Mercoledì 24 Luglio 2024
GIORGIO CACCAMO, INVIATO
Politica

G7, il summit dei temi etici: aborto fuori dalla nota finale, ma passa il testo per i diritti dopo lo scontro sulle donne

Accordo tra i leader sulla dichiarazione, il richiamo all’interruzione di gravidanza rimane implicito. Ancora freddi i rapporti tra Roma e l’Eliseo. La Lega: "Macron si sta facendo dei dispetti da solo"

Bari, 15 giugno 2024 – Niente da fare. Il dietrofront era praticamente impossibile e infatti non c’è stato: la parola “aborto“ non figura nelle dichiarazioni conclusive del G7 a guida italiana. Tanto ormai la crisi diplomatica e politica con la Francia di Macron era scoppiata. Ma, se non bastasse il caso aborto, fino a poche ore dalla pubblicazione del documento conclusivo sembrava che lo scontro sui diritti civili dovesse percorrere anche altri binari.

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Summit G7, Giorgia Meloni e Emmanuel Macron (Ansa)
Summit G7, Giorgia Meloni e Emmanuel Macron (Ansa)

È stato un giallo lungo tutta la giornata di ieri, infatti, la presenza o meno di un riferimento ai diritti Lgbtq+. A lanciare la bomba era stata l’agenzia statunitense Bloomberg, forte di un’ipotetica bozza della dichiarazione finale nella quale, appunto, non si parlava di comunità Lgbt. Ma in un summit del G7 le bozze si rincorrono e si sostituiscono di ora in ora, di indiscrezione in indiscrezione. Così è stata direttamente la presidenza italiana a replicare, piccata, che "la notizia è priva di ogni fondamento". D’altra parte non era il caso di creare una nuova querelle “etica“.

Risultato? Una lunga, lunghissima dichiarazione firmata dai sette Grandi, a scanso di equivoci: "Riaffermiamo il nostro impegno per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze in tutta la loro diversità, attraverso una partecipazione piena, equa e significativa in tutte le sfere della società. Esprimiamo la nostra forte preoccupazione per la riduzione dei diritti delle donne, delle ragazze e delle persone Lgbtqia+ in tutto il mondo, in particolare in tempi di crisi, e condanniamo fermamente tutte le violazioni e gli abusi dei loro diritti umani e delle libertà fondamentali".

Insomma, impegnandosi a proteggere i diritti di tutti, i G7 hanno infilato anche un esplicito riferimento alle donne, pur non parlando, appunto, dell’aborto. Non c’era bisogno di parlare dell’interruzione di gravidanza, era ed è la tesi della presidenza italiana, perché bastava – come poi recita la stessa dichiarazione conclusiva – ribadire "i nostri impegni espressi nel comunicato finale del G7 di Hiroshima per un accesso universale, adeguato e sostenibile ai servizi sanitari per le donne, compresi i diritti alla salute sessuale e riproduttiva per tutti".

Certo è che sull’assenza di una singola parola è scoppiato l’unico vero caso politico di questo vertice tendenzialmente dedicato alle crisi internazionali, belliche e non solo. L’accusa dell’Italia alla Francia è stata di voler fare campagna elettorale su questo tema, visto l’appuntamento che il 4 luglio vedrà Macron giocarsi tutto contro Marine Le Pen. La polemica ha lasciato strascichi visibili, anche negli sguardi freddi tra Meloni e Macron tanto alla cena di gioved sera al Castello Svevo di Brindisi quanto ieri all’arrivo di papa Francesco.

Ecco, Papa Francesco. Dentro la maggioranza italiana di centrodestra, più di uno, a partire dal ministro Francesco Lollobrigida, aveva espresso perplessità che si parlasse di temi così controversi e sensibili proprio nel vertice che ha visto la partecipazione del pontefice. "Al G7 c’è un Macron con la voglia di fare dispetti a Meloni o ai francesi. Secondo me si sta facendo dei dispetti da solo", ironizza il vicepremier Matteo Salvini che guarda già agli equilibri che il voto transalpino potrà ridisegnare: "Un asse tra popolari, socialisti e liberali sarebbe come far finta che non è successo niente alle Europee, pensando solo alla poltrona e andando contro il voto espresso in Italia, Francia e Germania: Macron dopo il voto potrebbe rappresentare appena il 15% dei suoi cittadini". Ed è già (di nuovo) campagna elettorale.