Lunedì 17 Giugno 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Politica

Piero Ignazi: "Meloni è tornata leader di lotta e di governo"

Il politologo: l’alleanza a destra è ancora complicata. "La premier cerca di mobilitare il suo elettorato"

Roma, 20 maggio 2024 – Piero Ignazi, professore Alma Mater a Bologna, all’assemblea di Vox, Meloni non ha escluso una unità dei conservatori in Europa. Lei la vede una possibilità di un’alleanza tra le due famiglie delle destre europee, Conservatori Europei e Identità e Democrazia?

"Premesso che siamo in campagna elettorale, e Meloni si è richiamata alla identità del suo elettorato, un’alleanza tra le destre europee tutto sommato la ritengo piuttosto complicata, non solo per le differenze politiche ma anche perché per Meloni sarebbe la fine di ogni possibilità di entrare nel gioco che conta e questo per lei sarebbe una marginalizzazione forte. Se vuole ancora avere uno spazio di manovra, un’agibilità nel governo dell’Europa, fare una scelta che la riportasse alla destra-destra sarebbe a mio avviso un grosso errore. Si metterebbe in una situazione di isolamento. E lei naturalmente lo sa".

Marine Le Pen, figura chiave di identità e democrazia, è sembrata “aprire“, ha detto che "ci sono punti in comune con Meloni".

"Quello che sta facendo Le Pen è un gioco comprensibile. Non vuole rimanere isolata e quindi stringe a sé Vox e Meloni. Questo, visto dal centro dello schieramento europeo, è però una sorta di “bacio della morte“ che rende meno potabile un’apertura a Giorgia Meloni che pure era stata accarezzata dalle componenti più moderate del Ppe, penso a Weber".

Piero Ignazi
Piero Ignazi

Qual è oggi la strategia della premier italiana?

"Lei aveva una strategia molto chiara che era di rendersi disponibile e protagonista di uno spostamento a destra dell’asse di governo europeo, ma questa ipotesi è andata declinando soprattutto per via delle posizioni maggioritarie all’interno della Cdu tedesca, che di Meloni non ne vogliono sapere, a maggior ragione dopo certe scelte, penso al Patto di stabilità. Adesso che questa strategia è finita su un binario morto, Meloni cerca almeno di mobilitare il suo elettorato. E così si spiegano le posizioni espresse all’assemblea di Vox".

È solo campagna elettorale?

"Forse. Oppure, è la vera Meloni. Che in Europa ha cercato un altro approccio per portare la maggioranza che governa l’Europa più verso destra e, naufragata questa strategia, è tornata sui suoi passi".

Vede ricadute nel sistema politico italiano, in particolare nei rapporti con la Lega?

"Direi di no, le dinamiche restano le stesse".

Crede che a campagna elettorale finita e urne chiuse, una Meloni che non facesse intese con Identità e Democrazia potrebbe tornare a ragionare con i Popolari?

"Non mi pare probabile. I toni di oggi sono legati anche alla difficoltà che lei stessa intravede di potere avere un ruolo all’interno del sistema europeo. È una Meloni molto arrembante, di lotta e di governo. Che è poi nelle sue corde, è quel che le riesce meglio. Però, facendo così, a livello europeo si brucia delle carte. Anzi, direi che se le è già bruciate. Con quel che ha detto a Vox, siamo a uno spartiacque. È ritornata alla casella di origine, il che può essere confortante, ma anche sterile".