Domenica 14 Luglio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Europee 2024, il politologo Orsina: "L’Europa va a destra. Sarà una svolta, non una rivoluzione"

Il docente della Luiss: la maggioranza Ursula dovrebbe resistere. "Se Meloni stravincesse sugli alleati, possibili conseguenze sul governo Alternativa democrazia/autoritarismo? Drammatizzare non conviene"

Roma, 2 gennaio 2024 – Professor Giovanni Orsina, ordinario di storia contemporanea e direttore della School of Government alla Luiss di Roma, il 2024 è stato definito dall’ Economist "il maggior anno elettorale della storia”, con 4 miliardi di cittadini di 76 Paesi al voto, comprese le Europee di giugno e le presidenziali Usa di novembre. Molti commentatori insistono sul valore di consultazioni in cui sarebbe in gioco l’alternativa tra democrazia e autoritarismo... "Mi pare una forzatura. È chiaro che da un’analisi a tutto campo emergono difficoltà delle democrazie e sfide autoritarie. Ma mi sembra che le cose siano più complesse e la drammatizzazione non convenga in primo luogo alla democrazia stessa, perché nella polarizzazione è la prima a rimetterci. Prendiamo Trump e i repubblicani, che rappresentano metà dell’elettorato Usa: se si reputa che la metà dell’opinione pubblica americana sia antidemocratica, allora la democrazia è già finita. Cerchiamo d’essere un po’ più cauti, proprio per il suo bene".

Il professor Giovanni Orsina
Il professor Giovanni Orsina

Anche in Europa l’allarmismo è nefasto?

"Le Europee sono un pezzo importante del puzzle. Ma, a differenza delle presidenziali Usa, non danno un vincitore che guiderà l’Unione. La governance europea è molto complessa: il Consiglio è composto dai governi nazionali, che hanno molta voce anche sulla composizione della Commissione. Le elezioni sono proporzionali e frammentate per Paese. L’impatto sarà rilevante, ma fino a un certo punto. Anche qui, non drammatizzerei. Mi pare che non andremo incontro a una rivoluzione, ma certamente a uno slittamento della sfera pubblica verso destra. Questo condizionerà senz’altro lo sviluppo del quadro nei prossimi anni, ma tendenzialmente la cosiddetta ‘maggioranza Ursula’ (liberali, socialdemocratici e popolari) dovrebbe rimanere".

Col gruppo delle Identità che si profila però come terza forza e vera notizia…

"Stando ai sondaggi è così. Aldilà del risultato generale, poi, Alternative für Deutschland oggi è data al 22% in Germania e Marine Le Pen al 28 in Francia, con 10 punti su Macron. Il vento soffia in quella direzione. La maggioranza Ursula dovrebbe reggere, pur perdendo una quarantina di voti. Ma quando tra liberali, verdi e socialisti vengono meno 60 seggi, il segnale è serio. La strategia della demonizzazione non sta funzionando. Se poi alle presidenziali del 2027 vincesse Le Pen, il gioco cambierebbe per sempre. Certo, in tre anni può accadere di tutto, ma in Francia si stanno preparando all’eventualità. È un processo in corso da anni. Nessuno può dire di non averli visti arrivare".

Perché allora si continuano a demonizzare forze che domandano anche una democrazia più accessibile, specie rispetto all’Europa?

"Stiamo vivendo da 15 anni una crisi dei processi d’integrazione globale. La perdita d’importanza dei contesti storici e geografici sta mettendo sotto pressione pezzi importanti delle opinioni pubbliche, che vedono in pericolo i loro modelli di vita e non si sentono in grado di gestire un mondo sempre più integrato. Ne traggono vantaggio i partiti che vogliono ricontestualizzare. Quindi i nazionalisti. Ma anche forze non di destra, come i 5stelle, che nascono come movimento comunitario, di gestione dei problemi concreti".

Se il partito di Giorgia Meloni facesse cappotto a scapito degli alleati potrebbero esserci conseguenze?

"Può diventare un elemento di destabilizzazione del governo. Ma se gli alleati dovessero andar male avrebbero anche poca forza, ossia spazi ridotti di movimento. Potrebbero chiedere di più, ma non tirare troppo la corda. Politicamente, poi, FdI non sta occupando gli spazi di Lega e soprattutto FI: non sta diventando il partito conservatore di massa che alcuni presagivano. Meloni si sta tenendo nella comfort zone di destra: pragmaticamente al centro, ma non simbolicamente".

Nell’opposizione, invece, la sfida tra Schlein e Conte si riduce alla leadership?

"La partita è quella. Se vogliono avere un futuro, devono mettersi insieme. Per lei, che guida un partito con vocazione di governo, tornare competitiva è vitale. Mentre ai 5stelle del governo interessa fino a un certo punto. Guardando alle Politiche, la contesa riguarda chi potrà candidarsi a guidare la coalizione".

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