com’è a giocare fino in fondo la partita europea. Meloni in collegamento da Roma, Marine Le Pen in platea a Madrid, le due leader della destra europea glissano oculatamente rispetto a ogni ipotesi di unificazione che porterebbe le destre variamente sovraniste a essere la seconda forza europea. Ipotesi del tutto irrealistica. Troppe differenze all’interno stesso dei due gruppi. Se da un lato i conservatori polacchi del Pis fanno venire il mal di testa a Meloni con la loro prossimità alle identità e il veto all’ingresso dell’ungherese Viktor Orban – anti-europeo che invita in video a "occupare Buxelles", ma apertissimo ai finanziamenti dell’Unione –, dall’altro il Rassemblement National francese è sempre più in attrito coi tedeschi di AfD. Questioni di geometrie geopolitiche.

Dopo Meloni, anche Le Pen deve cominciare a considerare i rapporti con l’Europa. Le due leader, tuttavia, al momento si fanno troppa concorrenza sulla scena per una convergenza. Quella italiana è sicuramente possibilista sull’ingresso nella prossima maggioranza europea. Quella francese resta refrattaria sulla scia di Matteo Salvini, puntando a massimizzare il nazionalismo francese. "Tutti evocano le alleanze, ma penso che prima delle elezioni siano solo parole nell’aria – dice Le Pen a margine della kermesse –. Aspettiamo i risultati delle elezioni. Sicuramente ci sono molte persone dentro l’Ecr che non sono per niente pronte secondo me a sostenere von der Leyen che considerano la grande responsabile della situazione attuale dei nostri Paesi". Al tempo stesso, però, la leader del Rn deve in tutti modi accelerare l’accreditamento in vista delle presidenziali 2027. E, se ancora oggi contesta il governo dell’Unione, entro breve dovrà risolvere il nodo per non rischiare l’ennesima sconfitta sul filo di lana. Infatti, non a caso, comunque dice che "con Meloni ci sono punti in comune".

Tutto il resto è campagna elettorale. "È tempo di mobilitazione", manda a dire Meloni. Che si lancia di un’appassionata difesa delle "radici culturali" europee edificate sui mattoni dei monasteri. Schierandosi perciò contro ogni messa in discussione del pilastro familiare e teoria gender. Anche se il nucleo più concreto dell’intervento della premier riguarda la critica al gigantismo burocratico dell’Unione, di cui incolpa la sinistra, la mancanza di un disegno geopolitico e di sostegno alla competitività delle imprese. "Tutti noi vogliamo una maggiore sovranità europea, un’autonomia strategica che ci renda meno dipendenti – dice la premier –. Ma non potremo mai avere alcuna autonomia e alcuna sovranità se continueremo a massacrare le nostre imprese con regole che vengono imposte solo a loro".