Imbarazzo in maggioranza: "Armi a Kiev? Ora basta". Ma poi la Lega ci ripensa

Il Movimento 5 Stelle era pronto a votare l’ordine del giorno di Romeo. Prima del dietrofront anche Gasparri, capogruppo di FI, si era detto favorevole.

Imbarazzo in maggioranza: "Armi a Kiev? Ora basta". Ma poi la Lega ci ripensa
Imbarazzo in maggioranza: "Armi a Kiev? Ora basta". Ma poi la Lega ci ripensa

Doveva essere il modo in cui la Lega marcava la distanza dalla premier Meloni e dalla sua linea pro armi verso l’Ucraina, ma alla fine – come da più parti ipotizzato – un ordine del giorno che metteva grande imbarazzo nel governo e nella maggioranza, al punto da ricevere il ‘plauso’ del M5s, pronto a votarlo, è finito in una bolla di sapone. Si diceva, nel testo, che il governo avrebbe dovuto "impegnarsi, nelle competenti sedi europee, in una concreta e tempestiva iniziativa volta a sviluppare un percorso diplomatico, al fine di perseguire una rapida soluzione del conflitto" in Ucraina.

Una linea pacifista che partiva dal presupposto che nessuna delle due parti belligeranti alla fine avrà la meglio e che dunque tanto valeva intestarsi una linea più costruttiva rispetto all’invio a oltranza di armi. Però qualcosa deve aver poi fatto cambiare idea al primo firmatario, il capogruppo della Lega a palazzo Madama, Massimiliano Romeo, che proprio quando si stava per votare il decreto sulla proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore dell’Ucraina, prima lo ha limato, poi lo ha riformulato. L’esecutivo "ha detto che l’intenzione è questa", aveva confermato Romeo dopo un voto al nuovo testo che è passato con 110 voti favorevoli e 3 contrari, ma sono saltate gran parte delle premesse, in particolare quelle che si riferiscono alle comunicazioni del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulla controffensiva dell’Ucraina. E via anche la parte sull’opinione pubblica italiana che "non supporta più gli aiuti militari". Aggiunto all’impegno finale l’invito, in un percorso diplomatico, a "perseguire una soluzione del conflitto per giungere a una pace nel ripristino del diritto internazionale".

Tanto rumore per nulla? Assolutamente no. L’odg ha messo in evidenza serie distanze nella maggioranza sulla linea delle armi all’Ucraina, spaccatura nella quale si era incuneato il M5s con il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, che si era detto pronto a chiedere "di poter sottoscrivere l’odg", affermando che il Movimento era anche pronto a "votare a favore". E il presidente dei senatori M5s è intervenuto chiedendo "coerenza" alla Lega: "Abbia coraggio: faccia un passo in più chiedendo lo stop all’invio di armi". Intanto, però, la maggioranza era entrata in fibrillazione. Il capogruppo di FdI, Tommaso Foti, ha definito quella di Romeo una "posizione personale" anche se nel frattempo, dal fronte della maggioranza, era pure arrivata l’apertura del capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri: "L’odg della Lega mi sembra ragionevole", aveva affermato, creando ulteriore allarme. Poi il dietrofront.