La Cassazione. Il saluto romano non è reato durante le commemorazioni

Gli ermellini: punire le mani tese solo se c’è la volontà di ricostituire il partito fascista. Esultano i militanti di CasaPound. La Russa: "La sentenza si commenta da sola".

La Cassazione. Il saluto romano non è reato durante le commemorazioni

La Cassazione. Il saluto romano non è reato durante le commemorazioni

Chi si esibisce nel saluto romano fuori da una commemorazione è passibile di contestazione di ‘apologia di fascismo’ ai sensi dell’articolo 5 della legge Scelba. Che punisce "chiunque compie pubblicamente manifestazioni usuali al partito fascista" con "la pena della reclusione sino a tre anni e cinquecentomila lire (oggi da leggere in euro, ndr)". Ma il braccio teso è penalmente rilevante solo se, "avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idoneo a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito". Quindi non se praticato in contesti privati o commemorativi.

Cosi, le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno annullato con rinvio la condanna emessa dalla Corte d’Appello di Milano nei confronti di otto militanti di CasaPound, prodottisi nel saluto romano e nella "cerimonia del presente" il 29 aprile 2016 durante la cerimonia in ricordo di Sergio Ramelli, il 17enne ucciso a Milano nel 1978. Una decisione, quella degli ermellini, che arriva a pochi giorni dalla polemica politica seguita alla commemorazione di Acca Larentia e che ieri ha fatto dire al presidente del Senato, Ignazio La Russa: "È una sentenza che si commenta da sola".

Esultano i militanti di CasaPound, che d’ora in poi potranno sentirsi liberi di tendere le braccia a ogni cerimonia per le vittime nere degli anni di piombo. "La decisione della Cassazione è una vittoria che finalmente mette fine ad accuse che non avevano senso – sostengono – con buona pace di chi, ad ogni presente, invoca condanne e sentenze esemplari", si legge in una nota del movimento. "Il saluto romano – prosegue la nota – sarà reato solamente se c’è un effettivo pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista, cosa assolutamente esclusa nel caso di commemorazioni".

Le sezioni riunite erano state chiamate a sciogliere il seguente quesito: le braccia tese sono reato solo se alimentano "in concreto" il rischio di un ritorno del partito fascista? O basta il pericolo astratto insito nell’inneggiare a un’ideologia violenta? In udienza il pm, avvocato generale Pietro Gaeta, aveva espresso lo stesso ragionamento, pur chiedendo la conferma della sentenza: "Acca Larentia con 5mila persone è una cosa diversa da quattro nostalgici che si vedono davanti ad una lapide di un cimitero; è ovvio che il saluto fascista sia una offesa alla sensibilità individuale", ma diventa reato "quando realizza un pericolo concreto per l’ordine pubblico; non possiamo avere sentenze a macchia di leopardo in cui lo stesso gruppo viene assolto da un tribunale e condannato da un altro", ha sottolineato. Dunque, alla fine, la Cassazione ha stabilito, una volta per tutte, che solo "a determinate condizioni" può configurarsi anche il delitto previsto dalla legge Mancino che "vieta il compimento di manifestazioni esteriori proprie o usuali di organizzazioni, associa"